Riti tribali a scuola

Lady Cocca 20 Mar 2018
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Abbiamo vista condivisa da parecchie pagine complottarde (alcune delle quali, giustamente, in black list) una notizia di cronaca spicciola veneta.

In una scuola di Dossobuono (VR), nell’ambito di un progetto approvato dal Consiglio d’istituto (composto anche da genitori) alcuni giovani migranti nigeriani seguiti da una cooperativa sociale hanno tenuto due incontri sulle tradizioni e sulla cultura africana. “I ragazzi, dopo l’introduzione delle maestre, hanno spiegato che nella loro tradizione esistono determinati riti” spiega il preside, aggiungendo: “Come accade nelle lezioni di religione in cui si spiegano le altre forme di culto”.

I giovani hanno fatto disegnare ai bambini i mascheroni tribali, guidandoli anche in qualche passo di danza.

Tutto qui, niente di straordinario a nostro avviso: ma uno zelante genitore, Gianni Toffali, che l’Arena ci presenta come “autore di diversi blog contrari alla modernità laicista, sinistra, anticlericale e gayfila” ha scatenato un putiferio.

Sono entrati in classe i neri accompagnati da ragazzi probabilmente di centri sociali perché avevano capelli rasta e orecchini

Dice Toffali.

Ci avevano informati che si trattava di giochi e di una gita al museo, non che avrebbero parlato di pratiche magiche e di iniziazione allo spiritismo. Anche la Balena blu è un gioco. I nigeriani spingono le loro donne a prostituirsi ricattandole con le pratiche vudù.

Come si vede, il cattolicissimo sig. Toffali ritiene che i nigeriani siano tutti sfruttatori di donne, chissà se si offende quando sente gli stranieri definire gli italiani come mafiosi e suonatori di mandolino.

Ovviamente le varie “testate” xenofobe online si sono gettate a pesce sulla storia, parlando di “equiparazione delle sotto culture al cristianesimo”, di “scristianizzazione” dei bambini (non è uno scioglilingua, scrivono proprio così) malgrado persino un sacerdote, don Giuseppe Mirandola, del Centro per la Pastorale dei Migranti asserisca: “Nessun patentino per sentirsi migliore, cioè la nostra cultura cristiana non è per nulla migliore delle altre religioni”.

Che dire? Ci sembra la vecchia storia della montagna che partorisce il topolino, con l’aggravante però che ogni occasione è buona per prendersela con chi è diverso da noi, specialmente nel colore della pelle.

Ah, e se la foto sul giornale vi sembra poco “africana”, avete ragione: in realtà si tratta di indigeni della Papua Nuova Guinea, come una velocissima ricerca su TinEye ci ha fatto sapere in due minuti. Ma si sa, neri son neri anche loro, e quindi che importa?

Lady Cocca

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