Mi avete segnalato un articolo del 2018, apparso su Informare X Resistere, dal titolo:

Morte cerebrale? Una bugia, serve per togliere organi a persone vive

Tutto l’articolo è in realtà una lunga intervista a Paul Bryne, presentato come neonatologo di fama internazionale. Ma in realtà del dottor Paul Bryne, tranne che su siti contro la donazione d’organi e contro l’aborto, o secondo la loro definizione “Pro Vita”, non si trovano molte tracce. Il dottor Bryne è il fondatore di un sito americano che si chiama Life Guardian Foundation (vendono libri e dvd autoprodotti, raccolgono donazioni), dedicato proprio a combattere la donazione d’organi. Non ha ricevuto nessun reale riconoscimento dalla comunità medica internazionale, non ha alcuna fama se non all’interno degli stessi circoli che frequenta lui stesso.

Ma procediamo oltre, qui su BUTAC abbiamo già trattato articoli di disinformazione che riguardano la donazione d’organi, purtroppo ultimamente ci tocca rifarli girare fin troppo spesso, segno che il dibattito sul tema è molto sentito. Brutto discuterne sfruttando informazioni non aggiornate o che omettono parti importanti per comprendere il tutto.

Ho avviato una terapia intensiva per bambini malati nel 1963 presso il Cardinal Glendon Hospital for Childrend di St. Louis, ero profondamente animato dall’intenzione di sostenere la vita in ogni modo possibile.

Così è come viene presentata in italiano l’intervista pubblicata da IxR. Giusto per capire la poca attenzione che è stata messa da chi ha probabilmente tradotto da altra lingua. Non esiste il Cardinal Glendon Hospital for Childrend di St.Louis, esiste il Cardinal Glennon Hospital for Children, segno che nemmeno la verifica sul nome han fatto. L’ospedale però esiste, ed è apparso anche come “co-protagonista” in un film, Breakthrough, che racconta l’incredibile salvataggio di un 14enne dopo che era rimasto sott’acqua per 15 minuti in un lago ghiacciato. Storia apparsa su una consorziata NBC. L’ospedale è una clinica pediatrica fondata e sostenuta da una congregazione religiosa cattolica, come tanti altri in alcuni stati americani. Ovviamente non si praticano interruzioni di gravidanza, la vita in qualsiasi sua forma è preservata il più possibile. Facile che un medico, se molto cattolico, scelga di lavorare in una di queste strutture.

L’intervista era stata fatta in merito al caso di Alfie Evans, vi rimando a Wikipedia per chi non si ricordasse la vicenda. In quel caso non si parlava di donazione d’organi ma solo di togliere il supporto vitale a un bambino di sei mesi. Battaglia molto vissuta in tutto il mondo: da una parte la comunità medica che aveva avuto accesso ai referti spiegava come per quel bambino non ci fosse nulla da fare, tenerlo in questo stato di non-vita era solo un prolungare la sofferenza sua e dei genitori, dall’altra la comunità religiosa che invece insisteva per mantenere il piccolo attaccato alle macchine.

Bryne ovviamente è tra i sostenitori del supporto vitale a oltranza, come dimostra il primo aneddoto che viene raccontato:

Nel 1975 nel mio reparto fu ricoverato un bimbo nato prematuro, Joseph. Venne ventilato e poi dichiarato cerebralmente morto perché il suo elettroencefalogramma non dava segni di attività. Ma Joseph era vivo, quindi continuai a curarlo: oggi è padre di tre figli. Da quel momento ho cominciato a interrogarmi sulla definizione di morte cerebrale, scoprendo che era una bugia.

Partiamo già male, la dichiarazione del dott. Bryne viene tradotta, ma cerebralmente morto è una definizione in realtà non sufficiente. In inglese su Wiki spiegano meglio il perché:

Various parts of the brain may keep functioning when others do not anymore, and the term “brain death” has been used to refer to various combinations. For example, although one major medical dictionary considers “brain death” to be synonymous with “cerebral death” (death of the cerebrum), the US National Library of Medicine Medical Subject Headings (MeSH) system defines brain death as including the brainstem. The distinctions are medically significant because, for example, in someone with a dead cerebrum but a living brainstem, the heartbeat and ventilation can continue unaided, whereas in whole-brain death (which includes brainstem death), only life support equipment would keep those functions going. Patients classified as brain-dead can have their organs surgically removed for organ donation.

Vi riassumo quanto sopra: il termine brain-death (morte cerebrale) è usato in svariate combinazioni, ma solo quando si è di fronte a una totale morte cerebrale si parla di possibile donazione d’organi. Bryne potrebbe riferirsi tranquillamente a uno degli altri possibili casi di morte cerebrale, che però non implicano affatto che il paziente sia morto, ma solo che in un’area del cervello non c’è alcuna attività.

In Italia ad esempio, per poter diagnosticare la morte cerebrale per la donazione d’organi bisogna superare svariati esami fatti da un team di tre distinti medici. La lista, in base al Decreto del Ministero della Salute dell’11 aprile 2008, riporta che per accertare la morte cerebrale debbano sussistere:

la contemporanea presenza delle seguenti condizioni:

a) assenza dello stato di vigilanza e di coscienza;

b) assenza dei riflessi del tronco encefalico:

riflesso fotomotore,

riflesso corneale,

reazioni a stimoli dolorifici portati nel territorio d’innervazione del trigemino,

risposta motoria nel territorio del facciale allo stimolo doloroso ovunque applicato,

riflesso oculo vestibolare,

riflesso faringeo,

riflesso carenale;

c) assenza di respiro spontaneo con valori documentati di CO2 arteriosa non inferiore a 60 mmHg e pH ematico non superiore a 7,40, in assenza di ventilazione artificiale;

d) assenza di attività elettrica cerebrale, documentata da EEG eseguito secondo le modalità tecniche riportate nell’allegato 1 al presente decreto, di cui costituisce parte integrante;

e) assenza di flusso ematico encefalico preventivamente documentata nelle situazioni particolari previste dall’art. 2, comma 2.

