Dal Pizzagate alla Camera delle torture

Nel 2016 su queste pagine pubblicammo un articolo sul Pizzagate, uno dei primissimi pezzi in cui parlammo di quello che vedevamo succedere alla disinformazione negli Stati Uniti, uno dei primissimi articoli in cui parlavamo di quella roba che dall’anno dopo tanti impararono a chiamare QAnon.
Il Pizzagate
Per chi non si ricorda cosa fosse il Pizzagate: qualcuno, online, cominciò a raccontare che una pizzeria di Washington, la Comet Ping Pong, non fosse altro che una copertura per un giro di traffico di minori legato in qualche modo alla candidata alla presidenza Hillary Clinton e ai Democratici. Il 4 dicembre 2016 Edgar Maddison Welch, con un fucile semiautomatico, entrò nel locale: cercava lo scantinato in cui gli era stato detto venivano tenuti i bambini. Sparò tre colpi prima di essere arrestato. La Comet Ping Pong non ha uno scantinato, tutto era completamente inventato. Solo il caso ha fatto sì che non ci scappasse il morto.
Di Pizzagate si è tornato a parlare nel 2020, sempre grazie a QAnon, e di nuovo quest’anno con l’uscita degli Epstein Files. Qui su BUTAC invece ne abbiamo riparlato nel 2023, spiegando come mai era tornata a circolare la storia del traffico di minori.
La camera delle torture
Petropavlivs’ka Boršahivka, 2 novembre 2026, alle porte di Kyiv. Circa 200 persone attaccano agenti, militari e veicoli di fronte a una casa che veniva usata dalla Guardia Nazionale ucraina come punto di transito per gli uomini mobilitati dai centri di reclutamento. Il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina ha riferito di averne identificati più di 100.
Secondo le autorità a mobilitare la protesta c’era Valentyna Moloda (Валентина Молода). È arrivata in divisa da soccorritrice, con una finta ambulanza al seguito, e si è inginocchiata davanti alle telecamere sostenendo che nella struttura ci fossero quattro feriti, tra cui un uomo appena operato trattenuto da oltre 37 giorni. Nei video diffusi su Telegram e TikTok sosteneva che tra le persone dentro ci fossero uomini picchiati, con la spina dorsale fratturata, in necrosi. Si presentava ai giornalisti come titolare di una clinica privata, la Med-Prestige. Peccato che la clinica abbia chiuso nel 2023 e che quell’ambulanza fosse stata venduta nel 2024.
Nei messaggi che si rincorrevano su Telegram e sui social, dentro quella casa si raccontava si trovassero “40 persone torturate in uno scantinato”, anche se gli uomini presenti in realtà erano meno di venti. Il tutto girava anche grazie agli admin di quei canali, a cui faceva sicuramente buon gioco lasciare che la situazione sfuggisse di mano.
Moloda è stata fermata, come ha annunciato il 3 novembre Kyrylo Budanov, capo dell’Ufficio del Presidente. Il 4 novembre il tribunale ha disposto due mesi di custodia cautelare. Secondo Budanov, nei tre giorni precedenti lei e il suo autista avevano fatto ricognizioni attorno all’edificio. Inoltre sul suo telefono sono state trovate chat con alcuni canali Telegram che poi hanno diffuso in massa la notizia. Secondo l’accusa, Moloda offriva a pagamento una “evacuazione d’emergenza” in ambulanza dai centri di reclutamento e dai reparti militari, per 107.000 grivne. Il 2 novembre sarebbe stata lì per far uscire un militare su richiesta di una sua parente. Moloda nega di aver organizzato i disordini.
Va però non omesso che anche se la storia della “camera delle torture” è falsa, qualche problema quella struttura ce l’aveva, negarlo sarebbe sbagliato. È difatti confermato che all’interno erano trattenuti quattro soggetti che avevano lasciato il proprio reparto senza permesso (non se in questo caso sia corretto definirli disertori, nei comunicati stampa il dettaglio non è chiarito), quattro soggetti che sono poi stati portati in ospedale per le lesioni che presentavano, lesioni non dovute ai disordini. E questo ha fatto sì che fosse avviata un’indagine interna sulle condizioni di permanenza dei militari e sia stato aperto un fascicolo per abuso d’ufficio da parte del Ministero dell’Interno.
Concludendo
Nel 2016 non successe quasi nulla, i tre colpi non causarono feriti o peggio, e anche stavolta le proteste dei civili intervenuti, pur avendo generato molta confusione, non hanno portato a danni irreparabili.
Bisogna però che questi meccanismi siano chiari a tutti, oggi, perché vengono usati per riuscire a fomentare la gente a scendere in piazza e attaccare soldati o autorità. Non serve un movimento con un largo seguito, basta raggiungere i canali giusti (gli admin su Telegram), diffondere la notizia che parla alle pance di chi si vuole suggestionare e les jeux sont faits, il gioco è fatto. Quando ancora dovremo attendere per comprendere la pericolosità della disinformazione e cominciare a realizzare che occorre imparare a difendersi?
maicolengel at butac punto it
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