Nessuna accoglienza a Renatino per colpa dei profughi

maicolengel butac 21 Dic 2015
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RENATINO-DORMITORIO

Oggi sbufaliamo usando solo la logica, non serve altro per trattare l’articolo che VoxNews, Gazzetta della sera e altri al seguito stanno diffondendo a macchia d’olio in rete.

Premetto, io non metto in dubbio l’esistenza del senzatetto “Renatino”, o il racconto che vi apprestate a leggere, ma credo sia necessario andare un filo più a fondo nel ragionamento.

La segreteria provinciale della Lega denuncia la vicenda di “Renatino”, un senzatetto cinquantenne milanese, che ormai da settimane vive, con un altro italiano, su due panchine in piazza Caneva, a Milano. Uscito dall’ospedale, ha cercato rifugio nel dormitorio di via Saponaro 40, zona Gratosoglio, dove già era stato in passato. Ma è stato però rifiutato, più volte, con la motivazione che il dormitorio ormai ospita i profughi. “Ci sono siriani, eritrei, neri – ha spiegato Renatino agli esponenti della Lega che ha raccolto la sua storia – ma gli italiani dove sono? Ce ne sono solo tre di italiani. Uno di ottant’anni, uno di settantacinque ed uno di settantanove. Il quarto sarei stato io ma, purtroppo non avevo, l’età, troppo giovane”. Renatino e Pietro non portano 35 euro a testa, e poi Pisapia se ne sbatte dei milanesi. Così restano sulle panchine, con un telo di plastica a ripararli da freddo e pioggia, vicino alla fermata della linea 14.

Questo fin qui il racconto, corretto? Probabilmente sì.

Ma non è che la cosa sia così anormale. Renatino ha scelto la vita di strada, come tanti altri che non hanno alcuna voglia di venire affidati a strutture che si occupino di loro. Non metto in dubbio che Renatino abbia tentato di andare a dormire in Via Saponaro, ma se la struttura è dedicata ai profughi e agli immigrati non vedo perché dovrebbero accoglierlo, d’altronde si tratta di una struttura pubblica, data in gestione a dei privati che ne hanno curato la ristrutturazione e che quindi hanno il diritto (e il dovere) di gestirla secondo i regolamenti comunali.

Come ci raccontava il Corriere della sera a gennaio 2015:

Alla porta di padre Clemente bussano da anni i padri separati, i senza tetto, interi nuclei familiari (pochi per ora), ridotti in povertà dall’onda lunga della crisi, anziani soli e un numero crescente di stranieri, profughi, molti tra loro sono appena adolescenti. E cinque anni dopo l’inaugurazione, la mensa di via Saponaro 40, che padre Clemente ha voluto aprire per rafforzare il servizio offerto ai poveri nella ex scuola elementare trasformata già da tempo in ricovero (250 posti), è arrivata a sfornare 1.400 pasti al giorno: 700 a mezzogiorno e altrettanti al tramonto.

E ancora su MilanoToday ci veniva spiegato già a dicembre 2012 che:

In teoria può ospitare circa 250 persone in 44 camere da 6 posti letto, con bagni in comune o privati. Variegati gli ospiti: si va dai senza tetto ai padri separati, dai richiedenti asilo politico ai giovani in generica difficoltà.

Quindi la struttura di Via Saponaro ha un tetto di ospiti ben definito, massimo 250 persone, eppure come ci spiegava sempre Milano Today ci sono segnalazioni che abbiano avuto momenti con oltre 400 ospiti, mica pochi. Quindi non è così anormale che qualcuno che si presenta all’ultimo momento non trovi posto. Come succede con tutti i dormitori in giro per la penisola. I posti sono contati, chi vuole servirsene ed è italiano deve prima fare richiesta di un tesserino che viene dato durante il giorno e che da l’accesso alla mensa (dove vengono fatte mangiare oltre 700 persone al giorno, per 1400 pasti tra pranzo e cena) e che permette di dormire nella struttura. Ed è così che funzionano quasi tutti i dormitori che conosco: occorre farsi identificare prima, e occorre accertarsi che ci sia posto per la notte.

Se la struttura è piena ci verrà indicata la struttura più vicina che possa darci accoglienza, ma anche nella successiva vige la stessa regola, senza essersi registrati prima difficilmente ci accoglieranno. Che siamo italiani o stranieri. Poco cambia. Queste strutture a gestione privata devono poter organizzarsi e sapere quante persone dovranno ospitare.

Che ci siano profughi nella struttura è un dato di fatto, quanti al momento non lo so con precisione, sul sito della struttura c’è un annuncio che dice così:

Ad oggi sono presenti nella casa 108 profughi tra cui 12 minorenni. Colpisce la dignità e la compostezza di questi ospiti, in particolare amareggia osservare la situazione che riguarda principalmente i bambini. Per loro abbiamo attrezzato uno spazio esterno nel nostro giardino e per tutte le famiglie abbiamo garantito un’area più riservata all’interno della struttura.Abbiamo necessità di beni di ogni genere, in particolari vestiti estivi, giochi e scarpe, perché molti di loro arrivano con abiti non adeguati e a piedi nudi.

Di quando sia l’annuncio non è chiaro, ma se sono 108 profughi dovrebbe esserci posto per altrettanti non profughi. Quindi se la struttura ha allontanato Renatino vorrà dire che è piena. Quello che mi lascia un filo dubbioso è quell’accenno che VoxNews fa sui 35 euro a profugo. Una struttura autorizzata a ricevere profughi DEVE essere monitorata su quanti siano gli effettivi residenti, è il caso della struttura di Via Saponaro? Non lo so. Ma so che un’associazione che si dedichi all’accoglienza e riceva i fondi per i profughi deve ospitarli con criteri ben precisi, e la stessa struttura non dovrebbe ospitare un mix di senzatetto e rifugiati. I fabbisogni dei due gruppi sono diversi, e gli euro dati dallo stato a chi ospita non devono servire per altro se non le spese appunto dei rifugiati. Si tratta di situazioni MOLTO diverse.

Che si continui a fare politica su questa roba, specie da un partito che quando l’Europa ha proposto di toglierci un po’ d’immigrati ha votato contro l’opzione (che per fortuna è comunque passata) dimostra quanto poco si voglia lavorare seriamente per il paese. L’immigrazione è poca cosa rispetto ai tantissimi problemi ben più grandi che ha il nostro paese.

maicolengel at butac.it

 

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