2. L’attività di origine spinale, spontanea o provocata, non ha alcuna rilevanza ai fini dell’accertamento della morte, essendo compatibile con la condizione di cessazione irreversibile di tutte le funzioni encefaliche.

Il bambino che Bryne cita, dicendo che oggi sta bene ed è padre di tre figli, non può essere stato sottoposto a quegli esami con responso di morte cerebrale – del tipo che autorizza a un espianto di organi -, e oggi esser vivo e padre di tre figli. Sarebbe un caso riportato su tutti i testi di medicina. E invece è l’unico dei casi che Bryne cita di cui non faccia nome e cognome. Curioso.

Taquisha Mckitty

E passiamo al primo nome e cognome di quelli citati da Bryne, Taquisha Mckitty, trovata dal padre esanime a terra dopo aver ingerito un cocktail di droghe, il 14 settembre 2017. Taquisha viene soccorsa e fatta respirare attraverso un supporto esterno. Ma nei sei giorni che seguono, i medici comprendono che era rimasta troppo tempo senza ossigeno al cervello e il 20 settembre spiegano ai genitori che non c’è nulla da fare, il cervello di Taquisha ha sofferto troppo, è clinicamente morto, lei è incapace di sostenersi alla vita da sola. Vanno staccate le macchine che la tengono in vita. L’overdose le è stata fatale, hanno tentato per sei giorni di fare qualcosa, ma nulla è stato possibile. I genitori, molto religiosi, si rifiutano, e entrano in una causa legale che è durata oltre un anno. Da quel 20 settembre la ragazza è stata tenuta in vita artificialmente senza che nulla sia mai cambiato nel suo stato di cerebralmente morta. Fino a che, a dicembre del 2018, il suo cuore ha smesso totalmente di battere, pur con il continuo supporto respiratorio. Il parroco della congregazione che seguiva la famiglia della ragazza pare avesse anche proposto di fare un’autopsia al cervello della ragazza per verificare che fosse vero che era così danneggiato come sostenuto dai medici. Ma della vicenda non si è più saputo nulla, segno che si è desistito o le cose erano esattamente come detto dai medici in prima istanza. Nessun risveglio incredibile, nessuna guarigione inspiegabile.

Jahi McMath

Subito dopo viene citata Jahi McMath, il suo caso ha fatto dibattere moltissimo all’epoca. Siamo nel 2013, la ragazza viene portata in ospedale per una serie di operazioni che vengono spiegate dall’ospedale come complesse, ma successivamente la famiglia sostiene sui media che si trattasse di una semplice tonsillectomia. È importante questo passaggio, perché è la dimostrazione pratica che chi si sente vittima perde la razionalità e la capacità di riportare i fatti. Bryne in poche riga racconta:

Andai in California a visitare Jahi McMath dichiarata cerebralmente morta nel 2013. Jahi fu poi trasferita in New Jersey, grazie alla battaglia legale della famiglia, dove ha ricevuto la tracheostomia e la peg. Jahi oggi vive.

Quello che IxR non racconta è che, dopo 4 anni attaccata alle macchine senza mai un miglioramento o un risveglio di alcun genere, Jahi è morta il 22 giugno 2018. Un corpo incapace di provvedere a sé stesso, mantenuto artificialmente “attivo” per quattro anni, si è spento. Non raccontare queste cose, usare frasi come Jahi oggi vive, senza spiegare che era attaccata a una macchina che le permetteva di respirare senza che in tutto il suo corpo vi fosse altra traccia di attività cerebrale, conscia o inconscia, è a mio avviso disinformare.

Andiamo avanti con quanto riportato su IxR:

La cronaca riporta diversi casi di gente dichiarata morta cerebralmente che poi si è risvegliata. Ogni volta i medici sostengono che ciò sia avvenuto per via di un errore nella diagnostica di accertamento della morte cerebrale che deve confermare l’assenza di respiro, di funzioni cerebrali (compreso il tronco encefalico) e di percezione del dolore. Quando accade dicono che c’è stato un errore nella diagnostica, ma il vero problema è nella loro concezione di vita e di morte.

Ma sono bugie, finora non c’è stato nessun caso, in Italia o in Paesi che abbiano seria documentazione medica, di risveglio pre-espianto, quelli narrati da alcuni giornali si sono rivelati bufale o sensazionalismo. Guarda caso né IxR né Bryne citano nomi e cognomi, ma solo generiche accuse.

L’articolo riportato su IxR si conclude così, senza altri dati riscontrabili. L’unica cosa che scopriamo a fine articolo è che il pezzo in origine era apparso su la Nuova Bussola Quotidiana. Spero che quanto vi ho riportato sopra possa aiutarvi a comprendere chi disinforma per portare acqua al proprio mulino. Un mulino in cui nessuno guadagna davvero qualcosa.

maicolengel at butac punto it

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