Nuova Zelanda, giornalisti e aborto

maicolengel butac 13 Lug 2020
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Mi avete segnalato svariate volte da fonti diverse articoli che riportavano tutti un titolo simile, questi sono due che arrivano dalla stessa testata in due giorni:

Aborto a 9 mesi, referendum in Nuova Zelanda?/ “Legge da abrogare, è troppo estrema”

ABORTO AL 9° MESE IN NUOVA ZELANDA/ Uccidere un bimbo è battersi per quali “diritti”?

Purtroppo siamo di fronte a un classico caso di malinformation. I titoli qui sopra vengono da Il Sussidario, questo screenshot di un articolo viene probabilmente da La Verità (mai nome fu più sbagliato):

Nuova Zelanda, aborto al nono mese

E ancora, il titolo di Panorama:

Se la Nuova Zelanda apre all’aborto totale -Panorama – firma Daniele Missaglia – 11 luglio 2020

La fonte di quasi tutti gli articoli è un sito che arriva dalla Nuova Zelanda, Right to Life, come potete immaginare si tratta di un sito pro-vita, o meglio antiabortista. Come ne vediamo anche in Italia. Non sono solo “pro-vita”, ma anche contrari all’educazione sessuale nelle scuole e al movimento LGBT.

Nello screenshot de La verità è possibile leggere queste parole:

Secondo il sito antiabortista Right to LIfe, “La Nuova Zelanda avrà la legge sull’aborto più estrema al mondo… L’attuale limite di 20 settimane per l’aborto selettivo sarà eliminato e l’aborto sarà disponibile fino alla nascita per le disabilità: tra cui la sindrome del labbro leporino, del piede equino e la sindrome di Down”

Io sono andato a cercare queste modifiche alla legge sull’aborto. Sull’Abortion Legislation Act 2020 esiste pure una bella pagina su Wiki. L’atto a cui si fa riferimento è stato approvato a marzo 2020, è già in vigore in Nuova Zelanda, e prevede modifiche alle norme che erano in vigore fin dal 1977. Sulla wiki in inglese è possibile trovarne un sunto benfatto. Altrimenti non vi resta che leggervi tutto l’atto e quello originale del 1977 per capire come stiano le cose. Dubito che i giornalisti nostrani abbiano speso quel tempo. Ma qui si fa fact-checking, quindi quel tempo lo impegniamo volentieri.

Legge del 1977

La prima cosa da dire è che l’atto serve a modificare sia la legge del 1977 su contraccezione, sterilizzazione e aborto, sia il Codice penale del 1961 che includeva l’aborto come crimine. Da marzo l’aborto è completamente legale in Nuova Zelanda. Lo era anche prima, sia chiaro, dal 1977 era possibile abortire nei confini del Paese, ma la questione era comunque ritenuta un’offesa criminale che veniva discussa da una specifica commissione parlamentare. Quella commissione (il Comitato di Vigilanza sull’aborto) è stato abolito (e immagino sia questa una delle ragioni per cui i signori di Right to Life se la sono presa tanto). Ma per il resto non è che le cose siano cambiate in maniera così drammatica.

Il comitato di vigilanza

Ma passiamo alle regole che sarebbero cambiate drasticamente, portando la possibilità di interruzione della gestazione ai famosi nove mesi. Se andiamo a confrontare l’ultima versione dell’atto del 1977 con quella attuale, notiamo che sono stati eliminati svariati punti. Tutti quelli che riguardavano la commissione. Ma quegli stessi punti non erano mai relativi al feto, o al suo stato, bensì quasi esclusivamente a spiegare il funzionamento della commissione e le regole su dove fosse possibile abortire. Regole decisamente complesse e fuori tempo. Non era stabilito un limite di tempo entro il quale potesse essere fatta una IVG, ma solo che dopo la dodicesima settimana andava fatto all’interno di strutture approvate dalla commissione.

Oggi tutto questo è stato snellito: se una donna vuole abortire prima della ventesima settimana basta che si rivolga a un operatore sanitario regolare. Dopo la ventesima settimana di gestazione l’IVG può essere fatta solo se l’operatore la ritiene clinicamente opportuna, e solo dopo aver ottenuto una consulenza con un altro medico. Va valutato lo stato di salute della donna, sia fisico che psichico. Sia chiaro, anche prima un medico poteva fare richiesta alla commissione, anche dopo la ventesima settimana, sulla base delle stesse osservazioni. Ma spettava alla commissione dare l’approvazione o meno. Oggi bastano due consulenti medici diversi.

Sono state introdotte regole per tutelare la donna che vuole avere un’interruzione volontaria di gravidanza. Donne che da ora in poi non dovranno più recarsi in un consultorio per essere obbligate a valutare le possibili alternative all’interruzione volontaria di gravidanza prima di poter accedere all’operazione. Un operatore sanitario obiettore di coscienza deve fornire alla donna che ne faccia richiesta l’informazione su dove possa trovare il più vicino non obiettore abilitato all’operazione.

Concludendo

Sarebbe bastato per i “giornalisti” fare qualche verifica per evitare frasi come quella de La Verità:

Ovvero in Nuova Zelanda, già da ora, un ipotetico maschio oltranzista potrebbe convincere la moglie (o compagna che sia) a non far nascere la bambina, perché in quanto femmina non meritevole di vivere.

Al punto 20F dell’Abortion Legislation Act 2020 viene riportato:

This Parliament opposes the performance of abortions being sought solely because of a preference for the fetus to be of a particular sex.

Ma che ve lo dico a fare?
Non credo di poter aggiungere altro.
maicolengel at butac punto it
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