Heather Parisi e la fallacia del sopravvissuto

I morti non twittano: cosa ci insegna il post antivax di Heather Parisi sulla fallacia del sopravvissuto

Beatrice 20 Nov 2025
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Che Heather Parisi non sia una grande fan della scienza e della medicina tradizionale è un fatto noto. L’ex ballerina e cantante si è avvicinata molto al movimento antivaccinista negli anni, e la sua posizione in merito è chiara da tempo; noi di BUTAC ne abbiamo parlato più volte in passato.

Per non dimenticare ndmaicolengel

La vostra ultima segnalazione non fa che confermare questa traiettoria: nell’ultimo post pubblicato dalla showgirl su X possiamo tornare a leggere illazioni sulla validità dei vaccini.

Persone vaccinate che si sono pentite ne trovi in gran numero. Persone NON vaccinate che si sono pentite manco uno. Chissà perché…

Ora, questo è un post che già a una prima occhiata desta delle perplessità. Quello che però probabilmente Heather Parisi non sapeva è che il suo è un esempio perfetto per spiegare la teoria della fallacia del sopravvissuto.

Parliamo di un tipo di errore logico e cognitivo che si verifica quando ci concentriamo solo sugli elementi che sono sopravvissuti a un processo di selezione, ignorando completamente quelli che sono stati eliminati o hanno fallito. Questo, più o meno volontariamente, porta a conclusioni distorte, perché i dati che stiamo osservando sono incompleti.

L’esempio più celebre della fallacia del sopravvissuto risale alla Seconda guerra mondiale. L’esercito americano, nel tentativo di capire come rinforzare i propri bombardieri senza appesantirli troppo, esaminò attentamente i danni subiti dagli aerei che erano riusciti a tornare alla base.

Gli ingegneri notarono una netta concentrazione di fori di proiettile sulle ali e sulla fusoliera esterna; la loro prima conclusione fu che bisognasse rinforzare proprio quelle aree.

Tuttavia, lo statistico Abraham Wald intervenne per far notare l’errore cruciale: gli aerei che stavano esaminando erano i sopravvissuti. Se un velivolo era tornato nonostante fosse stato colpito alle ali, significava che quel danno non era stato fatale. Al contrario, gli aerei colpiti in punti vitali (come i motori) non tornavano mai indietro, venendo così esclusi dalla statistica dei danni. La soluzione fu quindi quella di rinforzare proprio le aree che non presentavano danni negli aerei sopravvissuti, poiché erano quelle le parti cruciali che, se colpite, ne decretavano la perdita.

So già a cosa state pensando: “Ok, va bene, ma cosa c’entra tutto questo con quello che ha scritto la cantante di Cicale?”. Ecco, c’entra.

Infatti, questa stessa logica distorta si applica perfettamente a narrazioni come quella per cui si trovano “in gran numero” persone vaccinate pentite, mentre “nessuno” di chi non si è vaccinato rimpiange la propria scelta.

Le persone vaccinate che si pentono, pur lamentando effetti collaterali, sono sopravvissute al processo. Allo stesso modo, le persone non vaccinate che affermano di non pentirsi sono anch’esse sopravvissute al virus o lo hanno contratto in forma lieve.

La fallacia risiede nel dato mancante, ovvero le voci silenziose: la moltitudine di persone vaccinate che non si è pentita ed è sfuggita a conseguenze gravi grazie alla precauzione, e, soprattutto, le persone non vaccinate che sono morte o sono state gravemente debilitate dal virus, che non possono più testimoniare il proprio pentimento per la scelta fatta. Concentrarsi solo sui “pentiti” e sui “non pentiti” che sono ancora in grado di raccontare la propria storia significa ignorare la totalità delle esperienze, specialmente quelle drammatiche che dimostrerebbero l’esatto contrario.

Dubito che Heather Parisi leggerà mai questo articolo, ma nel caso lo facesse spero ora le sia chiaro il bias di cui è vittima.

Beatrice D’Ascenzi

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