ALLERGIEALIMENTARI

Ciaooo! La sezione “cucina” del Corriere delizia il palato con un articolo che prendere a testate (cit.) chi lo ha scritto sarebbe davvero il minimo. Questo articolo ve lo sbufalo quasi frase per frase, per farvi capire il livello di ignoranza a cui i giornalisti sono arrivati.

Quando ero ragazzo, non esistevano le allergie alimentari. Cioè, magari esistevano, ma non si chiamavano così. Le malattie cambiano definizione a seconda dei contesti culturali.

Mio caro Pierluigi, il fatto che non ci fossero le tecniche per diagnosticare le allergie alimentari non significa che non esistessero allergie alimentari. Lo shock anafilattico causato dal secondo contatto del nostro sistema immunitario con una determinata proteina o una determinata sostanza esogena (alimentare, farmacologica, chimica) esiste credo da quando esiste l’essere umano.

[…] Con tutto il rispetto per la celiachia e per i celiaci, apprendo con un certo disappuntol’ingiunzione europea ai ristorantidi pubblicare con grande evidenza sul menu gli ingredienti che potrebbero provocare allergie alimentari. Si vede che l’Europa sta facendo molti tentativi per rendersi odiosa e incrementare il boom elettorale della Le Pen e di Salvini. Inoltre dovrebbero smetterla di trattare i neo-allergici come degli sciocchi. Io so benissimo di essere allergico al kiwi (“ai miei tempi” il kiwi non esisteva quasi) e non c’è bisogno di un menu vidimato dall’Unione Europea per capire che al ristorante non posso ordinare la mia adorata macedonia, che adesso tra l’altro si presenta con prevalente colorazione giallo-verde (verde intenso kiwi e verde pallidino acini d’uva) mentre, come diceva sempre mia madre, “la macedonia senza un po’ di rosso fa schifo”. Figuriamoci il kiwi.

L’ingiunzione europea ai ristoranti segue una logica ben precisa: è giusto che io, allergica a kiwi, nocciole, arachidi, pinoli o qualunque altra cosa, sappia con cosa potrebbe essere anche involontariamente contaminato il cibo che mangio. E se gli allergeni devono essere riportati in etichetta, è giusto che il ristoratore scriva sul menù con cosa potrebbero essere contaminati anche gli spaghetti al sugo che vorrei ordinare. In questo modo vengono tutelati non solo gli allergici, ma anche i ristoratori, che non saranno assillati e subissati da domande talvolta isteriche (qui, Pierluigi, ti do ragione) di clienti che asseriscono di essere intolleranti pressoché a qualsiasi cosa.

Questa storia delmenu antiallergicimette in lucedue manie abbastanza nuove. La prima è la mania ossessivo-geometrica degli euroburocrati, che hanno in testa una dittatura della misura, dell’uniformità, della regolazione universale, dell’astrazione dottrinaria così totalitaria e pervasiva da dar ragione ai cupi lamenti reazionari di De Maistre sulle pretese tiranniche della neo-religione illuministica.

EEEH?

O mamma, ho riletto questa frase almeno dieci volte, ma non vi ho trovato nessun senso! Puzza come un crostaceo vecchio di 5 giorni spacciato per fresco! Puzza di teoria del complotto!

Sento montare già una grande nostalgia per le oliere di una volta che campeggiavano con una certa leziosità artigianale sui tavoli dei ristoranti. Ora dicono che quelle oliere sono pericolosamente fuorilegge. Via quelle ampolline bombute, via quelle composizioni a quattro -olio, aceto, sale e pepe dal gusto un po’ kitsch. A un certo punto le ampolline a quattro smisero di essere rivestite di vetro trasparente e da quel momento il pepe cominciò ad essere confuso e nelle sale dei ristoranti rimbombava l’allarme: “attento, quello è l’aceto”. Niente più allarmi. Ora le vetuste oliere saranno ghigliottinate per decreto eurofobico. Niente etichetta, niente olio al ristorante.

Ormai sono parecchi anni che le zuccheriere sono sparite dai bar a favore delle ben più igieniche bustine di zucchero. Le oliere hanno lasciato il posto alle bottiglie, con l’etichetta che riporta il tipo di olio che stiamo usando per condire la nostra insalata. Alcune di queste sono senza noci e senza mais: uno è un potente allergene, l’altro è sicuramente transgenico. Vi ricordate le zuccheriere sui banconi dei bar? Quei luoghi dove lo zucchero spesso assumeva la colorazione marroncina del caffè e la durezza di una pietra? Che dire di quei contenitori dove spesso finivano anche i residui delle bustine lasciate a metà dai consumatori al tavolo? (Chiunque abbia lavorato in un bar non assuma quell’espressione da finto scandalo, era pratica comunissima). E quelle belle oliere dove non sapevi se era olio di oliva o di mais o di colza o di sansa di oliva? (No, all’epoca di Pierluigi l’olio di palma non “esisteva” ancora).
Certo, adesso se voglio frodare il cliente posso farlo benissimo, lascio la bottiglia con l’etichetta dell’olio di oliva extravergine fatto con olive del Salento non-OGM e faccio un refill con olio di palma.

