Non picchiatemi, non è colpa mia se un certo giornalismo campa anche su notizie come questa. Purtroppo non ne hanno colpa solo i giornalisti, ma anche gli stessi lettori, che sono molto più divertiti e/o interessati da notizie come questa che da roba più seria.

Titola il Messaggero:

Scattano un selfie, nel fumo appare il volto del Santo. Tam tam sui social: «Miracolo»

Ma il miracolo ha un nome diverso, si chiama pareidolia, noto da tempo, già trattato qui su BUTAC in altre occasioni. Potremmo definirlo un bug del nostro cervello, come ci spiega wiki:

La pareidolia (dal greco εἴδωλονèidōlon, “immagine”, col prefisso παρά parà, “vicino”) è l’illusione subcosciente che tende a ricondurre a forme note oggetti o profili (naturali o artificiali) dalla forma casuale.

La cosa che a me fa sorridere di più è che Antonio Abate è un santo vissuto tra il 250 e il 350, di lui si hanno immagini basate su racconti, non fotografie che lo ritraggono in azione. I dipinti lo immaginano all’occidentale, come succede con tante figure di culto a partire da Gesù, biondino con occhi chiari e carnagione bianca. Ma credo sia abbastanza palese per tutti che se arrivi dall’Egitto forse proprio pallidino non sei… e che quindi l’iconografia classica che vede Antonio Abate come un vecchio dalla barba lunga sia perlopiù pura fantasia.

Eppure appare ai fedeli esattamente come se lo aspettano, con la barba lunga… o almeno così dicono. Io onestamente nel fumo come nelle nuvole difficilmente vedo santi e divinità. Molto più spesso mi diverto a cercare forme di animali, quelli sì che so come sono fatti con certezza. E non è che se vedo una nuvola a forma di elefante mi viene da chiamare giornalisti perché ne parlino sui giornali. Onestamente mi sentirei uno scemo…

Ma – ovviamente – se invece che di animali nelle nuvole si parla di santi in una pira di fuoco le cose assumono tutt’altra rilevanza giornalistica… (dite che si capisce che sono ironico?).

maicolengel at butac punto it

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