I gommoni dei rifugiati e il Corriere della sera

maicolengel butac 8 Ago 2017
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Il 7 agosto 2017 sul Corriere della Sera appare un articolo con questo titolo:

In vendita online i gommoni cinesi per il traffico di migranti

Articolo che viene accompagnato da questa foto in bassa risoluzione:

Peccato notare come foto e fonte risalgano ad un articolo di gennaio 2016 pubblicato su una testata americana.


Così racconta il Corriere:

«Refugee boat», «Refugee edition», «Extra large capacity». Se ne parla da tempo. Gommoni di qualità scadente, venduti sotto costo su i siti di ecommerce come il cinese Alibaba. Sono le imbarcazioni usate dai trafficanti libici per mettere in mare i migranti, acquistate via internet da società cinesi. Che ancora, nonostante le denunce e le inchieste, operano indisturbate. Per trovare quei gommoni low cost, basta andare sui motori di ricerca e digitare la dicitura «refugee boat». Aggiungendo il nome della piattaforma di ecommerce e salta fuori di tutto.

Io (anche per merito di una tempestiva segnalazione) ho fatto la prova, sono andato su AliBaba e ho cercato:


Senza successo. L’unico modo per trovare su alibaba uno dei gommoni citati al momento è avendo un link diretto, come questo che ci ha gentilmente segnalato Federico Colossi nei commenti, ma anche via google, pur comparendo un annuncio relativo ai Refugee Boat:

Clikkandolo si arriva qui:

Ho cercato anche su altri dei siti che vengono proposti dal Corriere, DamaYacht ad esempio secondo il Corriere avrebbe in listino questo:


Ma sul sito inserendo le parole di ricerca l’unico gommone che troviamo è questo:

E lo stesso succede su altri siti visitati. Sia chiaro, non metto in dubbio che sia successo, e che ci siano siti che tutt’ora vendono barche di bassa qualità contando anche su acquirenti come gli scafisti. Ma sembra che le immagini riprese dal Corriere siano vecchie, molte già rimosse. Riportare la notizia in questa maniera non lo ritengo giornalismo corretto prima di tutto perché attacca piattaforme che evidentemente già l’anno scorso dopo le critiche erano corse ai ripari vietando o rimuovendo i prodotti pubblicizzati dai propri inserzionisti in quella maniera, ma anche perché non fornisce un adeguato servizio al lettore. Sul web comunque è possibile trovare altri articoli che nei mesi scorsi ne hanno parlato, non solo quelli relativi al 2016. L’articolo sa tanto di riciclo di vecchia notizia. O comunque di articolo riempitivo, abbastanza inutile visto che la storia circola appunto da gennaio 2016.

Tanto d’estate chi vuoi che se ne accorga?
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