OMEOPATIA-VOL2

In seguito all’articolo pubblicato ieri mi sono arrivate svariate segnalazioni riguardanti il pezzo pubblicato da Repubblica. Domande che non avevo approfondito in alcun modo, che meriterebbero una risposta dall’autrice dell’articolo.

Invece di fare opera di demistificazione, nel pezzo precedente, come nostro solito, mi ero limitato a fare una parafrasi delle citazioni riportate cercando di fare chiarezza sul vero senso dell’articolo. Andando a verificare le informazioni riportate da Repubblica, ci sono troppi punti che non tornano.

Partiamo dal Prof Dumont:

… l’omeopatia ha dato anche risultati a volte insperati, come quelli ottenuti da Robert Dumont (della Northwestern University) nel suo centro che ha in cura oltre 3000 bambini autistici.

Gentile signorina Naselli, autrice dell’articolo su Repubblica, mi perdoni… ma perché sulla pagina del Prof. Dumont non si fa cenno al suo impiego presso la Northwestern?

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Si parla anzi di Raby Institute for Integrative Medicine al Nothwestern, LLC. Una società a responsabilità limitata, limited liability company, non un’Università. Quello è il nome dell’azienda per cui il caro Prof.Dumont lavora, un istituto che si occupa SOLO ed esclusivamente di “medicina” integrativa. Dalla descrizione del loro sito:

The Raby Institute offers primary and consultative care by highly trained specialists in Internal Medicine, Integrative Pediatrics and Integrative Gynecology, as well as direct or collaborative care by alternative medical practitioners trained and certified in the disciplines of Naturopathic Medicine, Traditional Chinese Medicine, Medical Acupuncture, Homeopathy, Massage Therapy, and Functional Medicine.

Stiamo parlando di una società privata che si occupa di trattamenti integrativi, basati per lo più su teorie alternative a quelle scientificamente testate e studiate dalla comunità scientifica internazionale. Il soggetto è decisamente di parte: non è un accademico che collabora con un prestigioso istituto, bensì un medico specializzato in omeopatia e naturopatia.

E vabbè, può capitare di sbagliarne una – quel Northwestern poteva trarre in inganno chiunque. Ma andiamo avanti con il nostro elogio all’omeopatia. Sempre su Dumont, il suo intervento è presente come video già doppiato in italiano grazie agli organizzatori stessi del convegno.

Marco Bella nel suo articolo sul Fatto Quotidiano domanda:

Non mi è chiaro da dove saltino fuori i 3000 bambini autistici, se nella sua relazione il dottore afferma di averne visti 25 e descrive solo qualche caso clinico.

Non è chiaro neppure a me da dove arrivi l’informazione. Sul sito del Raby Institute non si fa cenno allo studio, ma nel video Dumont parla appunto di 25 individui. Da dove vengono questi numeri in più? Dove sono i dati raccolti da una ricerca così numericamente importante? Non ci viene detto e noi restiamo con la curiosità. Curiosità che aumenta quando salta fuori un altro nome dal cilindro magico, il prof. Macrì.

Definito come docente alla Sapienza… ma dove? A cercarlo, il professor Macrì non sembra essere docente alla Sapienza, oggi come oggi; è stato ricercatore fino alla fine del 2014, ma la ricerca su CercaUniversità del Cineca non porta più alcun risultato.

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Insomma, non sembra più collaborare con loro, perché non spiegare che è in pensione (come è giusto che sia, visto l’aver superato i 65 anni d’età)?

La lista di imprecisioni non è finita. Nel mio articolo precedente non avevo nemmeno cercato il convegno in questione, non mettevo in dubbio il suo esser avvenuto. Dopo la ricerca, quello che trovo mi lascia un filo sorpreso.

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L’articolo di Repubblica è stato pubblicato l’11 gennaio 2016, inizia con un “dal nostro inviato”. Avevo immaginato che vi fosse una persona (in questo caso Elvira Naselli) appena tornata da un convegno di “cotanta importanza”, e che avesse scritto quest’articolo. Invece scopro che tra la fine del convegno e la stesura dell’articolo sono passati due mesi. Ti pago il viaggio a Praga – due giorni, hotel, cene, spostamenti – e per pubblicare il tuo pezzo attendo due mesi?

L’idea che l’articolo non fosse altro che un enorme spottone dell’industria omeopatica, spacciato come informazione giornalistica, è ormai realtà. Sia chiaro, non c’è nulla di male, ma credo sarebbe più bello inserirlo nella sezione moda e tendenze. Magari dietro la pagina dell’oroscopo. Non trovate anche voi?

maicolengel at butac.it

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