Ursula Von Der Leyen e il pensiero impensabile
"Pensieri impensabili" che, una volta diffusi, fanno il gioco di una parte molto specifica della guerra cognitiva

Sulla bacheca di un mio contatto è stato pubblicato questo post:
Negli ultimi giorni si sta diffondendo un pensiero che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile: Ursula von der Leyen è diventata una minaccia più grave per l’Europa di quella rappresentata dalla Russia. Non perché guidi un esercito o controlli risorse energetiche, ma perché sta trasformando l’Unione Europea in qualcosa che non riconosciamo più: un apparato tecnocratico votato alla guerra, all’ideologia e al controllo, dove la democrazia è una formalità e il dissenso un sospetto.
La retorica della “resistenza europea” è diventata un dogma. Chi non si allinea alla linea dura viene automaticamente etichettato come “filorusso” o “pericoloso”.
Ma la verità è che l’Europa, sotto la guida di von der Leyen, ha smarrito la capacità di essere un soggetto politico autonomo.
Si muove per reazione, non per visione. Alimenta sanzioni, guerre economiche e moralismo, ma non offre una prospettiva di pace né sicurezza.
Alla fine i costi li pagano i cittadini: il caro energia, l’inflazione, la disoccupazione industriale, l’instabilità dei mercati.
Tutto in nome di una crociata che sembra servire più all’ego delle istituzioni che al benessere dei popoli.
Quando l’Europa arriva a confiscare beni, imporre blocchi e ristrutturare la propria economia usando la guerra come leva permanente, smette di essere un’Unione di diritto e diventa un blocco ideologico. E quando una Commissione non eletta si arroga il diritto di decidere per centinaia di milioni di persone, senza controllo politico reale, la minaccia non viene più dall’esterno ma dal cuore delle istituzioni stesse.
Von der Leyen non rappresenta la stabilità ma la deriva: l’idea che ogni crisi giustifichi più potere, meno trasparenza, meno libertà. Il suo linguaggio bellico, il suo disprezzo per il dissenso, la sua ossessione per il “fronte comune” stanno corrosendo l’identità stessa del continente. Perché un’Europa che vive di guerra e paura smette di difendere sé stessa e comincia ad assomigliare a ciò che dice di combattere.
Condiviso la settimana scorsa, senza firma. Cercandolo in rete si scopre che risale a dicembre 2025, alla faccia degli “ultimi giorni”. Ed è un testo che presenta non pochi problemi. Triste vederlo condiviso da chi segue pagine di verifica dei fatti: evidentemente i fatti valgono solo quando coincidono con i propri pregiudizi (e purtroppo sappiamo bene che succede spesso).
La commissione non eletta
Partiamo dal basso, perché nel testo la parte più debole di tutte è quella relativa alla Commissione non eletta, quel:
…una Commissione non eletta si arroga il diritto di decidere per centinaia di milioni di persone, senza controllo politico reale, la minaccia non viene più dall’esterno ma dal cuore delle istituzioni stesse…
Suona molto come la propaganda che circolava dieci anni fa tra i sostenitori del Movimento Cinque Stelle e della Lega che, contando evidentemente sull’ignoranza del proprio elettorato, parlavano di Primo Ministro non eletto, quando chiunque dotato di spirito critico e un pizzico di capacità di ragionamento era in grado di spiegare con attenzione come funzionasse quella nomina. Ecco, la Commissione di cui parla il post funziona suppergiù alla stessa maniera: il presidente viene proposto dal Consiglio europeo (cioè dai governi eletti) tenendo conto del risultato delle elezioni europee, ed è eletto dal Parlamento europeo a maggioranza assoluta (art. 17 TUE); von der Leyen è stata rieletta nel luglio 2024 con 401 voti. L’intero collegio dei commissari deve poi ottenere la fiducia del Parlamento, che può sfiduciarlo con una mozione di censura (art. 234 TFUE): e di mozione di sfiducia almeno una è stata presentata e poi è stata respinta, nel luglio 2025, con 360 contrari e 175 favorevoli. La Commissione propone le leggi, ma le approvano Parlamento e Consiglio. Potremmo dire che magari c’è un controllo debole, ma non che non esista.
Le sanzioni
Di rimando le sanzioni non le attribuisce von der Leyen, ma appunto le decide il Consiglio all’unanimità dei 27 governi (art. 29 e 31 TUE, art. 215 TFUE). La Commissione propone le sanzioni, ma le approvano gli Stati, Italia compresa. Dare a intendere che le scelga e imponga von der Leyen è fuorviante, oltre che sbagliato.
La confisca dei beni
Anche qui si sta facendo disinformazione: nel dicembre 2025 l’Unione Europea ha deciso di sostenere Kiev per il 2026-2027 con un prestito da 90 miliardi finanziato con debito comune, senza usare gli asset russi, che restano bloccati. Bloccati significa che i legittimi proprietari non possono usarli, ma il capitale resta lì: l’UE finora ha usato solo gli extraprofitti generati da quei fondi per ripagare la quota europea del prestito G7 da 45 miliardi all’Ucraina. Confisca è un’altra cosa. Sia chiaro, il tema dell’uso dei beni russi è tornato alla ribalta anche ad agosto, con Svezia, Paesi Bassi, Spagna e Polonia che hanno chiesto alla Commissione di esplorare “nuove opzioni” sull’uso dei beni di Mosca. La cosa curiosa è che a spingere per usare quei beni sono dei governi nazionali, non la “Commissione che si arroga il diritto di decidere”.
Concludendo
Questi errori, lasciatemelo dire, suonano troppo come critiche mosse dalla Russia, critiche che se inserite in un articolo d’opinione si confondono insieme alle altre, magari più legittime, che si possono sollevare su Ursula von der Leyen. Ma su questi tre temi il post sbaglia alla grande. La cosa interessante è che il post circola appunto da dicembre 2025, proprio i giorni in cui il Consiglio europeo discuteva del prestito all’Ucraina. E torna a girare adesso, a settembre 2026, proprio mentre il tema degli asset russi è tornato sul tavolo. Nove mesi dopo, la “confisca” di cui parla non è avvenuta.
maicolengel at butac punto it
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