Stavolta siamo di fronte ad una sbufalata che a mio avviso non dovrebbe essere necessaria, ma dalle oltre 4000 mila firma raggiunte dalla petizione su Change.org (che ricordo non ha alcun valore, se non quello di sensibilizzare l’opinione pubblica) comprendo che c’è davvero tanta gente che non ha alcuna voglia di fare le ricerche necessarie a trattare una qualsivoglia notizia.

Ma di che petizione sto parlando?

Una parte della collezione del Museo Egizio di Torino è in procinto di venire sottratta alla città per creare una “sezione distaccata” a Catania.
Gli accordi pare prevedano un prestito della durata di trent’anni (in pratica un trasferimento definitivo). Insostenibile il pretesto addotto, vale a dire che a Torino e in tutto il Piemonte non ci sarebbero spazi espositivi sufficienti, conoscendo l’alto numero di immobili attualmente inutilizzati.

Non vengono forniti dati precisi sul numero di reperti che verrebbero trasferiti (ma potrebbero essere, pare, addirittura 17mila).
Non viene inoltre fornita alcuna garanzia sulla sicurezza relativa a una tale delicatissima operazione, fingendo di ignorare la possibilità che accadano danni irreparabili.

La collezione dell’Egizio è patrimonio torinese da oltre 250 anni e il Museo è un’istituzione che ha contribuito a rendere Torino celebre in tutto il mondo, che fa parte integrante dell’identità e della storia cittadina e che, in quanto tale, è un bene indisponibile, indivisibile e inalienabile, che non può venire separato da Torino nemmeno in parte.

I cittadini torinesi non sono informati su un’operazione che si è venuta a configurare fin da subito come una trattativa riservata tra il Ministero per i beni culturali, il Comune di Catania e la “Fondazione Museo delle Antichità Egizie”. Per giunta il Ministero ha destinato 2,6 milioni di euro al Comune di Catania, mentre a Torino resterebbero unicamente il danno culturale per la mutilazione dell’Egizio e quello economico per la perdita di parte della sua collezione, oltre all’inevitabile calo di afflusso di visitatori conseguente.

Questo qui sopra è parte del testo della raccolta firme, ma è qualcosa di campato per aria, che non spiega nulla, cerca d’indignare (ed evidentemente ci riesce, spero solo con coloro che sono veramente pigri) senza scendere nel dettaglio, racconta bufale e manipola i fatti, solo e unicamente per attaccare.

Tutto è disponibile in rete, e per verificare i fatti stavolta ci vogliono davvero cinque minuti.

I fatti

Il 31 gennaio 2017 compare su catania.mobilita.org questo articolo:

Museo Egizio, firmato a Torino l’accordo per la sede di Catania

In pieno accordo con il Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo, il Museo Egizio intende valorizzare una selezione di reperti egiziattualmente custoditi nei depositi di via Accademia delle Scienze – mettendoli in dialogo con alcune collezioni ellenistiche presenti in Sicilia, attraverso un progetto museale che verrà ospitato nel Convento dei Crociferi.

Quindi l’idea è prendere reperti NON IN MOSTRA, portarli a Catania e valorizzarli. Non depredare le sale del museo di Torino. Trovo sia un’ottima iniziativa, moltissimi nostri musei hanno depositi zeppi di roba che non riesce a venire messa in mostra, l’Italia ha tesori nascosti nei depositi, tesori che senza nuovi spazi in cui esibirli rischiano di restare a prendere polvere per decenni. Il campanilismo (oltretutto errato, visto che i reperti di cui stiamo parlando non sono “di Torino” ma dello Stato italiano) che spinge la gente che firma la petizione ad indignarsi è sciocco. Non è Torino a perdere qualcosa, ma, al massimo, Catania a guadagnare qualcosa. Senza che nessuno ci rimetta nulla. Dovremmo esserne felici, gioire di iniziative come questa, ce ne fossero di più. Ci fosse più voglia di vuotare quei depositi e aprire nuove sedi museali.

E invece sfruttiamo l’occasione per fare becera propaganda politica, senza renderci conto di esser ridicoli.

Non credo sia necessario aggiungere altro.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!