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Dopo aver scritto il pezzo ho scoperto che avevamo trattato l’argomento nel 2013, anche se in maniera molto light. Scusate ma oramai abbiamo sfondato quota 2200 articoli e diventa difficile ricordarseli tutti!

Su Facebook viaggiano centinaia di perle ogni giorno: molte inventate al momento, mentre altre girano da anni e anni, anche degli albori di internet. Una che gira da tempo immemore è questa

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Se a lezione non riuscite a capire le cose al volo e vi deprimete per questo, consolatevi pensando alla NASA.

Negli anni ’60 la NASA capì che le penne non potevano funzionare nello spazio, data l’assenza di gravità, e quindi investì anni e milioni di dollari per brevettarne una in grado di farlo.

La Russia invece diede ai suoi astronauti una matita.

Le possibili morali della storia così come viene presentata possono essere tre:

  1. Alla NASA sono degli imbecilli, mentre l’ente spaziale russo è furbo
  2. Alla NASA piace sprecare i soldi dei contribuenti
  3. Certe volte la soluzione è molto più semplice di quello che si crede e magari è già davanti ai nostri occhi

Per quanto io speri che la terza sia il motivo per il quale questa bufala decennale continui a girare, credo che molti la condividano per la prima. Prima di tutto non era la Russia, ma era l’URSS e le “penne” sono le penne a sfera, le biro, sì piccoli dettagli ma mi piace dare sfogo alla mia pignoleria, e, stenterete a crederci, non è vero quasi niente.

Sì: le penne a sfera non funzionano molto bene nello spazio. Ecco cosa è una biro:

biro

Nello spazio c’è un problema importante per il suo funzionamento: la gravità è bassissima, non c’è un “basso” dove l’inchiostro possa fluire e questo impedirebbe alla sfera di “spalmare” l’inchiostro in maniera efficiente. La NASA ovviava al problema usando le matite. Non le matite classiche per motivi legati all’ambiente: temperare le matite crea dei rifiuti difficili da gestire – immaginate i trucioli di legno e grafite che vagano per la cabina e finiscono negli occhi, naso e bocca degli astronauti – e la combinazione grafite e legno non era comunque il massimo per la sicurezza (le schegge di grafite possono danneggiare le apparecchiature e il legno può bruciare). Soprattutto dopo la tragedia dell’Apollo 1, la NASA aveva imparato a stare attenta a tutti i dettagli. L’ente spaziale americano usava delle matite meccaniche, col corpo in metallo tipo queste:

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Tutto bene – a parte il sempre presente rischio di pezzi di grafite vaganti – fino quando si scoprirono i costi di quelle matite meccaniche: 129$ per pezzo. A questo punto la NASA decise di inventare una penna per lo spazio investendo milioni di dollari dei contribuenti? No, prima optò per matite meccaniche meno costose e in seguito decise di usare una penna che aveva inventato qualcun altro, nello specifico Paul Fisher, della Paul Fisher Pen Co. Questa penna era in grado di scrivere in praticamente qualsiasi condizione. La penna brevettata nel ’65 da Fisher poteva scrivere anche quando capovolta o immersa nell’acqua ed era operativa dai -45° ai 200° C. La NASA, dopo la figuraccia con le matite, decise di testare le penne per un po’ prima di acquistarle.

 

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Primo brevetto

In questa variante della penna a sfera, dove la sfera è costruita in tungsteno, l’inchiostro è spinto da un gas pressurizzato (azoto). Anche l’inchiostro era diverso: più denso di quello classico e con minore evaporazione, unica parte non in metallo della penna. Dopo aver verificato l’efficienza della nuova penna, nel 1967 la NASA ne acquistò 400 per le missioni Apollo, ad un costo di circa 6 $ l’una. In rete si trovano prezzi diversi, ma il sito della NASA riporta questa cifra. A partire dalla missione Apollo 7 divenne la penna ufficiale.

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La Space Pen che potete acquistare ancora oggi

E i sovietici? L’ente spaziale avversario era così affezionata alle sue matite che nel 1969 ne comprarono 100 di penne Fisher, oltre a 1000 cartucce di scorta. Ecco, una differenza rispetto agli americani era che fossero molto più parchi. Ma soprattutto non usavano nemmeno loro le matite classiche, ma usavano delle matite a cera:

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Queste matite non presentavano i problemi delle matite classiche, ma erano imprecise. Se avete mai provato ad usare dei pastelli a cera potete capire cosa intendo. Oltretutto anche queste matite erano potenzialmente infiammabili. Questa leggenda urbana viene anche utilizzata a fini commerciali. Infatti ricordavo di aver visto online una “matita spaziale russa”…

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Che non è altro che una matita normalissima.

