Sanna Marin, la settimana corta e le 6 ore di lavoro

maicolengel butac 8 Gen 2020
article-post
Aggiungi Butac tra le tue fonti preferite su Google

Ormai questa storia è passata su tutti i media nazionali, credo ne abbiano parlato anche in televisione, ma per fortuna, tra gli altri, gli amici de Il Post (che da sempre vi suggerisco di seguire) l’hanno già sbufalata a sufficienza. Vi riporto solo il loro titolo del 7 gennaio 2019:

No, la prima ministra finlandese non vuole ridurre la settimana lavorativa a quattro giorni

Contrariamente a quanto avete letto negli ultimi giorni sui giornali: era solo un’idea avanzata prima che entrasse in carica

Quello che trovo interessante nell’analisi di come una non-notizia risalente ad agosto 2019 sia arrivata sui media mondiali a cavallo tra dicembre e gennaio 2020, è verificare il percorso in rete che la stessa ha fatto nelle ultime settimane.

A dicembre molte testate europee riportavano di come il Ministro degli Interni dell’Estonia avesse offeso Sanna Marin definendola la commessa/cassiera/addetta alle vendite (visto che questo è stato uno dei lavori fatti dalla giovane finlandese prima di approdare al Parlamento). Lo stesso presidente dell’Estonia si è sentito in dovere di porgere le sue scuse a Marin. Il nome di Sanna Marin pertanto, tra la sua nomina e questa storia, era automaticamente più virale, normale che qualche testata cercasse di cavalcare il fatto.

Chi per primo l’ha ripresa in dicembre è la testata austriaca Kontrast di proprietà del gruppo parlamentare social-democratico austriaco (SPO). La testata fa “giornalismo collaborativo”, o meglio pubblica notizie che siano state portate all’attenzione della redazione da qualche lettore/collaboratore, evidentemente senza verifiche sufficienti.

Kontrast è una testata nata nel 2016, l’autore dell’articolo sulla ministra finlandese è Patricia Huber, caporedattrice della testata. L’articolo non riporta nessun riferimento temporale a quando Sanna Marin avesse detto la frase riportata nel titolo, e non spiega in alcuna maniera che non si trattava di una promessa politica, ma solo di una personale opinione rilasciata nel corso di un’intervista.

Da Kontrast austriaco si passa a Scoop Me, che rilancia la storia in inglese copiandola pari pari da Kontrast. ScoopMe è un sito che raccoglie notizie, le traduce in inglese e le rilancia, sulla loro pagina Chi siamo si descrivono così:

Scoop.me is run by the Austrian non-profit “Association for the Democratization of Information”, that needs your help for further developement.

Scoop.me invites progressive media platforms around the world to share their publications for translation and republishing. You are warmly invited to share contribution!

Non fanno altro che ribloggare tradotte in inglese news di ogni genere, senza alcuna verifica. Da lì il passo è stato breve, la notizia è arrivata su NewEurope, che il 2 gennaio l’ha ripresa tale e quale, e a seguire la stessa è finita su svariate testate britanniche a più larga diffusione, ed è stata ripresa anche da noi in Italia.

Questo per farvi capire il processo con cui una notizia arriva nelle vostre case, processo evidentemente fallace vista la scarsa verifica dei fatti che viene fatta via via. La cosa che a me lascia sempre un filo sconcertato è che le persone che hanno passato la notizia in tutti i suoi passaggi sono pagate per informarci, non per fare da meri traduttori. E invece su una singola storia, non verificata, ci hanno mangiato in tanti, in tanti Paesi europei (e probabilmente non solo). Certo non si tratterà di grandi cifre, ma la notizia ha avuto una sua viralità, quindi perlomeno in termini di click pubblicitari le varie testate hanno avuto tutto l’interesse a far sì che girasse.

Poco importava che fosse o meno una notizia verificata.

maicolengel at butac punto it
Se ti è piaciuto l’articolo, sostienici su Patreon o su PayPal! Può bastare anche il costo di un caffè!

Ci avete segnalato un post, un post che oggi raggiunge una grossa viralità grazie a un insieme di fatti, ma che va smentito prima che nelle teste di alcuni la bugia che viene raccontata diventi un fatto. Il post è questo: Per chi avesse problemi a leggerne il testo lo riportiamo nella sua interezza: Mostrami […]

Redazione Butac | 29 ott 2026

Il primo ottobre 2026 la Commissione europea ha inviato a nove Stati europei un “parere motivato”: Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia. Parere motivato è la traduzione italiana di Reasoned Opinion, e viene dall‘art. 258 del Trattato sul funzionamento dell’UE, quello che regola le procedure d’infrazione. L’iter è questo Prima […]

maicolengel butac | 28 ott 2026

ARTICOLO AGGIORNATO CON CORREZIONE IN EVIDENZA NELL’ULTIMO PARAGRAFO Su alcune testate internazionali il mese scorso si è parlato molto del matrimonio di Donald Trump Jr, dei soldi di un oligarca vicino al Cremlino, e di come Donald Trump abbia dovuto fare quelle che definirei “dichiarazioni scomode”. Sui giornali italiani la storia c’è stata, ma un po’ […]

maicolengel butac | 27 ott 2026

Sulla bacheca del senatore della Lega Gianluca Cantalamessa ci avete segnalato questo video: [meride embed=”28212″] Accompagnato da questo testo: Najmeh Amini, 23 anni, studentessa condannata a morte in Iran per un presunto post (di cui nessuno, però, conosce il contenuto) in cui avrebbe insultato Maometto. «Oggi non voglio fare la figura dell’eroina. Voglio solo che […]

maicolengel butac | 27 ott 2026