Sayer Ji, le pandemie e gli Epstein Files

La diffusione degli Epstein Files ci mostrerà chiaramente, nei prossimi tempi, come documenti reali possano essere reinterpretati per sostenere teorie del complotto di vario genere

maicolengel butac 9 Feb 2026
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Ci avete segnalato un articolo pubblicato da Giubbe Rosse che sta trovando molte condivisioni, si tratta della semplice traduzione di un articolo pubblicato sempre su SubStack da Sayer Ji, titolo in italiano:

DAI FILE EPSTEIN EMERGE UN’ARCHITETTURA VENTENNALE DIETRO LE PANDEMIE COME MODELLO DI BUSINESS. CON BILL GATES AL CENTRO

In inglese:

BREAKING: The Epstein Files Illuminate a 20-Year Architecture Behind Pandemics as a Business Model—With Bill Gates at the Center of the Network

Partiamo dall’autore del testo, ovvero la fonte di quanto riportato: capire chi è l’autore e quale tipo di contenuti produce è infatti un passaggio fondamentale per valutare l’attendibilità di un testo che pretende di offrire rivelazioni di portata globale.

Chi è Sayer Ji

Sayer Ji è il fondatore di GreenMedInfo, un portale di medicina alternativa americano già accusato da realtà come la McGill University di portare avanti interpretazioni pseudoscientifiche pericolose. Secondo il Center for Countering Digital Hate Ji è uno dei maggiori diffusori di disinformazione vaccinale e il motivo del suo operato è tutto legato al business e non alla difesa dei suoi follower dalla cattiva scienza. La tecnica di Ji negli anni si è affinata: oggi è noto per produrre lunghissimi testi, ricchi di riferimenti tecnici, citazioni scientifiche e collegamenti vari, che utilizza per sostenere le sue personali narrazioni complottiste.

Lo stesso approccio è evidente anche nell’articolo tradotto da Giubbe Rosse. Si tratta di una tecnica piuttosto diffusa nella disinformazione scientifica: creare nel lettore la percezione di un’analisi approfondita attraverso l’accumulo di dati, documenti e terminologia specialistica, senza però fornire prove verificabili dei collegamenti causali tra gli elementi citati.

Non a caso, il testo viene condiviso sui social con commenti come:

“articolo monumentale”

Quando l’unica cosa monumentale è il quantitativo di gibberish scientifico senza prove che vi è contenuto.

Il testo

L’articolo come dicevamo è estremamente lungo, ricco di riferimenti tecnici, email, nomi e concetti scientifici, ma il problema è che la quantità di materiale citato non equivale automaticamente a fornire prove di quanto narrato, anzi.

Le email e i documenti riportati fanno riferimento a discussioni finanziarie, investimenti e proposte progettuali, elementi comuni nel mondo della ricerca. Ma appunto, non esistono evidenze giudiziarie o investigative che dimostrino l’esistenza di un piano organizzato per creare o sfruttare pandemie.

Ji nel suo articolo persegue il suo modus operandi: costruisce una narrazione per associazione. Si prendono singoli elementi reali che vengono accostati fra loro fino a suggerire che dietro ci sia una strategia globale coordinata. Peccato che sia nei documenti che sono usciti nell’ambito dell’indagine sugli Epstein Files sia nel testo di Ji non ci sia una singola prova documentale di quanto sostenuto.

Il lettore viene accompagnato lungo un percorso tortuoso che serve appunto a fargli credere che sia documentato e approfondito, quando in realtà si tratta solo e unicamente di fumo negli occhi di chi legge. Il tutto si regge unicamente sull’accumulo delle informazioni, invece che sulla verifica dei collegamenti tra i vari elementi del racconto.

Il finanziamento dei vaccini

Mi limiterò a un esempio concreto di questa tecnica, perché perdere più tempo del necessario non ha alcun senso. Uno dei fondamenti della narrazione portata avanti da Ji è che alcune delle email venute fuori con gli Epstein Files dimostrerebbero appunto l’esistenza di una rete finanziaria globale per trasformare le pandemie in un modello di business. Ma in realtà le mail a cui fa riferimento non fanno altro che mostrare discussioni su strumenti finanziari e progetti sanitari noti, che esistono da decenni nel contesto della cooperazione internazionale e della ricerca medica. Il finanziamento della ricerca sui vaccini, così come la creazione di fondi dedicati alla prevenzione delle pandemie, sono pratiche consolidate e pubblicamente documentate, nate proprio per rispondere al rischio reale rappresentato dalle malattie infettive emergenti e dalla possibilità, documentata, dello scoppio di nuove epidemie.

Nel testo di Ji però questi elementi, innocenti e noti, vengono manipolati per poterli presentare come parte di una strategia coordinata e pianificata con il solo scopo di trarre profitto da crisi sanitarie pianificate (un po’ come fa chi, nel 2026, presenta la correlazione tra vaccino anti-COVID e miocarditi come qualcosa che cercano di tenerci nascosto, per poter presentare se stessi come quelli che portano alla luce scoperte sconvolgenti). Ma è appunto un salto logico privo di prove, che nasce solo grazie all’accostamento narrativo di mail, nomi, organizzazioni, estrapolati dal loro contesto.

Concludendo

L’articolo di Ji è il perfetto esempio – uno dei tanti, purtroppo – di come documenti reali possano essere reinterpretati per sostenere teorie complottiste di vario genere. Purtroppo la tecnica utilizzata è tale che solo chi è abituato all’analisi più approfondita di questo tipo di contenuti riesce a riconoscere subito il pattern, mentre il pubblico generalista rischia di cascare nella narrazione complottista o comunque di pensare che un fondo di verità possa esserci.

Alla fine, quanto letto non è altro che pura malinformazione fatta per avvelenare il pozzo. Generare confusione sugli Epstein Files serve sia a rafforzare la narrazione dell’élite che manovra il mondo, sia a far dimenticare che tra i soggetti più citati nei file troviamo tanti degli idoli del mondo complottista.

maicolengel at butac punto it

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