La secondamania culturale che traspare da questo nuovo diktat dei despoti di Bruxelles è la vittimizzazione degli allergici, che amano molto rappresentarsi come una minoranza perseguitata, come i neri dell’Alabama negli anni Cinquanta, e che dunque esigono tutele, riconoscimenti, possibilmente romanzi, film e naturalmente disposizioni europee.

Ma le allergie alimentari, appunto, non esistevano. Fossero esistite, non ci avrebbero tramandato fondamentali narrazioni evangeliche. In una vignetta uscita negli Stati Uniti si vede Gesù Cristo impegnato nel miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ma subito dalla folla dei discepoli e dei seguaci s’alza forte il lamento allergico e post-carnivoro: “non posso mangiarli, sono vegano”, dice uno; “il pesce è stato testato per evitare sovrappiù di mercurio?”; “il pane è gluten-free?”. Gesù, oggi, non avrebbe fatto quel miracolo. Anche l’olio santo, senza etichetta doc, non poteva certo essere travasato in una normale oliera.Il miracolo di origine controllata, altrimenti niente: bocciato dall’Europa.

Pierluigi, Perluigi, mi scivoli su una buccia di kiwi! Tu confondi l’allergico, il celiaco e il becero intollerante del cazzo che vuole solo spaccare i maroni quando esce con gli amici in pizzeria!

Breve corso sulla distinzione tra allergia e intolleranza – intolleranza vera, non di moda. “Allergie” e “intolleranze” sono due disturbi apparentemente uguali, ma hanno caratteristiche ben distinte nonostante i sintomi siano spesso confondibili. Tra “essere allergici” e “essere intolleranti”, infatti, esistono nette differenze: prima fra tutte, la produzione di anticorpi.

Si definisce allergia una reazione anomala dell’organismo a una sostanza normalmente inoffensiva. In pratica, il soggetto allergico, una volta entrato in contatto con l’allergene, manifesta una risposta immunologica anomala. In particolare, l’organismo del soggetto allergico a contatto con la sostanza (per lui) nociva attiva le Immunoglobuline di tipo E (dette IgE), una classe di anticorpi in grado di legarsi alla superficie dei mastociti e dei basofili, particolari cellule ricche di istamina (sostanza utile a combattere l’elemento sconosciuto all’organismo). L’organismo produce quantità esagerate di IgE (Immunoglobuline di tipo E).  I tempi di manifestazione dei sintomi, dal momento di contatto con l’antigene (la sostanza in grado di stimolare una reazione negli organismi ad essi sensibilizzati) sono rapido.Alla base delle malattie allergiche vi è un’alterazione dei normali meccanismi di difesa che tendono ad azionarsi nei confronti di sostanze giudicate pericolose, al contrario considerate innocue dalla maggior parte della popolazione. È dose-indipendente, cioè non dipende dalla quantità di sostanza ingerita.

Le intolleranze, invece sono dovute generalmente a deficit enzimatici come avviene, per esempio, nell’intolleranza al latte, causata da un deficit di lattasi. I tempi di manifestazione dei sintomi, dal momento di contatto con l’antigene (la sostanza in grado di stimolare una reazione negli organismi ad essi sensibilizzati), sono più lunghi (anche di alcuni giorni) nella seconda. La definizione corretta di intolleranza è “la tendenza a sviluppare ipersensibilità verso una certa sostanza o un determinato alimento”. Gli alimenti più frequentemente responsabili del disturbo sono il latte, il glutine, l’uovo e i cosiddetti “cibi nascosti”, come gli additivi alimentari, i coloranti, gli emulsionanti, la lecitina di soia e quant’altro si possa trovare nelle preparazioni alimentari. L’intolleranza ha una reazione lenta, insidiosa e tardiva, caratterizzata da sintomi prima sfumati (irascibilità, affaticamento e nervosismo), che spesso rendono difficile la diagnosi da parte del medico. Può restare latente nei primi anni di vita per manifestarsi successivamente nell’età adulta.

A titolo puramente informativo, caro Pierluigi, ti comunico che in Italia è in vigore da quasi 10 anni questa legge.

Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia

Definizione.

1. La malattia celiaca o celiachia è una intolleranza permanente al glutine ed è riconosciuta come malattia sociale.

Ad oggi l’unica terapia di sicuro successo e senza effetti collaterali per la cura della malattia celiaca è l’esclusione totale dalla dieta degli alimenti contenenti glutine. E sì, Pierluigi, le allergie alimentari esistevano anche ai tempi di Gesù. La vignetta che citi vuole essere una presa in giro non tanto ai celiaci, che grazie all’innovazione tecnologica oggi possono trovare molti più alimenti e di qualità migliore rispetto “ai tuoi tempi”, ma a tutti gli altri paranoici che fanno finta di preoccuparsi di quello che mangiano, salvo poi andare ad abbuffarsi al fast food; quelli che vogliono essere vegan a tutti i costi perché fa figo, ma al primo morso di bistecca di tofu ritornano onnivori dallo schifo. Si credono intolleranti perché è cool, va di moda.

Fossi in te mangerei una bella macedonia tutta fragole, arance, kiwi – tanto le allergie non esistono, no? – e pesche. Con un bel cucchiaino di zucchero bianco e succo di limone à go-go.

E se ti rimane indigesta… un cucchiaino di bicarbonato con succo di limone in acqua tiepida e passa tutto!

Thunderstruck