Pranoterapia, cerotti di plastica e pseudomedicina

maicolengel butac 22 Nov 2019
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Un lettore, medico, mi ha segnalato un’azienda italiana che da qualche anno si è lanciata sul mercato dei prodotti curativi. Purtroppo come ben sapete fare nomi di aziende in altre occasioni è costato a BUTAC querele per diffamazione, perché chi campa sulla fuffa cerca in ogni modo di salvaguardare il proprio orticello. Quindi oggi tenterò di fare un esperimento, trattare l’azienda e i suoi prodotti senza mai nominarli.

La Partita Iva della ditta è stata aperta nel 2017, ma guardando il sito dell’azienda mi appare chiaro che il signore che l’ha fondata sono anni che bazzica la pseudomedicina. Il tutto è partito con la pranoterapia, visto che il fondatore è appunto un pranoterapeuta. Per chi non lo sapesse la pranoterapia è una pratica che deriva da riti religiosi legati, appunto, al prana, il soffio vitale secondo la religione induista. Purtroppo da alcuni anni sono tanti i soggetti che su basi pranoterapeutiche fanno i guaritori di vario genere, sostenendo che si tratti di una forma di medicina tradizionale indiana. Ma è una bugia, si tratta di riti religiosi, non curativi, al massimo, secondo l’induismo, curano l’anima, non il corpo.

Partendo da qui il nostro pranoterapeuta si è inventato un bel business, dove vende principalmente due oggetti che servono per “energizzare” corpo, acqua e alimenti. Esistono svariate opzioni, inclusa quella per i nostri amici animali. Le cifre vanno dai 69 euro ai 115, si tratta di dispositivi “caricati con una frequenza numerica” che possiamo applicare ovunque vogliamo. Sul sito ufficiale ci viene mostrato come basti usare l’adesivo dietro ai dispositivi per applicarli su una bottiglia d’acqua, in modo da energizzarla.

Lo stesso avviene col dispositivo per il corpo, che grazie all’adesivo possiamo inserire nelle nostre scarpe, in maniera che si irradi l’energizzazione in tutto il corpo. Sul sito viene riportato più e più volte che si tratta di un dispositivo medico, ma chi legge BUTAC ha già compreso l’inganno.

Come spiegava la nostra Thunderstruck qualche anno fa:

Nei casi più semplici basta che il produttore (o il distributore su territorio europeo) produca un’autocertificazione e tenga disponibile un po’ di documentazione; nei casi più complessi deve appoggiarsi ad enti certificatori esterni e seguire iter molto complicati. Non è quindi detto che ottenere questa marcatura sia così difficile, dipende da cosa si vuole marcare. (…) Il fatto che un oggetto sia marcato CE come dispositivo medico implica ragionevolmente che sia sicuro per l’utilizzatore, dati i vincoli normativi, ma non implica affatto che sia efficace. Questo indipendentemente dalla classe di rischio e da chi certifichi il dispositivo.

La definizione Dispositivo medico non vuol dire che abbia qualche effetto sul nostro corpo o sull’ambiente che ci circonda. Viene usata per moltissimi prodotti, sia seri che meno seri. Dai tappetini per fare yoga e meditazione alle siringhe, dai materassi ai cerotti… Che abbiano validità medica o meno non è importante, quello che importa è che non siano dannosi per l’utente finale.

L’idea che qualcuno spenda 115 euro per dei pezzetti di plastica da applicare su una bottiglia per renderla energizzata a me lascia allibito. Il medico che mi ha segnalato il soggetto mi ha inviato moltissimo materiale, che purtroppo non posso mostrarvi, ma tra le altre cose mi sono stati mandati i testi che vengono usati dagli allievi del pranoterapeuta inventore che tiene corsi per diventare come lui e vendere i suoi prodotti. Non comprendo come sia possibile che lo Stato non intervenga, questa gente sfrutta le debolezze dei malati per fare soldi. Abusano della creduloneria di chi finisce nelle loro grinfie, magari con qualche male grave, e lo convincono che basta seguire i loro suggerimenti per stare meglio.

Sarebbe bellissimo vedere queste battaglie combattute dai membri del Patto Trasversale per la Scienza e dagli Ordini di medici e scienziati italiani, magari con l’eccezione di quell’Ordine che con queste cose va a nozze.

maicolengel at butac punto it
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