Gli uccellini, gli animalisti e i boccaloni

Scegli una nicchia di pubblico, osservala per capire di che cosa ha bisogno, e poi diffondi disinformazione creata ad hoc nelle loro bolle...

maicolengel butac 29 Set 2026
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Ci avete segnalato uno screenshot che nelle ultime settimane – o forse anche prima – ha cominciato a circolare su alcune pagine social, in particolar modo quelle dei cacciatori.

Lo screenshot che vedete in apertura di articolo mostra quello che a prima vista sembrerebbe un articolo del 12 aprile 2025, ve ne riportiamo il testo completo:

La Gazzetta Nazionale — Cronaca | 12 aprile 2025

IL CASO | L’INDAGINE DELLE FORZE DELL’ORDINE HA SVELATO UN SISTEMA ILLEGALE DI CATTURA E COMMERCIO

Animalisti catturavano ucellini da rivendere per finanziare la propria associazione

Condannati penalmente quattro attivisti: per loro pene fino a 3 anni di reclusione e multe per oltre 50mila euro

ROMA – Catturavano uccellini selvatici, li rivendevano a collezionisti e appassionati e utilizzavano i proventi per sostenere la propria associazione animalista. Un’attività che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto avere come obiettivo la tutela degli animali, si è rivelata in realtà un vero e proprio sistema illecito di commercio di fauna selvatica.

Quattro membri di un’associazione animalista, attiva in diverse regioni italiane, sono stati condannati in via definitiva dal Tribunale di Roma per reati legati alla cattura e al commercio di specie protette, oltre che per riciclaggio dei proventi dell’attività illecita. Le pene inflitte vanno da 2 a 3 anni di reclusione, con multe complessive per oltre 50mila euro.

L’indagine
L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e condotta dal Corpo Forestale dello Stato (ora confluito nei Carabinieri Forestali), è partita da una serie di segnalazioni su un presunto commercio di piccoli uccelli selvatici attraverso canali online e fiere faunistiche. Le indagini, svolte con intercettazioni, appostamenti e sequestri, hanno portato al fermo di due uomini e due donne, tutti attivi nell’associazione.

Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati centinaia di uccellini vivi, in gabbie e contenitori, oltre a strumenti per la cattura, come reti e trappole, e registri contabili con l’elenco delle vendite e dei guadagni.

Uno degli uccellini sequestrati durante l’operazione dei Carabinieri Forestali.

I proventi usati per l’associazione
Secondo quanto emerso in aula, gli uccellini venivano venduti a prezzi che variavano dai 10 ai 50 euro l’uno, a seconda della specie. I proventi delle vendite, per un totale stimato in circa 200mila euro, venivano in parte reinvestiti per finanziare le attività dell’associazione: campagne di sensibilizzazione, eventi, e persino le spese personali dei membri più attivi.

Un paradosso che ha indignato l’opinione pubblica e gli stessi ambienti animalisti, estranei all’associazione condannata. «È un tradimento dei valori che diciamo di difendere», ha commentato la LAV in una nota, «la vera tutela degli animali non passa dalla cattura e dal commercio, ma dalla protezione del loro habitat e dalla lotta al bracconaggio».

La sentenza
Il Tribunale di Roma, nel motivare la condanna, ha sottolineato la gra[…] (testo tagliato nello screenshot)

di parssdciazienie, animalista a fini di personale hionallata e hoccomale fil cne alo lo hoeme ola giocide.

LA SENTENZA — «Un tradimento dei valori animalisti»
Il Tribunale di Roma ha condannato quattro attivisti dell’associazione per maltrattamento di animali, commercio illecito di fauna selvatica e riciclaggio.
Le pene:

  • 3 anni di reclusione per il principale imputato
  • 2 anni e 6 mesi per gli altri tre
  • multe complessive per oltre 50mila euro
    Nella sentenza si legge: «La condotta degli imputati, pur rivestendo l’apparenza di una finalità nobile, ha di fatto determinato un grave danno alla biodiversità e ha strumentalizzato la causa animalista per fini di profitto personale».

