L’omeopatia non sostituisce ma integra?

No, mi spiace, ma l'omeopatia non funziona proprio...

maicolengel butac 27 Ott 2025
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Con regolarità, sulla stampa italiana, si decide di rispolverare la fiaba che narra dell’omeopatia che funziona. A voler esser maliziosi verrebbe quasi da pensare che ogni tanto qualche imprenditore del settore faccia pressione perché se ne parli. Ma noi non vogliamo essere maliziosi, preferiamo limitarci ai fatti. Su una testata nazionale, in edizione locale, pochi giorni fa è uscito un trafiletto dal titolo:

L’omeopatia non sostituisce ma integra

Sottotitolo:

La pratica si basa su principi studiati e funziona se usata bene

Articolo firmato dal medico di famiglia Cristiana Salvadori. Peccato che nessuna delle affermazioni di titolo e sottotitolo sia supportata da evidenze scientifiche.

Il breve articolo vorrebbe cominciare con una battuta in dialetto toscano:

Un mi dà quei troiai perché tanto un ci credo!

Non mi dare quelle boiate che tanto non ci credo!

E a nostro avviso si sarebbe dovuto concludere lì. E invece la dottoressa Salvadori risponde alla frase dialettale:

Ma un è da crede’… un è mia ‘na religione!
L’omeopatia si basa su principi precisi, studiati, e funziona, se usata bene. Il problema un è “se funziona”, ma come si usa.

Qui sovviene il primo dubbio: la dottoressa sa come è nata l’omeopatia e quale sarebbe il principio preciso a cui fa riferimento?

Simile cura simile

L’omeopatia nasce alla fine del Settecento con l’idea che una sostanza che provoca un sintomo in una persona sana possa, una volta diluita (all’infinito), curare lo stesso sintomo in un malato. Si tratta di un principio mai dimostrato, né verificabile in termini biologici o chimici. Sostenere si basi su principi precisi e studiati pertanto è un errore. Non esiste alcun meccanismo plausibile per cui una sostanza, una volta diluita fino a non contenere più nemmeno una singola molecola del principio attivo, possa produrre effetti terapeutici. È come pretendere di curare il mal di testa guardando una foto dell’aspirina. Ma aspettate, perché forse non tutti sanno che l’omeopatia ha forti legami con la religione, a proposito del credere o non credere.

L’omeopatia, da sempre, si basa infatti su credenze metafisiche – strano che la dottoressa non lo sappia. Samuel Hahnemann (1755-1843), il creatore dell’omeopatia, era medico ma anche un uomo profondamente immerso nel misticismo e nello spiritualismo del suo tempo. Le malattie secondo lui erano “squilibri dell’energia vitale” che andavano trattati “stimolando la forza vitale del paziente”. Le diluzioni omeopatiche non si limitano ad essere semplici miscele, ci sono specifici riti codificati per prepararle, che prevedono ad esempio un numero preciso di scosse (la succussione) e chi prepara il rimedio – secondo gli insegnamenti di Hahnemann stesso – dovrebbe trovarsi un uno “stato mentale puro”. Sempre nelle istruzioni viene spiegato che i flaconi vanno sbattuti su una superficie semirigida rivestita in pelle. Hahnemann nei suoi scritti spiega che lui usava la Bibbia. Il principio scientifico non c’è, ma la struttura rituale sì, e molto rigida, proprio come in una religione.

È solo una questione di dosaggio

Spiace ma anche qui proprio non ci siamo: è davvero proprio una questione di dosaggio, ma non nel senso che intendono i sostenitori dell’omeopatia. Perché una diluzione 30CH, molto comune nei prodotti omeopatici, corrisponde a una parte su 10 alla sessantesima, ovvero sarebbe come sciogliere una goccia in tutta l’acqua degli oceani della terra, e poi continuare a diluire. Dare a intendere che una diluzione del genere possa avere un qualche effetto non è scienza, ma appunto fede.

Serve tempo perché funziona in profondità?

Qui ricordo sempre la solita vecchia battuta sul raffreddore, che passa in una settimana da solo, o in sette giorni se prendo un rimedio omeopatico. La gran parte dei disturbi lievi (raffreddori, allergie stagionali, piccoli dolori) si risolve spontaneamente, e l’effetto placebo fa il resto. È anche per questo che chi usa rimedi omeopatici a volte “si sente meglio”: non grazie ai granuli o alle goccette, ma perché il nostro cervello di per sé è un farmaco potentissimo.

Integra la medicina tradizionale

Per integrare dovrebbe avere qualche effetto misurabile oltre all’effetto placebo, ma questo non succede, per cui non integra alcunché se non le tasche di chi la produce e la vende, e quella dei medici che la prescrivono a richiesta. E quando qualcuno vi dice che “vabbé, la prendo tanto male non fa” sta cadendo in un corto circuito logico, perché se anche non fa male direttamente può farlo in forma indiretta, ritardando ad esempio delle cure efficaci in attesa di vedere se un rimedio di provata inefficacia possa farci qualcosa. Le linee guida internazionali di OMS, ECDC e pure quelle nazionali dell’ISS sono molto chiare in tal senso: l’omeopatia non ha alcuna efficacia terapeutica dimostrata.

La musica, la “nota giusta” e le metafore

Quando, in campo scientifico, sentiamo dire che un trattamento “armonizza”, “fa vibrare”, “riattiva”, “lavora insieme” ci si deve subito accendere una sirena d’allarme in testa. Siamo di fronte a termini che si usano appunto nelle pseudoscienze, quando non si sa come spiegare i meccanismi per cui quel prodotto dovrebbe farci bene, visto che appunto non ci sono basi scientifiche su cui poggiarsi. La scienza non si misura in metafore poetiche ma in dati, studi controllati, doppio cieco e revisione tra pari. Tutto ciò che l’omeopatia non ha mai superato.

Concludendo

Annoia doverlo ripetere per l’ennesima volta ma l’omeopatia non sostituisce, non integra e non funziona, l’unica cosa che fa è sfruttare la suggestione e la fiducia del paziente.

Per chi volesse qui trovate i tanti articoli dedicati all’omeopatia (the air guitar of medicine) che abbiamo scritto in questi anni; sono tantini, mettetevi comodi.

maicolengel at butac punto it

E a proposito di vibrazioni…

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