Gli emendamenti al Regolamento Sanitario Internazionale

Cosa prevedono, cosa cambia per i Paesi che li hanno approvati o respinti e quali sono le conseguenze concrete

maicolengel butac 23 Lug 2025
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Come vi abbiamo raccontato in un precedente articolo, l’Italia ha scelto di non accettare gli emendamenti proposti dall’OMS al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI). Emendamenti che sono stati proposti dopo l’emergenza pandemica del 2020 che ha mostrato i punti deboli dell’RSI in vigore dal 2005.

Noi abbiamo scritto più articoli sulla materia, ma, come ci è stato fatto notare da un lettore, non avevamo mai realizzato un articolo che si concentrasse unicamente sugli emendamenti: cosa prevedono, cosa cambia per i Paesi che li hanno approvati o respinti e quali sono le conseguenze concrete.

Così abbiamo deciso di rimediare, non solo per voi che ci leggete con costanza, ma anche per quei politici e giornalisti che hanno festeggiato la decisione italiana con toni trionfalistici. Peccato che non ci fosse davvero niente da festeggiare.

Riduzione dei tempi per l’entrata in vigore delle modifiche

L’emendamento proposto serve a ridurre da 18 a 12 mesi (inizialmente si era proposto 10) il tempo a disposizione di uno Stato per rifiutare un emendamento al Regolamento dopo che è stato approvato.

Accoglierlo vuol dire rendere più rapide ed efficienti le future modifiche al Regolamento, soprattutto in situazioni d’emergenza sanitaria globale, come la pandemia da COVID-19.
Rifiutarlo significa mantenere tempi molto lunghi, anche in casi in cui la rapidità è essenziale per poter fare la differenza nella risposta sanitaria.

La narrazione sovranista è stata “Vogliono toglierci il diritto di dire no”, ma come potete chiaramente comprendere è falso: la possibilità di rifiutare le modifiche resta, si accorciano solo i tempi in cui le modifiche vengono accettate o rifiutate.

Notifica rapida all’OMS in caso di minacce sanitarie

L’emendamento proposto impone agli Stati membri l’obbligo di notificare all’OMS entro 48 ore qualsiasi evento che possa costituire un rischio sanitario internazionale.

Each State Party shall assess events … within 48 hours … notify WHO … within 24 hours of assessment … of all events which may constitute a PHEIC …

Accoglierlo significa facilitare la risposta globale coordinata evitando che un’epidemia, ad esempio, possa trasformarsi in pandemia.
Rifiutarlo significa lasciare la possibilità agli Stati di avere sicuramente maggiore libertà, ma anche di insabbiare o ritardare eventuali segnalazioni cruciali. Un esempio concreto: se un Paese come l’Italia notasse segnali di possibile emergenza sanitaria, magari in aree turistiche o periodi di alta stagione, segnalare la questione all’OMS potrebbe aver ripercussioni sul turismo, e sappiamo bene quanto alcuni antepongono gli interessi economici a quelli sanitari.

La narrazione sovranista è “ci obbligano a dichiarare le pandemie” quando si tratta unicamente di condivisione di informazioni allo scopo di tutelare la salute pubblica, non di cessione del potere decisionale.

Definizione più chiara di Public Health Emergency of International Concern (PHEIC) ovvero l’Emergenza sanitaria pubblica di interesse nazionale

L’emendamento proposto serve a rafforzare e chiarire meglio i criteri con cui l’OMS può dichiarare un’emergenza sanitaria globale.

Accoglierlo significa avere più trasparenza e dei criteri oggettivi per evitare decisioni soggettive, arbitrarie e politicamente manipolabili.
Rifiutare l’emendamento significa lasciare spazio a confusione e polemiche, proprio come abbiamo visto durante la pandemia.

La narrazione sovranista sostiene che grazie a quest’emendamento l’OMS potrà dichiarare emergenze per ogni raffreddore, quando in realtà l’emendamento serve proprio a evitare eventuale confusione e abusi.

Accesso equo a vaccini, test e trattamenti

L’emedamento proposto prevede di favorire i meccanismi di solidarietà internazionale per l’accesso agli strumenti sanitari in caso di emergenze (vaccini, terapie, diagnostica).

Accettarlo significa perlomeno cercare di evitare, come successo nel 2021, che i Paesi ricchi si accapparrino tutte le risorse disponibili e quelli poveri restino tagliati fuori.
Rifiutarlo significa accettare la logica del “chi ha i soldi può avere accesso alle cure chi è povero resta a guardare”.

La narrazione sovranista dice che “Vogliono toglierci i brevetti per i farmaci essenziali”, ma in realtà l’emendamento si riferisce alla cooperazione internazionale, non all’esproprio dei brevetti farmaceutici. Qualcuno in questo caso si chiederà perché noi Paesi ricchi dovremmo occuparci dei Paesi più poveri, ma il concetto è semplice: in caso di emergenze sanitarie internazionali, se non curiamo tutto il pianeta non possiamo uscire dalla situazione di emergenza.

Raccomandazioni coordinate su viaggi e restrizioni

L’emendamento proposto prevede che, in caso di emergenze, l’OMS possa emettere raccomandazioni per coordinare le misure per viaggi, test e quarantene.

Accoglierlo significa avere un unico ente che suggerisce le regole tra gli Stati, in maniera di avere una risposta coordinata, così che si possa evitare il caos tra diverse misure di controllo. Rifiutarlo significa lasciare tutto alla discrezione dei singoli governi, col rischio di misure inefficaci e scoordinate fra loro.

La narrazione sovranista sostiene che l’emendamento nasca per imporre i vaccini per viaggiare, ma come avete letto si tratta di raccomandazioni, non imposizioni.

Concludendo

Chi, come dicevamo nell’altro articolo, festeggia la mancata approvazione di questi emendamenti da parte del nostro governo o non ha proprio letto gli emendamenti o non li ha capiti, a meno che l’intenzione non fosse fin dall’inizio di sabotare il Paese.

Il Regolamento Sanitario Internazionale non è uno strumento di controllo delle masse, né un cavallo di Troia per imporre vaccini o restrizioni stile Green pass. Si tratta di un normale patto tra Stati per cooperare su una questione che tocca tutti: la salute. Le malattie, come abbiamo imparato sulla nostra pelle, non si fermano alla dogana, loro dei confini se ne infischiano.

Se davvero il governo vuole proteggere e tutelare la salute dei cittadini dovrebbe partire dai fatti e dalle evidenze, invece che farne sempre una mera questione di approvazione del proprio elettorato.

Il resto, purtroppo, è propaganda. E nemmeno fatta bene.

maicolengel at butac punto it

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