I PFAS nella carta da forno

L'allarmismo vende, ma per avere corrette informazioni sulla salute bisogna approfondire un po'

maicolengel butac 7 Feb 2025
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Ci è stato segnalato un articolo pubblicato il 4 novembre 2024 su GreenMe, firmato da Francesca Biagioli, dal titolo:

Carta forno: molte marche contengono PFAS, come riconoscerle e le alternative

Nell’articolo, dopo una premessa iniziale, leggiamo:

…la carta forno potrebbe rilasciare sostanze potenzialmente tossiche, soprattutto se usata male (ad esempio se sottoposta a temperature troppo alte). Secondo gli esperti dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE Italia), gran parte della carta forno in commercio contiene PFAS e la stessa Associazione, già da alcuni anni, ha presentato un Position Paper che sintetizza ricerche e documenti sui possibili effetti nocivi dei PFAS sulla salute.

Chi segue BUTAC da tempo sa che non abbiamo grandissima simpatia per chi pubblica materiale che dovrebbe seguire il metodo scientifico ed essere sottoposto a revisione dei pari, e si limita invece a diffondere documenti che sembrano tali ma che in realtà rappresentano unicamente il parere di chi li ha prodotti. Questa è infatti la definizione di “position paper” come quello citato da GreenMe, un documento che riporta la posizione di ISDE sulla tematica oggetto dell’articolo, nulla di più. Non siamo, per l’appunto, di fronte a uno studio pubblicato su testate scientifiche che abbia passato la revisione dei pari.

Pertanto pensiamo di fare cosa utile nel verificare i fatti partendo dallo spiegare…

…Cosa sono i PFAS?

I PFAS (perfluoroalchilici e polifluoroalchilici) sono una classe di composti sintetici usati per conferire proprietà idrorepellenti e oleorepellenti a molti materiali, dalla carta forno agli imballaggi alimentari. Non si tratta di una singola sostanza, ma di centinaia di composti, ognuno con caratteristiche specifiche. La loro struttura chimica (con il carbonio legato a atomi di fluoro) li rende estremamente stabili. In condizioni normali d’uso, il rischio di migrazione verso il cibo è minimo, a meno che non vengano sottoposti a stress termici eccessivi.

Altroconsumo e i PFAS

L’articolo di GreenMe cita anche Altroconsumo, che ha a sua volta condotto studi in merito:

…abbiamo voluto verificare la presenza o meno di PFAS, sostanze organiche fluorate che purtroppo abbiamo già incontrato in più di un’inchiesta passata (per esempio in quelle sugli imballaggi alimentari in carta e cartone e sulle stoviglie monouso in fibre vegetali). Si tratta di composti chimici altamente inquinanti per l’ambiente e pericolosi per la salute, perché interferiscono con il sistema ormonale. Nelle nostre analisi abbiamo deciso di utilizzare il severo standard stabilito dalla Danimarca proprio per le carte destinate al contatto con gli alimenti.

Vi tranquillizziamo subito: tutti i modelli del test hanno superato questa prova, condizione necessaria per non essere subito eliminati e per poter accedere alle prove pratiche effettuate dagli ACmakers.

Il fatto che abbiano superato la prova è un bonus, perché vedete, gli studi e le analisi condotte seguendo standard severi come quello danese sono fatti apposta per avere un limite di sicurezza elevato, anche in condizioni estreme.

Cosa si intende per limite di sicurezza?

Facciamo un esempio molto terra terra. Immaginate di avere una scatola di biscotti, buoni ma che, se consumati in grandi quantità, diventano tossici. L’EFSA quantifica il numero di biscotti che possono farci male in superiore ai dieci al giorno. Dieci è il numero del rischio, ma l’EFSA indica come numero massimo da mangiare al giorno mezzo biscotto, che è un numero di svariate grandezze inferiore ai dieci biscotti pericolosi. Anche se ne mangiassimo dieci volte tanto rimarremmo comunque nelle soglie di sicurezza.

Per tornare alla carta da forno che rilascia PFAS; è vero che ne rilascia un minimo, ma l’esposizione è talmente bassa da stare al di sotto del limite imposto, che è appunto di svariate grandezze inferiore al limite dopo il quale possono diventare pericolosi. Tutte queste informazioni sarebbe importante spiegarle, invece che fare allarmismo acchiappaclick. Purtroppo però a spiegare le cose non ci si fanno nuovi amici, anzi, spesso quelli troppo pigri per leggere articoli un filo più complessi smettono di seguirti, ed è per questo che i siti che si occupano di informazione spesso preferiscono il clickbait, l’allarmismo e il sensazionalismo rispetto alla vera informazione con link e fonti verificabili.

Qualche fonte per approfondire:

maicolengel at butac punto it

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