Il protocollo, il cardiologo e la malinformazione

Parliamo ancora di quanto il "protocollo Tachipirina e vigile attesa" sia una narrazione nata nella mente dei novax

maicolengel butac 4 Feb 2026
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La settimana scorsa, a seguito di un nostro articolo sul cosiddetto protocollo Tachipirina e vigile attesa, ci è stato segnalato un post di un medico che in passato avevamo già incrociato sulle nostre pagine. Un passato che sembra lontanissimo, ma che in realtà è solo di cinque anni fa: il 2021.

Il post che ci avete segnalato è questo:

Per alcuni colleghi, biologi et similia che ancora non hanno percepito la gravità di “tachipirina e vigile attesa” (presto spero di parlare dalle loro riviste di riferimento), che non era una invenzione no vax (ho fatto io stesso due dosi Pfizer: mai più!)
Ci sono 2 sentenze del TAR che lo confermano.
Ancora non vi è chiaro (e questo ancora non vi è chiaro, diamine!) che gli antinfiammatori sono la terapia causale, non antivirali o vaccino (vedi ultima recente ennesima pubblicazione Istituto Mario Negri). Se al mio posto ci fosse stato Magellano, ribadendo le stesse linee guida del 10 marzo 2020 anche al 10 ottobre 2020, vi avrebbe appesi al pennone più alto (cit. Stephen Sweig, Magellano). Studi ce n’erano, ma aspettarsi un trial durante lo tsunami è irragionevole, come disse il prof Puoti. La Ragione ha tanti metodi per arrivare alla conoscenza. La Medicina Basata sulle Evidenze non era il metodo adeguato se non per le evidenze di tipo C. Ne è risultata una umiliazione inaccettabile da parte dello Stato Italiano verso quei suoi medici che, rischiando la vita, hanno trovato le terapie per COVID durante la prima ondata. Lo Stato ha umiliato i suoi medici, probabilmente i migliori al mondo, che si sono prodigati per salvare il prossimo in condizioni impossibili, preferendo un business americano di dubbia efficacia.
Non lo dimenticheremo!!!

Il tono come potete vedere è decisamente polemico, il contenuto rivendicativo; la struttura – che ha ormai annoiato – è quella classica del ve l’avevamo detto e non ci avete ascoltati. Il problema, però, non è il tono rabbioso. Il problema è l’uso distorto di fatti, sentenze e studi scientifici, piegati a sostenere una narrazione che a una lettura attenta non regge. Vediamolo insieme.

Il protocollo

Partiamo dall’inizio. Il cardiologo che firma il post sostiene che il cosiddetto “protocollo Tachipirina e vigile attesa” non fosse un’invenzione dei no-vax, ma quanto effettivamente suggerito da medici e autorità sanitarie per affrontare la pandemia.

Qui c’è la prima mezza bugia.

Non è mai esistito un “protocollo Tachipirina e Vigile Attesa” inteso come percorso terapeutico unico e rigido. Le indicazioni ufficiali prevedevano più percorsi, adattabili al contesto clinico e alla fase della malattia. Percorsi che, curiosamente, non vengono mai citati da chi continua a riproporre la stessa narrazione, probabilmente per non dover ammettere di aver semplificato (quando va bene) o detto sciocchezze (quando va male) nei primi mesi della pandemia.

Va inoltre ricordato un dettaglio che un medico dovrebbe avere ben chiaro: quelle linee guida arrivavano in una fase in cui non esistevano terapie validate, la medicina territoriale era sotto pressione e l’obiettivo principale era evitare il collasso degli ospedali. Omettere questo contesto è una scelta, non è una dimenticanza innocente. Ed è una scelta che rientra perfettamente nell’antica arte della malinformazione.

Le sentenze

Nel post il cardiologo cita due sentenze del TAR, e le usa come se fossero un bollino di verità scientifica. Ma come abbiamo ripetuto più volte su queste pagine, fin da prima della pandemia, la scienza non la fanno i tribunali, bensì gli scienziati. Le sentenze citate affermano un principio giuridico preciso e condivisibile: le linee guida non possono impedire al medico di agire secondo scienza e coscienza.

Il TAR non stabilisce quali cure funzionino, non certifica terapie, non riscrive la letteratura scientifica. Ribadisce semplicemente che, se un medico ritiene una terapia adeguata per il proprio paziente, può prescriverla, assumendosene ovviamente la responsabilità professionale. Ovvero, nel merito, l’esatto contrario della narrazione novax che vorrebbe il “protocollo Tachipirina e vigile attesa” come unico percorso possibile, pena la radiazione.

Usare queste sentenze come prova dell’esistenza di una verità clinica negata è una forzatura che confonde diritto e medicina. E confonderli, in questo contesto, non è affatto innocuo.

Gli antinfiammatori

Definire gli antinfiammatori “terapia causale” significa usare un termine che in campo medico ha un preciso significato. Una terapia causale agisce sulla causa primaria della malattia, non sulle sue conseguenze. Nel caso del COVID la causa iniziale è un’infezione virale, e l’infiammazione è la risposta del nostro organismo, pertanto gli antinfiammatori possono sicuramente avere un ruolo nel trattamento dell’infezione, ma questo non li rende causali, visto che non trattano l’infezione virale ma solo l’infiammazione conseguente. Dare a intendere diversamente è grave, specie se a farlo è un medico. A sostegno della propria tesi, il cardiologo cita studi dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Studi che, però, non parlano mai di terapia causale, ma che in compenso spiegano con chiarezza qualcosa di molto diverso: l’uso tempestivo di farmaci antinfiammatori non steroidei, inclusa l’aspirina, può ridurre le manifestazioni di malattia grave e quindi, in alcuni contesti, la necessità di ricorrere all’ospedale.

Concludendo

Tutti hanno diritto alle proprie opinioni, questo è sacrosanto, ma c’è una grossa differenza tra l’avere una propria opinione ed esternarla al mondo dai propri profili ufficiali quando svolgi una professione sanitaria. Quando si parla in pubblico, da medici, le parole contano, ed esiste uno specifico codice deontologico da rispettare. Le opinioni personali non possono essere presentate come fatti accertati, né la ricerca scientifica può venire piegata al proprio bias. Sia chiaro, la scienza non è infallibile, ma ha un metodo, che prevede prudenza, limiti e contesto; chi decide di ignorare il metodo scientifico o di usarlo in maniera selettiva non sta facendo critica scientifica, sta manipolando i fatti a favore dei propri pregiudizi e del proprio pubblico. Legittimo farlo, ma non indossando un camice.

Se l’Ordine a cui il medico è iscritto prenderà provvedimenti  sarà comunque troppo tardi.

maicolengel at butac punto it

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