La morale della nostra storia? Che ogni invenzione può tornare utile e che di fronte ad un problema l’uomo sia in grado di trovare una soluzione se stimolato nel modo giusto. La chiave di lettura “spreco di soldi dei contribuenti” è comunque sciocca: le tecnologie che vengono brevettate (come viene riportata anche nella perla) producono un ritorno economico. Per usare il brevetto si paga, quindi non sono, generalmente, dei soldi sprecati ad ogni modo. La penna così fatta non è solo utile nello spazio, ma in tutte le situazione estreme: in zone freddissime come l’Antartide o caldissime nel deserto o se serve scrivere in posizioni poco comode. Oltretutto l’investimento “milionario” è ben difficile da quantificare. Generalmente si parla di circa 1 milione di dollari investiti da Fisher.

Ovviamente questa storia è verosimile solo credendo alla leggendaria forza di gravità che alcuni complottisti stanno cominciando a mettere in discussione. Sì, ci sono anche questi.

neilperri @ butac.it

 

Sia su Facebook che nei commenti qui sotto, ci hanno fatto notare che online si trova la testimonianza di un astronauta, Pedro Duque, sull’utilizzo delle biro nello spazio. Per comodità vi riporto la traduzione da Complotti lunari.

23 ottobre 2003 – Sto scrivendo questi appunti a bordo della Soyuz usando una penna a sfera da quattro soldi. Perché è importante questa cosa? Si dà il caso che lavoro nei programmi spaziali da diciassette anni, undici dei quali trascorsi come astronauta, e ho sempre creduto, perché così mi hanno sempre detto, che le normali penne a sfera non funzionassero nello spazio.

“L’inchiostro non scende” dicevano. “Prova un attimo a scrivere sottosopra con una penna a sfera e vedrai che ho ragione” dicevano. Durante il mio primo volo, portai con me una di quelle costosissime penne a sfera con serbatoio d’inchiostro pressurizzato, come fanno gli altri astronauti dello Shuttle. Ma l’altro giorno ero con il mio istruttore per la Soyuz, e ho visto che stava preparando i libri per il volo e che stava attaccando una penna a sfera a un pezzo di spago in modo che potessimo scrivere una volta arrivati in orbita. Notando il mio sbigottimento, mi disse che i russi usano da sempre le penne a sfera nello spazio.

Così anch’io ho preso una delle nostre penne a sfera, per gentile concessione dell’Agenzia Spaziale Europea (nella remota ipotesi che le penne russe fossero speciali), ed eccomi qua: non smette affatto di funzionare e non “sputacchia” né causa altri problemi. A volte essere troppo cauti ti impedisce di fare qualche prova e quindi si costruiscono cose più complicate del necessario.

Le penne a sfera quindi funzionano nello spazio. Anche se sarebbe bello avere testimonianze sulle biro degli anni ’60 – questa esperienza è di 40 anni dopo l’invenzione della Fisher – e possiamo ragionevolmente presumere che negli anni qualcosa sia migliorato nella produzione delle penne a sfera. Va detto che la NASA non dice che le penne a sfera non funzionano nello spazio, ma

During the first NASA missions the astronauts used pencils.

Cioè che sono partiti da subito ad usare le matite. Probabilmente, come dice l’astronauta della ESA, la NASA era stata troppo cauta e non voleva dover risolvere in corsa il problema “biro”. Ai tempi le missioni erano molto più rischiose e non c’era storico sul quale appoggiarsi per le missioni Apollo, non essendo mai andati così lontani. Quello che sappiamo per nostra esperienza diretta è che le penne a sfera ogni tanto si inceppano nel loro utilizzo anche in condizioni normali, mentre una matita funziona sempre – a patto ovviamente di utilizzare una superficie adatta.

Questo rende la perla ancora più perlosa in quanto non è vero che  “Negli anni ’60 la NASA capì che le penne non potevano funzionare nello spazio“, ma che dubbiosi della loro affidabilità presumibilmente non le avessero mai usate.

Ricordatevi di amare col cuore, ma per tutto il resto di usare la testa.

neilperri @ butac.it

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