“Se avessimo dato retta a tutti gli studi”: la citazione di Abrignani stravolta dalla disinformazione

L'analisi del dibattito in Commissione COVID: il Prof. Abrignani non parlava di negligenza, ma del difficile equilibrio tra scienza in movimento e necessità di agire

Beatrice 2 Dic 2025
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Prendere una frase, estrapolarla dal contesto originale e cambiarne completamente il significato, ammantandola di un tono cospiratorio forzato e costruito a tavolino. Una brutta abitudine che non passa mai di moda e che questa volta ha colpito il professor Sergio Abrignani, immunologo ed ex membro del CTS (Comitato Tecnico Scientifico), durante gli anni della pandemia.

Subito dopo la sua audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza sanitaria da SARS-CoV-2, sui social ha iniziata a circolare una foto del professore, che riportava una frase da lui effettivamente pronunciata durante il suo intervento in commissione:

“Se avessimo dato retta a tutti gli studi avremmo bloccato tutti i vaccini”.

Inquietante, vero? Peccato che, anche questa volta, la manipolazione degli antivaccinisti abbia stravolto totalmente il messaggio reale. Un fatto che appare piuttosto evidente, una volta approfondita la notizia.

Innanzitutto, partiamo con un dettaglio che ha subito colpito la mia attenzione: la data riportata nell’immagine è sbagliata. Il professor Sergio Abrignani è stato effettivamente ascoltato dalla Commissione COVID, ma l’audizione si è tenuta lunedì 17 novembre 2025 e non il domenica 16, giorno festivo in cui le commissioni parlamentari non sono operative.

Inoltre è importante sottolineare come durante questa audizione, e in altre sue dichiarazioni pubbliche sul tema, Abrignani abbia spesso affrontato la complessa dinamica della ricerca in tempo di pandemia, soprattutto per quanto riguarda i vaccini.

Nello specifico, come si può serenamente evincere al minuto 25:30 della registrazione della seduta caricata su YouTube, in questo caso il Professor Abrignani non stava mostrando superficialità riguardo al lavoro svolto durante la pandemia, tutt’altro.

Il concetto espresso di Abrignani verteva infatti sul dilemma affrontato durante le fasi più acute dell’emergenza sanitaria, un momento storico che ha messo in luce la tensione ineludibile tra il rigore scientifico e l’urgenza dell’azione pubblica.

Per sua natura, la scienza è un processo dinamico, fatto di tentativi ed errori, in cui gli studi iniziali sono spesso parziali, provvisori o persino in apparente conflitto, e il consenso universale e la perfezione metodologica si raggiungono solo attraverso il consolidamento dei dati nel tempo.

Come evidenziato in sede di commissione, se si fosse atteso il raggiungimento di una certezza assoluta su ogni singolo aspetto, ritardando l’azione finché ogni protocollo non fosse stato metodologicamente ineccepibile o universalmente accettato, l’intervento cruciale – in questo caso l’avvio della campagna vaccinale – sarebbe stato fatalmente paralizzato o ritardato in modo inaccettabile, esponendo la popolazione a rischi maggiori.

L’azione rapida, pur navigando nell’inevitabile incertezza dei dati scientifici in progress, ha rappresentato un difficile ma necessario compromesso tra la cautela metodologica e la responsabilità di salvare vite umane immediate. Questo però non significa che ci abbiano “usato come cavie” o che l’operato del CTS non sia stato accurato in relazione alle informazioni disponibili in quel momento.

Il problema è che in casi come questi la manipolazione di una singola frase, estrapolata per suggerire negligenza o cospirazione, non solo stravolge il messaggio di un professionista, ma mira a erodere la fiducia nel processo scientifico stesso. Una pratica portata avanti da chi, senza argomentazioni efficaci, può solo distorcere quelle degli altri per farsi ascoltare.

Beatrice D’Ascenzi

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