La preparazione civile vista da Il Giornale

Un cambio di passo interessante da analizzare

maicolengel butac 1 Ott 2026
article-post
Aggiungi Butac tra le tue fonti preferite su Google

Ci scrive un amico di BUTAC che da anni segue con passione il tema della preparazione civile per le emergenze. La segue con passione anche perché, vivendo all’estero, si accorge della grossa differenza che c’è tra molti Paesi europei e quello in cui viviamo noi. Pertanto ci ha segnalato un articolo de Il Giornale uscito il 24 settembre 2026, articolo che ha trovato molto interessante, soprattutto se confrontato con uno precedente pubblicato dalla stessa identica testata a marzo 2025.

Il 26 marzo 2025 sul Giornale usciva un pezzo firmato da Francesca Galici, dal titolo:

L’Ue svela il kit di sopravvivenza “da borsetta”: ecco cosa c’è dentro

Sorriso ostentato e pochette stile “Mary Poppins”, Hadja Lahbib ha cercato di convincere gli europei che tutto ciò di cui avranno bisogno in caso di emergenza sta in una borsetta

Quel giorno la Commissione europea presentava la Strategia UE per la preparazione. Tra i vari punti, l’invito agli Stati membri a far sì che i cittadini abbiano un kit che consenta loro di essere autosufficienti per almeno 72 ore in caso di interruzione delle forniture essenziali (Euronews). La commissaria Hadja Lahbib lo presentò con un video social dal tono leggero, e da noi il dibattito si fermò lì: al tono leggero. E testate come Il Giornale contribuirono a far passare sottotraccia le indicazioni dell’UE, forse perché il nostro governo era ben lontano dallo spiegare ai cittadini italiani l’importanza di quelle indicazioni.

Il Giornale, pertanto, preferiva parlare di “pochette stile Mary Poppins” e di un video che sembrava una televendita più che una comunicazione istituzionale. Sia chiaro, nello stesso pezzo si ammetteva che un kit di emergenza, guardato con razionalità, non è concettualmente sbagliato. Ma il messaggio che passava, lì come su tante altre testate, era chiaro: roba da nordici ansiosi e burocrati di Bruxelles in cerca di like, non qualcosa di utile e necessario. Su BUTAC da anni spieghiamo che non è così: i kit per essere preparati sono utili e necessari, e in un Paese che subisce quanto noi i danni causati dalle attività sismiche e dai cambiamenti climatici avere un kit del genere in tutte le case sarebbe estremamente utile. Ma sostenerlo significa ammettere che esistano dei pericoli per la cittadinanza e questo, se poi questi rischi non vengono affrontati seriamente, non è positivo ai fini delle campagne elettorali infinite che si vedono nel nostro Paese.

La resilienza civile e la NATO

Il 15 settembre 2026 la NATO ha presentato i sette requisiti di base che i Paesi membri dovrebbero soddisfare in termini di resilienza civile. Si va dalla continuità di governo all’energia, dai movimenti di popolazione a cibo e acqua, dalle vittime di massa alle comunicazioni e ai trasporti civili (Peacelink). I requisiti riportati non sono nuovi, esistono in varie forme dal 2016, ma è la prima volta che vengono pubblicati sul sito della NATO in forma così ufficiale.

Il Giornale il 24 settembre pubblica un articolo, firmato da Lirio Abbate, che racconta questi sette punti, dal titolo:

Ecco il piano dell’Italia per difendersi dall’attacco: il documento Nato che svela la strategia

Articolo che rileva come l’Italia abbia per l’appunto apparati, piani, prefetture, Vigili del fuoco, IT-alert, persino un Piano nazionale per le emergenze radiologiche e nucleari, ma appunto nelle fonti pubbliche non esista un unico piano destinato direttamente ai cittadini che spieghi cosa fare in caso di conflitto armato. Quando evacuare, quando restare al chiuso, come gestire un blackout prolungato.

La prima cosa che vorrei sottolineare, per l’ennesima volta, è che in realtà né Lahbib nel 2025 né la NATO nel 2026 parlano solo di conflitto armato, vi riporto dall’articolo della NATO:

Each NATO member country needs to be resilient in order to withstand a major shock such as a natural disaster, failure of critical infrastructure, or a hybrid or armed attack.

Che tradotto:

Ogni Paese membro della NATO deve essere resiliente per poter resistere a uno shock di grande portata, come una catastrofe naturale, il guasto di infrastrutture critiche o un attacco ibrido o armato.

Quei sette punti riguardano appunto: catastrofi naturali, guasti a infrastrutture e attacchi ibridi o armati. Non solo un conflitto come invece pare dare a intendere su Il Giornale Abbate, che comincia così:

La domanda può sembrare brutale. Ma ormai è scritta nei documenti: se domani un attacco russo coinvolgesse il territorio italiano, che cosa accadrebbe?

Perché continuare a ignorare la possibilità di disastri naturali pare essere un leitmotiv nel nostro Paese. Eppure fin dall’eruzione che distrusse Pompei dovremmo avere ben chiaro che le guerre non sono l’unico problema che ci riguarda.

