Qualche giorno fa… Di Bella

maicolengel butac 28 Giu 2018
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Il 18 giugno 2018, Informare X Resistere (IXR) – sito che, non comprendo come, è riuscito nel passare da testata di controinformazione laica tendente a sinistra a sito ultracattolico simpatizzante della destra estrema – è apparso un articolo che titola così:

Di Bella aveva ragione, ecco cosa hanno scoperto con nuovi studi

L’articolo però risale al 2016, copiato e incollato da una delle tante testate online che già l’avevano pubblicato. Non ho voglia di parlare di nuovo di Di Bella, come ben sapete non sono un medico. Ma non è necessario che ne parli io, il sito Dottore ma è vero che? ha realizzato una semplice scheda, comprensibile a tutti, redatta dal dott. Salvo di Grazia, cosa chiedere di meglio?

Ve ne riporto il succo:

Esistono studi che confermano la validità del “metodo Di Bella”?

Gli studi effettuati in passato smentiscono assolutamente la validità di questa presunta cura; esistono studi che sembrerebbero mostrare effetti ma si tratta di dati scadenti e pubblicati tutti dallo staff di Di Bella o da collaboratori. Nessuno studio indipendente, compresi quelli della sperimentazione, mostra un effetto curativo di questo “metodo”.

Qui su BUTAC ne abbiamo parlato più volte negli anni, i fatti sono chiari a tutto il mondo accademico. Quello che si chiama metodo di Bella non ha mai dato prova di funzionare come cura per i tumori. Ma ovviamente questo non basta, esiste una folta schiera di persone tutt’ora convinte della sua efficacia. Non ho mai capito fino in fondo quanti di loro lo facciano in buona fede e quanti invece abbiano da guadagnarci. Ma questa massa funziona esattamente come una setta. Se si parla male del MdB loro arrivano, commentano, segnalano, si arrabbiano, offendono e minacciano. L’abbiamo visto succedere più volte. Quello di cui non mi capacito è come sia ancor oggi possibile convincere la gente sulla base di articoli copia e incolla, datati oltretutto.

Vediamo di capirci

Quando mi fate una segnalazione la prima cosa che faccio è vedere cosa mi linkate, se è un testo lo leggo, dall’inizio alla fine, ma prima vado alla ricerca di una fonte, per capire se sia o meno un pezzo originale. Su IXR non c’è una fonte per il pezzo, se non una firma, Maurizio, “autore” di oltre 600 articoli in circa un anno. Sti ca***… Io credevo di essere bravino ad aver quasi raggiunto quota tremila in sei anni. Ma il mio stupore è durato poco. Leggendo l’articolo sono arrivato a questa frase:

Qualche giorno fa è stata pubblicata una ricerca pubblicata su Stem Cells International, sulle cellule staminali

Il link riporta a una ricerca, pubblicata a fine 2015. Siamo a giugno 2018. Qualche giorno fa?

Eh no Maurizio, tu quell’articolo mica l’hai scritto, forse manco lo hai letto. L’hai copiato e incollato pari pari. Probabilmente da Dionidream, che l’aveva pubblicato due anni fa. E probabilmente hai fatto lo stesso con molti altri di quegli oltre 600. Non che ci sia nulla di grave, è pratica diffusissima nel web. Ma fateci caso, il vecchio IXR (che comunque non apprezzavo) aveva articoli originali che venivano poi copiati da altri siti. Oggi è il contrario. Vorrei tanto che tutto questo servisse da lezione.

Indefinito, quindi riciclabile

Molti degli articoli che restano indefiniti sull’arco spazio-temporale sono scritti apposta per essere costantemente riciclati. Quando vedete articoli siffatti sappiate che non siete di fronte a una news, ma a un esercizio di stile, nell’arte di diffusione della disinformazione.

Un articolo indefinito permette di essere riciclato negli anni, su diverse testate, da diversi autori, senza che il lettore pigro se ne renda mai conto. Questa diffusione è una tattica, sfruttata costantemente per far sparire dall’indicizzazione dei motori di ricerca tutti gli altri risultati. Questo tipo di tecniche dovrebbero farci venire qualche dubbio sulla buona fede di chi le sfrutta. Purtroppo la pigrizia e la scarsa conoscenza del mezzo digitale da parte della massa non aiutano affatto l’evolversi della situazione. E nelle scuole si fa ancora pochissima alfabetizzazione digitale. Ma non demordiamo, conto sempre in qualche ministro dell’istruzione illuminato sulla via di Damasco.

maicolengel at butac punto it
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