Odessa e la sentenza della CEDU

Cerchiamo di spiegare al meglio la sentenza della CEDU, che molti stanno strumentalizzando per far credere cose che non sono

maicolengel butac 18 Mar 2025
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La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha emesso una sentenza il 13 marzo 2025, condannando l’Ucraina per la gestione degli eventi del 2 maggio 2014 a Odessa. In quella data, scontri tra sostenitori e oppositori del movimento Euromaidan culminarono in un incendio presso la Casa dei Sindacati, causando la morte di 42 persone. In Italia alcune testate stanno riprendendo la notizia della condanna facendo leva su sensazionalismo e clickbait, in alcuni casi in salsa filorussa. Avendone già parlato proprio su BUTAC abbiamo pensato di fare cosa corretta nel cercare di fare più chiarezza possibile.

Il contesto storico

Il 2 maggio 2014, circa 300 sostenitori filo-russi attaccarono un gruppo di 2000 manifestanti a favore dell’unità dell’Ucraina. Questi ultimi includevano residenti di Odessa e tifosi giunti in città per una partita di calcio. Secondo le testimonianze raccolte dall’ONU, i filo-russi iniziarono l’attacco lanciando pietre e bottiglie Molotov contro la “marcia dell’unità”. La situazione degenerò rapidamente, con scontri violenti che portarono all’incendio della Casa dei Sindacati, dove molti manifestanti filo-russi si erano rifugiati.

La sentenza

Cerchiamo di spiegarla al meglio, e nella maniera più riassuntiva possibile; ma vi rimandiamo alla sentenza completa nel caso vogliate approfondire, perché è fornendo le fonti ai propri lettori che si fa veramente informazione.

La CEDU ha rilevato due diverse violazioni da parte delle autorità ucraine:

  • Violazione dell’Articolo 2 (Diritto alla vita): Le autorità non hanno adottato misure adeguate per prevenire la violenza, non sono intervenute efficacemente durante gli scontri e non hanno garantito un tempestivo soccorso alle persone intrappolate nell’incendio. Inoltre, le indagini successive agli eventi sono state giudicate inefficaci.

  • Violazione dell’Articolo 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare): In un caso specifico, vi è stato un ritardo ingiustificato nella consegna del corpo di una vittima ai familiari per la sepoltura.

La Corte pertanto ha evidenziato l’inazione della polizia di Odessa, che non ha adottato misure preventive nonostante le informazioni disponibili sugli scontri imminenti. Le forze dell’ordine non sono intervenute abbastanza velocemente per fermare la violenza né per assistere le persone intrappolate nell’edificio in fiamme. Le indagini successive sono state caratterizzate da inefficienze e mancanza di tempestività.

L’Ucraina quindi è stata giudicata colpevole di negligenza per non aver prevenuto, fermato e gestito efficacemente gli scontri tra sostenitori e oppositori di Maidan, culminati nell’incendio della Casa dei Sindacati a Odessa. Quello però che è mancato a molti articoli che abbiamo visto circolare è il fatto che la Corte abbia riconosciuto il contributo dato dalla propaganda russa all’escalation di violenza di quei giorni. Questo dettaglio viene omesso da troppi giornalisti e propagandisti, che sembrano quasi interessati a farlo svanire.

Concludendo

La sentenza offre una visione più equilibrata di quanto non abbiamo visto fare a molti giornalisti: non si tratta infatti di una condanna per un massacro premeditato, come troppi stanno dando a intendere, o per un insabbiamento deliberato, come altri vorrebbero far credere. Si tratta di una condanna per negligenza, che sentenzia che lo Stato non ha fatto tutto quel che poteva per prevenire la violenza di quei giorni e per fermarla una volta iniziata.

La missione di BUTAC, da sempre, è quella di raccontare la realtà per come è, senza distorsioni o omissioni. Possiamo sbagliare, è successo, e cerchiamo di evidenziare quando succede, ma per fare davvero informazione ci piace sempre fornirvi le fonti primarie delle notizie, nel caso specifico la sentenza che vi abbiamo linkato a inizio articolo. Non fermatevi ai titoli a effetto di chi sta a sua volta cercano di attirare il vostro click.

Giusto un minuscolo appunto in chiusura: sulle testate che hanno fatto clickbait sulla sentenza curiosamente non ho trovato traccia delle altre sentenze di condanna della CEDU, quelle in cui a essere condannata è la Russia; che cosa curiosa, non trovate?

maicolengel at butac punto it

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