E ci tengo a sottolineare che non è una lettura dei fatti di BUTAC: la stessa NATO scrive testualmente che il cambiamento climatico e i disastri naturali come alluvioni, incendi e terremoti rendono importante la cooperazione tra civili e militari. Ricorda anche che nel 2021, al vertice di Bruxelles, gli alleati si sono impegnati ad affrontare l’impatto dei rischi naturali aggravati dal cambiamento climatico.

L’Emilia-Romagna è finita sott’acqua più volte in pochi anni. I Campi Flegrei tremano con regolarità, ma chiunque ne scriva viene accusato di allarmismo, se non direttamente di portare sfortuna. Ogni estate bruciano migliaia di ettari di territorio. Se c’è un Paese europeo che avrebbe bisogno di cittadini preparati a restare 72 ore senza elettricità, acqua corrente o telefono, siamo noi. E no, non serve che arrivi un drone russo.

Per fortuna non partiamo da zero

Come ci ha spiegato anche il nostro amico, da noi esistono guide dedicate ai singoli tipi di emergenza che sono molto più complete di una guida unica, necessariamente più generica. Ad esempio esiste la campagna del Dipartimento della Protezione Civile con INGV, ANPAS, ReLUIS e Fondazione CIMA: Io non rischio, con indicazioni che coprono alluvioni, terremoti, incendi boschivi, maremoti, rischii vulcanici (in particolare quelli di Campi Flegrei, Stromboli, Vesuvio e Vulcano), industriali, nucleari e grandi dighe. È materiale fatto bene, gratuito, in italiano, e indovinate l’unico problema: quasi nessuno lo conosce. Perché da noi sembra che sottolineare l’importanza dell’essere preparati sia quasi offensivo.

Quello che manca del tutto però è esattamente quello di cui avremmo bisogno: una guida generica, che spieghi dove trovare le risorse aggiuntive, e che raggiunga ogni singolo cittadino italiano. Negli altri paesi dell’UE queste informazioni vengono inviate dai governi ai cittadini, per posta, a tutti. Da noi si preferisce fare ironia e spallucce quando il Parlamento europeo ne sottolinea l’importanza e necessità.

Materiale in italiano

Su BUTAC a febbraio avevamo scritto un editoriale in tal senso, che cercava di spiegare, per l’ennesima volta, l’importanza di essere preparati. Editoriale a cui alcuni avevano risposto chiedendo dove fosse possibile trovare materiale in lingua italiana per cercare di prepararsi anche in mancanza di linee guida da parte del nostro governo. Il nostro lettore, esperto della materia, ci ha dato un grosso suggerimento in tal senso: l’opuscolo «Scorte d’emergenza – per ogni evenienza» dell’Ufficio federale svizzero per l’approvvigionamento economico del Paese, scaricabile o ordinabile in cartaceo. A cui va aggiunto il calcolatore delle scorte d’emergenza, che crea una lista della spesa personalizzata in base a composizione del nucleo familiare, abitudini alimentari ed esigenze particolari.

Concludendo

Diciotto mesi fa Il Giornale ironizzava sulla pochette di Mary Poppins; oggi il registro sembra cambiato, visto che lo stesso giornale spiega ai propri lettori che ha senso prepararsi alle emergenze senza che questo significhi aspettarsi la guerra. Il nostro governo per ora continua a non esprimersi, forse per non allarmarci, chissà. Il problema è che le alluvioni, i terremoti e i blackout non avvisano prima, ed essere preparati è importante. La preparazione civile non serve perché domani arriva un attacco, serve perché non sappiamo cosa arriverà.

maicolengel at butac punto it

Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!

Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.

BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti.


Foto di Brad su Unsplash

Sulla bacheca di un mio contatto è stato pubblicato questo post: Negli ultimi giorni si sta diffondendo un pensiero che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile: Ursula von der Leyen è diventata una minaccia più grave per l’Europa di quella rappresentata dalla Russia. Non perché guidi un esercito o controlli risorse energetiche, ma […]

maicolengel butac | 30 set 2026

Ci avete segnalato uno screenshot che nelle ultime settimane – o forse anche prima – ha cominciato a circolare su alcune pagine social, in particolar modo quelle dei cacciatori. Lo screenshot che vedete in apertura di articolo mostra quello che a prima vista sembrerebbe un articolo del 12 aprile 2025, ve ne riportiamo il testo […]

maicolengel butac | 29 set 2026

Quanti dei media che seguite hanno spiegato fatti, invece che usare titoloni che sembrano dare ragione a Donald Trump? ANSA il 18 settembre titolava: Trump pianta la bandiera sulla Groenlandia, tra terre rare e rotte artiche ‘Subito militari, nessun avversario potrà mettere basi’. La firma a New York la prossima settimana Un titolo che lasciava […]

maicolengel butac | 29 set 2026

Nel corso degli ultimi anni su BUTAC abbiamo incontrato talmente tante volte una specifica narrazione da averla ormai inserita tra quelle evergreen, tra le scie chimiche e l’inside job del 9/11: le sanzioni alla Russia che non funzionano, anzi farebbero peggio a noi che a Mosca. L’avevamo smontata quando L’Indipendente la attribuì a uno studio di […]

maicolengel butac | 28 set 2026