Trova un Bot del 19XX – Ma basta!

maicolengel butac 9 Gen 2018
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Davvero non mi è chiaro l’intento dei tanti articoli fasulli sulla storia dei Bot ritrovati dopo decenni e cambiati magicamente in euro per merito di fantomatici operatori. Suvvia ragazzi, lo capite che vi stanno perculando? Parlo con le redazioni che insistono nel pubblicare queste storielle senza fare alcuna verifica delle fonti, ma anche con voi che le leggete, e che spesso non vi domandate se siano vere o meno, l’ha scritto il giornale, qualcuno avrà verificato. Suvvia.

E invece nessuno verifica, nessuno si prende nemmeno la briga di capire di cosa si stia parlando.
Un esempio del 5 gennaio:

Trova un Bot del 1954 in un mobile, ora vale 500 mila euro La storia del vibonese Gaetano Russo scopertosi ricco a Natale

Per un giovane vibonese emigrato nel Nord Italia Babbo Natale quest’anno ha voluto proprio esagerare. Quando Gaetano Russo ha infatti portato a valutare quel Bot, acronimo di Buono ordinario del Tesoro, risalente a ben 63 anni fa, quasi non ci ha creduto: le 500mila lire emesse dal ministero del tesoro adesso, al cambio attuale, valgono la bellezza di 500mila euro. Per la precisione 498.450. Ed ha quasi dell’incredibile se si pensa che quel titoli di credito emesso dal Tesoro al fine di finanziare il debito pubblico nel breve termine, lo ha rinvenuto per caso, all’interno di un vecchio comò del 1953 acquistato appena pochi mesi addietro. «Se non mi fossi trasferito a Brescia, quattro anni fa, tutto questo non sarebbe avvenuto», afferma al telefono.

Ma esattamente che cosa è un Bot? Spiega AltroConsumo:

I BoT (Buoni ordinari del Tesoro) sono titoli con scadenza compresa entro i 365 giorni circa (in genere 3, 6 o 12 mesi) e perciò definiti “a breve termine”. Gli interessi sono dati dalla differenza tra il valore di rimborso e il prezzo pagato: non vi sono cedole. La ritenuta fiscale (12,5%) è applicata al momento dell’acquisto e aggiunta al prezzo d’emissione. Per calcolarne il rendimento si utilizza di solito la capitalizzazione semplice.

Un Bot, che sia del 1953 o del 2016 come valore ha quello che aveva alla sua scadenza. Quindi 500mila lire nel caso potrebbero essere convertite in 258,29 euro. Se voi aveste trovato una banconota da 500mila lire non potreste dire che oggi vale quella cifra al netto dell’inflazione. Quella banconota (oggi fuori corso) finché è stata legale valeva 500mila lire, oggi vale il suo eventuale valore numismatico (se ne ha) altrimenti è solo un bel ricordo. Per il Bot la storia è la stessa, se è scaduto vale la carta su cui è stampato, a meno che non sia pezzo particolare che possa avere a sua volta valore sul mercato dei collezionisti.

Un Buono del Tesoro (in questo caso novennale) del 1940 da 500 lire, ad esempio, vale circa 25 euro su eBay, 50 volte il suo valore nominale. Ma non diventa di colpo un pezzo di carta che la Banca d’Italia cambierà con euro. È scaduto, le regole sono abbastanza chiare. Lo stesso vale per i Buoni fruttiferi postali, sono scaduti, oggi è impossibile incassarli. Chi li ha dimenticati per troppi anni in un comò può provare a venderli su eBay, sia mai che trovi qualche appassionato.

Il succo comunque è chiaro, esattamente come le finte associazioni animaliste, anche qui siamo di fronte a soggetti che riescono a farsi pubblicare su testate di vario genere, senza che nessuno faccia sufficiente verifica dei fatti. Si tratta di pubblicità nascosta? Protesta verso gli editori? Trollata? Non ne ho la più pallida idea. Non m’interessa. Curioso è che ogni volta l’iter sia sempre lo stesso, io sbufalo, dopo poco ricevo mail di diffida, lo fecero quando parlammo di Agitalia, e lo stanno facendo ora questi nuovi.

Sarebbe bello vedere, una volta per tutte, svanire queste associazioni dalle pagine di testate di vario genere. E invece…


Ormai non mi stupisco più di nulla.
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