La precisione nei dettagli – Il terremoto in Calabria

"La grande profondità marina in cui si è sviluppato ha protetto le coste e le città"? Siamo andati a verificare, con l'aiuto di un lettore...

Redazione Butac 3 Giu 2026
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Abbiamo ricevuto una segnalazione di quelle che in redazione amiamo: circoscritta, con già tutti i dettagli per un veloce fact-checking. Segnalazione di cui vi riporto parte della mail che ci è arrivata, per farvi capire come si può essere precisi e d’aiuto nel segnalare un fatto:

Approssimare i sottotitoli, in certi contesti, non fa onore a importanti testate come Repubblica. Non solo: può generare notevole confusione, soprattutto quando alla “profondità” si aggiunge l’aggettivo “marina”. Cosa significa, che il Mar Tirreno è profondo 250,2 km anzichè 3785 m, ovvero poco meno di 1/67° della profondità dell’ipocentro? In confronto la Fossa delle Marianne, con i suoi 10994 m di profondità, sarebbe una barzelletta… Il sottotitolo continua che la grande profondità “ha protetto le coste e le città”; quindi la Profondità svolge un’azione “protettrice” nei confronti di coste e città? Mah…

Non possiamo altro che ringraziare l’autore della mail per esser stato così conciso e dettagliato nello spiegare i fatti; ci ha allegato anche le fonti, ma noi, come sempre, abbiamo fatto le nostre verifiche in autonomia.

Il titolo di Repubblica (e il suo sottotitolo) recitano:

Forte terremoto davanti alle coste della Calabria: magnitudo 6.2 con epicentro in mare

Il sisma è stato registrato alle 00.12 dall’istituto di geofisica e vulcanologia. La grande profondità marina in cui si è sviluppato ha protetto le coste e le città

Il problema è proprio quello segnalato dal nostro lettore: profondità marina e ipocentrale non sono la stessa cosa, e la differenza andrebbe spiegata nella maniera corretta per evitare di disinformare il lettore.

Il Mar Tirreno ha una profondità massima di circa 3.785 metri. L’ipocentro del terremoto del 2 giugno era a 250 chilometri sotto il fondo marino, quindi era a una profondità 66 volte superiore a quella del fondale. Non può pertanto essere la profondità marina ad aver protetto coste e città.

Un terremoto con ipocentro a 250 km si comporta allo stesso modo sia che sopra ci siano tre chilometri d’acqua sia che ci sia la terraferma: quello che conta è la distanza dalla sorgente sismica, non quanta acqua c’è in superficie. Se lo stesso tipo di terremoto fosse stato sotto la Pianura Padana, con ipocentro sempre a 250 km di profondità, l’effetto sarebbe stato lo stesso: l’acqua non ha nulla a che fare col fatto che coste e città sono rimaste intoccate. Come conferma l’INGV nel suo comunicato dedicato all’evento, i terremoti profondi caratteristici di quest’area del Tirreno meridionale sono provocati dalla subduzione della litosfera ionica sotto la Calabria, un fenomeno che avviene nel mantello, non in fondo al mare.

Non crediamo di dover aggiungere altro.

redazione at butac punto it

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