La campagna elettorale che per ora sta avendo luogo in Italia si combatte anche sulle vaccinazioni pediatriche, il decreto Lorenzin è la corazzata che alcuni cercano di abbattere a suon di promesse, e alla fine dei giochi qualcuno dice che non hanno del tutto torto. Questo è quanto sembra leggendo anche un articolo apparso da poco su Nature. L’editoriale sulla prestigiosa rivista scientifica critica la decisione francese (in tutto simile a quella italiana) sull’imposizione delle vaccinazioni.

Laws are not the only way to boost immunization

The French government must mitigate the risks in its legal imposition of vaccinations by promoting more coherent and proactive vaccine policies.

Le leggi non sono l’unica maniera per aumentare l’immunizzazione

Il governo francese dovrebbe mitigare i rischi dell’obbligo vaccinale promuovendo delle politiche a favore dei vaccini più coerenti
L’editoriale di Nature mi trova perfettamente d’accordo, ma ci sono alcune cose che forse non sono chiare a tutti.
Premessa: io non sono medico, non sono un comunicatore e neppure uno scienziato, ma solo un blogger con una passione. Quanto segue sono le mie opinioni, non un parere istituzionale, non il parere degli altri che scrivono su BUTAC. In parte riprendo un mio commento su Facebook che avevo lasciato a seguito dell’articolo di Marco Bella pubblicato sul FQ.

Obbligo sbagliato, ha ragione Nature?

Concordo che l’obbligo sia stata una scelta tirata per i capelli e che le cose vadano riviste, ma non il giorno dopo le elezioni, e nemmeno un mese dopo, magari dopo un anno, forse per sicurezza meglio due. Gli antivaccinisti duri e puri sono pochi, è un dato di fatto. Ma la loro campagna antivaccini stava trasformando tanti genitori (che altrimenti si sarebbero fidati del medico) in paranoici. L’obbligo dato dal decreto può permettere di svegliarli dal torpore antiscienza in cui sono caduti.
Nel frattempo andrebbero migliorate le politiche di comunicazione, e le verifiche negli ambulatori su come opera il personale sanitario nei diversi locali. Andrebbero ristudiate (da professionisti dei social e della comunicazione) le campagne di comunicazione. Un lavoro che sarebbe dovuto partire a mio avviso già nel 2014, appena nominati capolista. Invece si è fatto altro. Il decreto Lorenzin è una misura che in Italia era necessaria, al momento attuale; se si fosse partiti con campagne provaccinali quattro anni fa, quando siamo diventati capofila per le nuove politiche vaccinali, forse si sarebbe potuto evitare. Ma arrivando tardi sul problema, senza un piano benfatto, era impossibile tutelare la salute della collettività senza una misura come quella dell’obbligo.

Eliminare l’obbligo?

Ritengo sia legittimo voler eliminare l’obbligo, ma prima di poterlo fare, bisogna essere attivi e operativi al 100%. Non so quanti gruppi di genitori sui social siano frequentati con assiduità dai vari medici e politici, prima di dirsi pronti forse sarebbe il caso ci si dedicassero un po’ di più (e non vale solo per i vaccini). Ho presente quanto ci si sia buttato Roberto Burioni e quanto questo gli abbia aperto gli occhi sulla situazione che si era creata. Però erano già anni che i “debunker” sbufalatori per passione, ma anche medici come Salvo di Grazia (o il pediatra Ciccio Marinelli, dotato di una pazienza degna di un santo) cercavano disperatamente l’attenzione della comunità medica, purtroppo con tante scrollate di spalle in risposta. Nessuno è per la coercizione, quella è stata una scelta necessaria dettata da una pessima gestione del problema.

Politica, si tratta sempre e solo di politica.

Contentini per far felici tutti, per poter dire: ho fatto questo e promesso quest’altro, votatemi. 
Ma forse sono io che sono un malfidato pessimista cronico…
Basare una campagna elettorale sul cercare di convincere i genitori che quei vaccini sono troppi, che verranno ridotti, che verrà ridata a tutti la possibilità di farne quanti ne vogliono è una politica acchiappa voti terrificante. Si gettano le basi per un’ulteriore polemica, che è l’esatto contrario di quanto andrebbe fatto: corretta (e virale) informazione sui vaccini. Il dibattito invece aumenta ansie e preoccupazioni, aiutando solo a fomentare un fuoco che non andava proprio acceso.

L’Italia però non è la Francia

Nature dice cose corrette, ma si rivolge alla Francia, paese che, secondo i dati OMS, non era ancora nelle stesse condizioni dell’Italia dell’anno scorso.
Sicuramente in Francia cominciare fin da subito con campagne di pubblicità progresso ben fatte e virali potrebbe portare un risultato in contemporanea all’introduzione dell’obbligo. Sarebbe stato molto bello vederle anche qui da noi, vederle passare nelle pubblicità sponsorizzate sui social, nei blog, sulle testate nazionali. Campagne mirate a genitori, altre magari mirate a spiegare ai bambini un po’ più grandi l’importanza delle vaccinazioni. Esistono migliaia di modi oggi per raggiungere un pubblico che non aspetta altro che di essere informato come piace a lui, in maniera veloce, semplice e chiara.

Concludendo

Ci sono realtà che ci hanno provato, IoVaccino ad esempio, ma senza fondi non si va da nessuna parte. Le campagne quelle vere, quelle fatte bene, non possono basarsi sull’intraprendenza e la passione dei volontari, ci vogliono soldi e idee, ci vogliono obiettivi da perseguire, ma anche tanta passione.
Giusto per cercare di vedere le note positive, FNOMCeO ad esempio sta da ormai 19 mesi tentando di affrontare il problema in maniera più corretta, investendo tempo e idee in studio della comunicazione, in miglioramento dei servizi resi, in più attenta risposta alle segnalazioni.
Per chi avesse voglia qui trovate i 10 capitoli di Attualmente vaccini, scritti tra il 2014 e 15 dal dott. Pietro Arina dello staff di BUTAC
E qui la categoria Vaccini su BUTAC, con ogni articolo dal 2013 ad oggi. Perché la battaglia contro questa disinformazione va avanti da anni, da ben prima che l’Italia fosse capofila per le nuove politiche vaccinali, noi rettiliani siamo sempre i primi a sapere le cose.
maicolengel at butac punto it
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