Prete caccia un’anziana, la casa serve ai profughi

Elivet Logan Rogers 21 Apr 2016
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ANZIANASFRATTATA

Qualche giorno fa ha fatto molto scalpore l’ennesimo invito del Papa all’accoglienza e alla tolleranza, soprattutto considerando che la Chiesa non è sempre stata sinonimo di lotta alla discriminazione.

Eppure per qualche motivo questa volta si è creato un polverone sul suo invito, proprio da parte di fazioni che di solito gli forniscono un sostegno acritico.

Tant’è che riscattonazionale.it ha deciso che sarebbe stato il caso di fare un po’ di disinformazione, perché va bene essere cattolici e tutti fratelli e tutto il resto, ma ecco, con quelli proprio no.

La notizia riguarderebbe il caso di una vedova settantasettenne sfrattata per far posto ai rifugiati.

“La casa è abitata da una parrocchiana di 77 anni, vedova da tre mesi. Lo scorso gennaio l’anziana ha ricevuto la lettera di sfratto, che oggi per la seconda volta l’ufficiale giudiziario e le forze dell’ordine cercheranno di rendere esecutivo.
La parrocchia vuole metterlo a disposizione dei sedicenti profughi, in cambio, la Prefettura deve essere disposta a restaurare l’immobile. A spese dei contribuenti.
«La casa è inagibile, l’impianto di riscaldamento e quello elettrico sono fuori norma, se succede qualcosa la responsabilità è della parrocchia – spiega don Cesare – ora la casa verrà chiusa, noi non abbiamo soldi per restaurarla. Seguendo le parole di papa Francesco, che ha invitato le parrocchie ad accogliere i profughi, potremmo mettere a disposizione la casa se la Prefettura o la Regione sono disponibili a eseguire i lavori necessari ad avere l’agibilità».”

Come non notare l’evidente contraddizione nelle sedicenti parole di don Cesare, che pur affermando l’inagibilità della casa stessa e le casse vuote delle parrocchia, vuole comunque ascoltare l’invito di Papa Francesco?

E questo è un ottimo indicatore per notare la manipolazione della vicenda, che non è iniziata né con la visita del Papa ai profughi e il suo invito (cosa successa comunque di recente), né con il tentativo di sfratto che secondo il blog sarebbe accaduto a gennaio 2016.
La storia in realtà risale ad almeno un anno fa. È uscita sul quotidiano locale “La Nuova di Venezia e Mestre” in data 9 ottobre 2015, dove la signora (presentata con nome e cognome tra l’altro) dice chiaramente che:

“Mio marito ha abitato qui per 83 anni[…] Lui è morto il 9 aprile scorso e dopo una settimana dal funerale sono venuti a dirmi che me ne dovevo andare.”

Si evince che la storia dello sfratto non è recentissima e che la questione è molto più complessa: viene citato inoltre che sì, la casa è inagibile, ma che anche la signora non risulta in emergenza abitativa e che la parrocchia dà in affitto queste case per meno della metà del valore del mercato e che la signora in questione paga(va) 43€ al mese di affitto.

Inoltre viene anche affermato che il comune sta cercando di mediare tra la parrocchia e la signora. Ma non solo, Don Cesare è stato anche intervistato riguardo la possibilità di ospitare dei rifugiati e proprio per le casse in perdita ha affermato che “non è la priorità”. Questa è la prima metà della vicenda.

La seconda viene direttamente dal Patriarcato di Venezia, che il 10 ottobre emette un comunicato stampa dove vengono presentate una serie di motivazioni, giuste o sbagliate che siano, per la quale la signora è stata sottoposta alle procedure di sfratto.

E infine viene concluso che:

“Come già affermato, l’ipotesi circolata di ospitare una famiglia di profughi non è perciò ad oggi percorribile ma rappresenta solo un’eventualità futura, come possibile e buon esempio di accoglienza fraterna e solidale nei confronti di chi è veramente bisognoso”.

Ovvero: ci sono delle solide motivazioni per cui la signora è stata sfrattata, ma che la destinazione finale dell’immobile non è quella che temono i razzisti nostrani.

Che lo sfratto in questione sia giusto o no non è di mia competenza dirlo, ma voler incolpare i migranti per lo sfratto della signora è del tutto in malafede.

Di fatti la questione riguarda solo questi punti:

  • L’inagibilità dell’immobile;
  • Un canone di locazione del tutto inadeguato, che non bastava nemmeno per coprire le tasse;
  • La necessità della parrocchia di voler mettere in regola il proprio bene e di poterne per cui ricevere un canone congruo al suo valore di mercato;
  • Che la parrocchia si è indebitata per un importo di 370.000€ allo scopo di mettere in agio i 13 beni immobili che possiede (e che quindi il mutuo non è a carico della Prefettura e non si è optato per questa soluzione per dare ospitalità ai profughi).

Non credo sia necessario aggiungere altro.
Elivet Logan Rogers

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