Disinformazione: il falso mito della protezione 50
Una fonte istituzionale con un largo seguito diffonde disinformazione che può mettere a rischio la salute dei propri follower...

Oggi non vi riporto un post, e quanto vi racconto non viene propriamente da una segnalazione: si tratta di una “leggenda” che io stesso ho sentito in spiaggia da persone a cui tengo, convinte che quanto mi raccontavano fosse assolutamente corretto. Mi sono messo a cercare e ho trovato un post social, pubblicato l’anno scorso dalla pagina Facebook Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci. Il post recita così:
Sfatiamo un falso mito. Quando scegliamo una crema solare, potremmo erroneamente pensare che un fattore di protezione 50 sia molto più efficace di un fattore 30. È sufficiente fare qualche calcolo per scoprire che la verità è un’altra. Il numero accanto alla sigla SPF (Sun Protection Factor, in italiano “fattore di protezione solare”) indica il livello di protezione che il prodotto offre contro i raggi UVB del Sole, e in particolare la percentuale di raggi che riesce comunque a raggiungere la pelle nonostante la protezione.
Un SPF 30 consente che solo 1/30 ≈ 3,3% dei raggi UVB raggiunga la pelle, bloccandone quindi circa il 96,7%.
Un SPF 50 permette il passaggio di 1/50 = 2% dei raggi UVB, bloccandone circa il 98%.
Passando quindi da un SPF 30 a un SPF 50, la differenza è solo dell’1,3% in termini di raggi UVB bloccati.
👀 ATTENZIONE agli SPF troppo bassi. Ad esempio, un fattore di protezione 5 lascerebbe passare 1/5 ≈ 20% dei raggi UVB❗Inoltre, non basta scegliere una protezione alta per evitare ustioni e danni alla pelle. È fondamentale applicare la giusta quantità di crema (circa 2 mg per cm²) e riapplicarla più volte al giorno.
𝐌𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐜𝐫𝐞𝐦𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢?
Contengono filtri che possono essere fisici o chimici. I filtri fisici agiscono riflettendo i raggi UV come specchi, mentre quelli chimici li assorbono e li trasformano in calore. Ancora una volta, la scienza si rivela utile anche in vacanza.

Il succo è esattamente quello che mi era stato raccontato appunto dagli amici in spiaggia, che, partendo da questa informazione, mi raccontavano della loro scelta di acquistare una protezione 30 invece che 50, con un risparmio monetario non indifferente.
Sia chiaro, i numeri sono corretti, ma la metrica scelta per confrontarli è quella sbagliata, ed è proprio questo il trucco statistico – magari involontario – che ha portato l’autore del post a minimizzare una differenza reale.
Il problema
Il museo confronta il 96,7% contro il 98% di raggi bloccati, e conclude che la differenza è solo dell’1,3%. Matematicamente il dato è corretto. Ma quando due valori sono già entrambi vicini al 100%, la differenza in punti percentuali è la misura meno informativa che si possa scegliere; è lo stesso errore concettuale di chiedere “che differenza vuoi che sia?” se grazie a un farmaco la sopravvivenza è passata dal 99% al 99,5%, ignorando che il tasso di mortalità si è dimezzato.
La misura che conta davvero è quella che arriva sulla pelle, non quella che viene fermata: SPF 30 lascia passare il 3,3% dei raggi UVB, SPF 50 il 2%. Il 3,3% è 1,65 volte più UV del 2%, quindi con SPF 30 la pelle riceve circa il 65% in più di radiazione UVB rispetto a SPF 50. Su un’intera giornata in spiaggia, quel 65% di radiazione in più si somma minuto per minuto. Per essere più terra terra: con SPF 50 quasi un terzo di UV in meno che raggiunge la pelle, anche se la percentuale “bloccata” si muove appena.
L’altro problema
Quel post, senza approfondimento alcuno, è realmente stato pubblicato dalla pagina Facebook ufficiale del Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, che ha oltre 115mila follower, e immagino contenuti simili siano stati diffusi su altri profili social del Museo, col rischio di convincere altri follower ad abbassare la guardia. Voi capite quanto tutto questo possa essere pericoloso?
Chi l’ha scritto, in buona fede o meno, è stato a nostro avviso molto irresponsabile: la diffusione da una fonte istituzionale nota come il Museo della Scienza di Milano lo rende molto più credibile agli occhi dei follower. Quanti quest’anno avranno usato un fattore protezione minore del necessario sulla base della disinformazione di quel post?
maicolengel at butac punto it
Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!
Un altro modo per sostenerci è acquistare uno dei libri consigliati sulla nostra pagina Amazon, la trovi qui.
BUTAC vi aspetta anche su Telegram con il canale con tutti gli aggiornamenti.
Immagine di testa di BATCH by Wisconsin Hemp Scientific su Unsplash