La PACVS e il “paper” che dovrebbe dimostrarne l’esistenza

Le ricerche "indipendenti" sui vaccini anti-COVID

maicolengel butac 18 Mar 2026
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Negli ultimi giorni ci è stato segnalato un testo che circola sui social come se si trattasse di una svolta scientifica importante. Ci riferiamo a materiale dedicato alla cosiddetta PACVS (Post-Acute COVID-19 Vaccination Syndrome) ovvero una presunta sindrome cronica attribuita ai vaccini anti-COVID.

Secondo il contenuto promozionale che ci avete segnalato, diffuso dall’Independent Medical Alliance, questo materiale offrirebbe una spiegazione biologica ai sintomi post vaccinazione che alcuni pazienti riferiscono.


La fonte che ci avete segnalato

L’Independent Medical Alliance non è un istituto di ricerca neutrale, ma un gruppo di medici (o ex medici) che prima si faceva chiamare FLCCC Alliance. Quando un’organizzazione cambia nome spesso c’è un motivo: il precedente era ormai associato a posizioni molto controverse. Difatti la FLCCC nacque durante la pandemia per promuovere trattamenti come ivermectina, idrossiclorochina e altre terapie prive di prove solide come cure per COVID-19.

Molte delle loro posizioni sono state fortemente criticate dalla comunità scientifica internazionale, in quanto basate su studi deboli o non replicabili; oltre al fatto che all’interno dell’Alliance c’è una forte componente antivaccinista. Non ci sorprende abbiano cambiato nome.

Non è uno studio clinico

Il lavoro a cui si fa riferimento non è uno studio sperimentale con pazienti e dati originali: si tratta di una review teorica, ovvero siamo di fronte a un capitolo di un libro che riassume ipotesi senza dimostrarle.

Quindi, per essere ancora più diretti, il testo non dimostra l’esistenza della sindrome PACVS né dei meccanismi descritti, ma si limita a proporre possibili interpretazioni biologiche. Questo modus operandi in campo medico può servire per stimolare nuove ricerche, non per stabilire conclusioni sperimentali. Oltretutto gran parte dei riferimenti usati riguarda la PACS (post-acute COVID syndrome) e il long COVID, non pazienti post-vaccino. Il testo mette continuamente PACVS e long COVID nello stesso quadro fisiopatologico. In pratica, invece che presentare una svolta scientifica, il testo pare limitarsi a importare ipotesi del long COVID e applicarle a una presunta sindrome associata al vaccino: una mossa astuta, che accosta qualcosa di reale e provato, ma provocato dalla malattia, a una conseguenza simile che sarebbe invece conseguenza del vaccino, ma che al momento è solo ipotetica.

Tra l’altro, nella parte dedicata alle possibili terapie vengono presentati diversi approcci, ma nessuno riguarda protocolli clinici validati. E lo stesso testo ammette che:

…clinical validation of therapeutics is limited…

Ovvero che le prove cliniche di quanto riportato sono limitate, quindi ammettono che sono nel territorio delle ipotesi preliminari, quelle a cui dovrebbero far seguito studi per dimostrarle. E non nel campo degli studi e delle svolte scientifiche.

Dove è stato pubblicato?

Come anticipato poco sopra il testo è un capitolo pubblicato in un libro da IntechOpen, una piattaforma OpenAccess che pubblica volumi accademici. Ma non è una rivista scientifica come The Lancet, BMJ, Nature o JAMA. Un capitolo di un libro non ha lo stesso peso di uno studio clinico pubblicato su una rivista, l’attenzione nella revisione dei pari è molto diversa. Sia chiaro, questo non significa obbligatoriamente che quanto sostenuto sia sicuramente sbagliato, ma solo che non siamo di fronte a una “svolta scientifica” come invece viene fatta passare da Indipendent Medical Alliance. IntechOpen tra l’altro è ancora presente nella lunga lista di Beall sulle riviste predatorie, con questa specifica:

On 13 May 2016 their entire journal collection have been transferred to SAGE. Any newer issues of these journals should not be considered predatory. InTechOpen now only publishes books. They are still considered to be predatory.

Che tradotto:

Il 13 maggio 2016 l’intera collezione delle loro riviste è stata trasferita a SAGE. Eventuali numeri successivi di queste riviste non devono essere considerati predatori. InTechOpen ora pubblica solo libri. Essi sono ancora considerati predatori.

Perché vengono pubblicati lavori di questo tipo

La domanda che viene spontanea è: ma se le prove sono così limitate e il tutto si basa unicamente su ipotesi, perché vengono pubblicati questi materiali? Beh la prima risposta, quella più scientificamente corretta, è che dovrebbero servire per stimolare ricerche più approfondite (e costose) oltre a proporre direzioni di ricerca diverse da quelle magari prese fino a quel momento. Il problema però è quando questo tipo di lavori vengono presentati come prove già dimostrate, e non come ipotesi da dimostrare, quando tra una teoria da dimostrare e una svolta scientifica riconosciuta dalla comunità c’è tanta strada da fare. Peccato che gli autori di questo testo ben si guardino dallo spiegare questo dettaglio; il contenuto, quindi, va a contribuire al nutrito corpus di fonti utilizzate dagli antivaccinisti per sostenere le proprie posizioni ma che in realtà non sostengono affatto le loro posizioni. Insomma: l’ennesimo link di una lista di centinaia di link che nessuno ha mai verificato, incollate acriticamente da utenti social in risposta a commenti che non hanno letto.

Concludendo

Il materiale diffuso dall’Independent Medical Alliance non rappresenta una svolta scientifica, ma una raccolta di ipotesi teoriche presentate in modo fuorviante. Il fatto che gli stessi autori ammettano l’assenza di validazione clinica dovrebbe essere sufficiente a ridimensionare qualsiasi entusiasmo.

Finché non esisteranno studi clinici robusti e replicabili, la PACVS rimane un’ipotesi di lavoro, non una diagnosi riconosciuta: presentarla come tale non aiuta né i pazienti né la scienza. Ho evitato apposta di parlare degli autori del testo a cui facciamo riferimento, ma uno in particolare – se siete curiosi l’avete già scoperto – non è nuovo a quest’approccio verso la scienza.

maicolengel at butac punto it

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