Reazioni e conseguenze
La notizia della condanna ha suscitato molte reazioni, tra cui quella del Ministero dell’Ambiente, che ha definito la sentenza «un importante segnale di legalità e di rispetto per la fauna selvatica». Intanto, l’associazione, ora sciolta, rischia ulteriori sanzioni amministrative e il sequestro dei beni.

Gli ambientalisti auspicano che questo caso possa servire da monito per tutte le realtà associative, affinché la lotta per i diritti degli animali non si trasformi mai in un nuovo business.

«La vera tutela degli animali non passa dalla cattura, ma dalla protezione del loro habitat.» — LAV

L’articolo ci è stato appunto segnalato con screenshot di pagine di cacciatori, dove veniva diffuso come fatto riportato dai giornali. Peccato che, prima di tutto, La Gazzetta Nazionale non esista, e che non esista nemmeno la notizia. E non serviva nemmeno cercare riscontri, bastava leggerla: la colonna centrale, infatti, contiene frasi senza senso (“parssdciazienie”, “hionallata”, “giocide”), tipico prodotto dei generatori di immagini AI quando provano a simulare del testo. Persino il titolo scrive “ucellini” con una c sola.

L’articolo dice che l’indagine l’ha condotta il Corpo Forestale dello Stato, mentre la didascalia parla di un’operazione dei Carabinieri Forestali. Non è impossibile, visto che il primo è confluito nei secondi nel 2017, ma è il genere di dettaglio che un giornale vero avrebbe spiegato, non lasciato al lettore. Il Ministero citato è “dell’Ambiente”, ma dal 2022 si chiama Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Quattro condannati in via definitiva per riciclaggio e commercio di specie protette, e nessun nome: né degli imputati, né dell’associazione, né del PM.

E poi i reati, che cambiano a seconda di dove guardi. Nel testo sono cattura e commercio di specie protette, più riciclaggio. Nel box laterale diventano maltrattamento di animali, commercio illecito e riciclaggio. La condanna poi sarebbe “definitiva”, ma pronunciata dal Tribunale di Roma, cioè in primo grado: definitiva lo diventa solo se nessuno impugna, e l’articolo si guarda bene dal dirlo. Tre anni, due e mezzo, multe per oltre 50mila euro, e nessuno che abbia fatto ricorso. Ma certo, e io stamattina ho visto una mandria di bufale che volavano verso l’orizzonte e le marmotte che incartavano la cioccolata…

Il meccanismo

Quello che però ritengo interessante, e il motivo principale di quanto state leggendo, è il meccanismo che vediamo all’opera. Meccanismo che è riassunto alla perfezione in questo screenshot che viene dalla sezione commenti di una delle pagine dove il post è stato condiviso. Nello screen abbiamo un utente che spiega che non bisognerebbe generalizzare come fanno gli “anticaccia”, e lo fa condividendo un articolo inventato che accusa gli animalisti di essere dei trafficanti:

Gli stronzi sono ubiquitari. Se dovessimo comportarci come gli anticaccia, dovremmo generalizzare e accusare tutti i membri della categoria animalisti/ambientalisti.

Va detto che nei commenti successivi qualcuno gli faceva notare come La Gazzetta Nazionale non esista, spiegando l’origine fake dello screenshot.

Ma la faccenda non cambia: abbiamo un contenuto completamente falso, pubblicato da una testata a sua volta falsa, e troviamo qualcuno che comunque lo condivide convinto che sia reale. Perché succede questo? Perché per farlo circolare è stata scelta una nicchia di pubblico social (il cacciatore) che è abituata a essere attaccata online dalla fazione avversaria (l’animalista) e quindi appena trova un appiglio per contrattaccare non fa verifiche, non approfondisce, condivide di pancia, convinto di fare cosa buona e giusta.

È proprio sfruttando questo genere di dinamiche che chi campa di disinformazione frega il pubblico dei social network. Peccato che ancora oggi troppi non se ne rendano conto.

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