Notizie scritte col pene

Noemi Jane Urso 26 Mar 2015
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PENIS

Il Giornale ci regala

l’ennesimo esempio di altissimo giornalismo all’italiana.

pene

Qualsiasi persona con un minimo di alfabetizzazione leggerà le frasi del titolo come conseguenza una dell’altra. La comunicazione non è un’opinione, eh! Lo spazio per le interpretazioni personali da parte del lettore, quando si tratta di informazione neutrale, dovrebbe essere ridotto al minimo. E in certi casi in Italia lo è, nel senso che sono i giornalisti a prendersi un sacco di spazio per le proprie interpretazioni personali, capiscono le cose alla cazzo di cane, in buona o mala fede che sia, e le riportano esattamente così: alla cazzo di cane. Poi uno legge, e cosa deve pensare? Questo titolo dice: Lo devono operare ai reni, ma gli amputano il pene. Lo devono operare ai reni, e invece gli amputano il pene. Questo c’è scritto. Non vedo spazio per altre interpretazioni. E il sommario lo ribadisce:

Costica Maroleanu era andato in ospedale per una semplice operazione, ma qualcosa durante l’intervento è andato storto e i medici sono stati costretti a amputargli il pene.
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Ora, signor giornalista.
Se mi poni una precisa indicazione temporale in una frase, io poi capisco che le frasi seguenti, nemmeno separate da un punto, figuriamoci se connotate da un’altro avverbio di tempo, non dico da un preciso “due settimane dopo”, che a quanto pare sarebbe troppo, ma almeno da un’altra vaga indicazione cronologica, si riferiscono all’ultima che hai indicato. L’unica indicazione temporale che hai indicato. E non sono io che ho capito male perché sono scema (infatti non leggo abitualmente la testata su cui scrivi): l’italiano non è un’opinione, tu hai scritto così, io ho capito così: alla cazzo di cane.

All’interno del pezzo si legge più o meno la stessa faccenda. Costica Maroleanu è andato in ospedale per un’operazione ai reni.

Tuttavia, non appena si è svegliato, gli è stato detto che c’erano state alcune complicazioni durante l’intervento e che, come racconta lo stesso Maroleanu al Mirror, “l’infermiera non aveva montato correttamente il piccolo tubicino che avrebbe dovuto aiutarmi a urinare e il mio pene è diventato rosso e si è infettato”.

Fate bene attenzione a questo stacco tra un paragrafo e l’altro…

Per Maroleanu e per il suo pene è stata la fine: i medici hanno compreso che il membro era affetto da necrosi e che l’unica soluzione possibile era quella dell’amputazione: “Il membro era nero e l’unico lembo di pelle rimasta era alla base del “tronco” e era altamente infettiva”.c7fceeb501a79ee0933030e1fbd0e30140ce3850afbac321463bcd4c6fa889b6

Ecco tutto, secondo Andrea Riva de Il Giornale. L’uomo è devastato e ha chiesto un risarcimento (cifra precisa).
Nient’altro da dire. A questo punto vorrei che anche voi mi diceste cosa avete capito di questo articolo, perché magari, davvero, sono cretina io e dovrei cominciare a leggere regolarmente testate adeguate alla mia capacità di elaborare le informazioni. Perché basta fare una velocissima ricerca del nome dell’uomo per trovare delle fonti in lingua inglese, Inquisitr e Fox News, (e se leggete il rumeno, quella originale su Jurnalul de Buzau)che ci spiegano con una certa consecutio logica che cosa in realtà è successo in quello stacco tra paragrafi a cui vi ho detto di fare ben attenzione qualche riga fa:

“I was moved to intensive care and four days later was moved to the nephrology department where they took a sample, but then they just left me there for 10 days. Eventually they did an operation, but then doctor went on holiday.”
Having been transferred to the Bucharest Military Hospital for numerous examinations, doctors concluded that the only possible course of action was the penis amputation.

Ovvero:

“Mi hanno spostato in terapia intensiva e dopo quattro giorni mi hanno trasferito nel reparto di nefrologia dove hanno preso un campione, ma dopo mi hanno semplicemente lasciato lì per dieci giorni. Alla fine hanno effettuato un’operazione, poi il dottore è andato in ferie.”
Trasferito all’ospedale Militare di Bucarest per numerosi esami, i medici hanno concluso che l’unica possibile azione, a quel punto, era l’amputazione del pene.

Direi che nell’articolo de Il Giornale manca qualcosa. Forse il signor giornalista ha pensato che, vabbè, chi se ne frega, la notizia andava bene anche così, alla cazzo di cane. Che male c’è? Ché tanto, quando un maschio legge “amputazione del pene”, gli viene talmente il terrore che non capisce più un cazzo (letteralmente*). Magari ci voleva una mente femminile per mantenere la lucidità, e quindi eccomi! Ho svelato l’arcano.
Signor giornalista, può fare un favore alla logica e continuare a dedicarsi agli articoli su Francesca Cipriani, che tanto di logica non hanno alcun bisogno?
 
* Suvvia, una battuta passatemela, mi son tenuta tutto il tempo.

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