La militarizzazione delle scuole
Un titolo che sta facendo il giro del web, un articolo che omette molte informazioni essenziali

L’Indipendente di Matteo Gracis titola:
L’esercito entra nelle scuole di Emilia-Romagna e Toscana per spingere i ragazzi ad arruolarsi
I post che abbiamo visto condivisi riportano solo lo screenshot del titolo e questo testo:
Conferenze, incontri formativi, orientamento e visite guidate: anche quest’anno, con l’appoggio degli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali, l’Esercito prepara il proprio programma per formare i ragazzi all’interno delle scuole. La denuncia arriva dall’Osservatorio contro la Militarizzazione nelle Scuole: dopo la Toscana, anche l’Emilia-Romagna apre le porte ai militari per l’anno scolastico 2026-27.
Chi legge lo screenshot e il post si potrebbe convincere che siamo di fronte a qualcosa di nuovo, almeno per l’Emilia-Romagna. Qualcosa da contrastare prima che diventi prassi. Quell'”anche quest’anno” riguarda l’Esercito in generale; la frase che conta è l’altra: “dopo la Toscana, anche l’Emilia-Romagna apre le porte”. E il problema è che, per l’Emilia-Romagna, non c’è nessuna porta che si apre quest’anno. L’archivio dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia-Romagna contiene la stessa identica proposta del Comando Militare Esercito almeno dal 2021: 2021/22, 2022/23, 2023/24, 2025/26 e ora 2026/27. Nella stessa sezione compare anche il bando per l’Accademia Militare girato alle scuole a dicembre 2025. È una prassi consolidata, non una novità.
Non solo. I dettagli che nell’articolo fanno più impressione (i “genitori in divisa” che promuovono la Forza Armata alle elementari, i gadget, le visite guidate a Comandi e Reparti) riguardano il programma toscano. L’avviso dell’Emilia-Romagna parla di incontri informativi. Ma titolo e attacco mettono le due regioni nello stesso calderone, con l’Emilia-Romagna in testa.
Un’altra informazione che viene omessa nell’articolo è di spiegare che l’adesione è su base volontaria, ovvero sono le scuole stesse a chiedere l’incontro, scrivendo a un referente del Comando, e non l’Esercito a imporsi a scuola.
Da tempo cerchiamo di spiegarvi che chi informa omettendo dettagli non si è semplicemente dimenticato qualcosa, ma sta disinformando. Nel caso specifico a nostro avviso si configura, ancora una volta, malinformazione. Perché le omissioni sono strutturali al pezzo, averle incluse l’avrebbe reso decisamente meno d’impatto.
redazione at butac punto it
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Immagine di testa di Filip Andrejevic su Unsplash