EUROIMMIGRATI

Tempo fa avevo scritto un lungo articolo che cercava di spiegare cosa fossero i famosi 30-35 euro che si dice vengano dati ogni giorno agli immigrati. Post che avevo successivamente riscritto in occasione dell’inizio dell’estate, ma sempre riferendomi ad una notizia specifica. Quindi in entrambi i casi le cose venivano viste dai miei amati detrattori come articoli in difesa di una fazione politica. Di questo, come sempre, mi dispiace tanto. Questo articolo che segue vorrebbe esser solo ed unicamente un’analisi dei dati che tutti sareste in grado di ricavare usando un browser e un po’ di pazienza.

Partiamo dal numero di immigrati (che godono di accoglienza temporanea grazie allo status di profughi) ci sono in Italia al momento. Ad oggi le stime parlano di circa 80mila persone (non le ho fatte io, lo sostiene il Giornale in un articolo di questi giorni – 10 agosto 2015). Ottantamila persone che sono in centri d’accoglienza temporanea; visti gli allarmi emergenza immigrati reputo che sia una cifra alta, superiore alla norma, ma facciamo finta siano quel numero, tutto l’anno. Questi immigrati arrivati nel nostro paese sono già stati dichiarati profughi da paesi in guerra, sono liberi di circolare, e anzi sono invitati a farlo, per cercare lavoro e sistemazione quanto prima, non sono in vacanza a farsi servire la colazione in camera.

Il concetto sarebbe chiaro, diamo loro accoglienza per un periodo (solitamente dai tre ai sei mesi, ma a causa di alcuni problemi gestionali tutti italiani a volte si arriva all’anno intero di permanenza) nell’attesa che si trovino un lavoro o proseguano nel loro cammino verso il paese di destinazione. Le strutture in cui li facciamo soggiornare dovrebbero essere strutture ricettive in grado di comprendere nella retta:

  • servizi di lavanderia;
  • servizi di assistenza generica alla persona;
  • pulizia giornaliera e periodica dei locali e degli arredi;
  • disinfezione, disinfestazione, derattizzazione e deblattizzazione delle superfici;
  • raccolta e smaltimento dei rifiuti;
  • erogazione dei pasti, sette giorni a settimana, con prima colazione, pranzo e cena in base al numero delle presenze effettive nella struttura;
  • struttura di accoglienza, con effetti adeguati al posto occupato quali materasso, cuscino, lenzuola, federe e coperte che saranno periodicamente cambiati dai servizi di lavanderia;
  • vestiario adeguato alla stagione;
  • prodotti per l’igiene personale e rinnovo degli stessi consumabili con l’uso (sapone, shampoo, dentifricio, carta igienica);
  • erogazione del pocket money nella misura di 2,50 euro pro-capite/pro-die fino ad un massimo di 7,50 euro per nucleo familiare, da erogare sotto forma di buoni spendibili in strutture ed esercenti convenzionati, o di carte prepagate da utilizzare a seconda delle necessità dell’ospite (schede telefoniche, snack alimentari, giornali, sigarette, fototessere, biglietti per il trasporto pubblico).
  • servizi per l’integrazione (mediazione linguistica e culturale, servizio di informazione sulla normativa concernente l’immigrazione, sostegno socio-psicologico e altro ancora).

Quindi i famosi soldi che si “danno agli immigrati” vengono in realtà dati a chi gestisce la struttura ricettiva. Facciamo un esempio: il proprietario di una struttura (i famosi “4 stelle con piscina” che vedo spesso comparire nei post che parlano d’immigrati e accoglienza), che è chiuso per qualche motivo (crisi, ristrutturazioni, licenza revocata, fallimento dei gestori, le ragioni possono essere tante)democrazia-renzi-immigrati può intascare 30 (o 35 o 40, ormai questa storia gira di volta in volta con totali diversi) euro più IVA per tenere degli immigrati, due per camera, anche tre volendo. La struttura inutilizzata (ma che costa di tasse e mantenimento) di colpo rientra “in attivo” visto che l’albergatore potrà, volendo, gestire tutto lui al meglio,  sala conferenze per corsi d’italiano, cucine per preparare i pasti, qualche aiutante per fare le pulizie base e un servizio lavanderia per il bucato.

Nulla di così tragico, parte di quei soldi verranno usati per beni di prima necessità e bollette, altri andranno nelle tasche di chi gestirà la cosa, dando anche un po’ di lavoro ad altri ancora. Certo, a nessuno fa piacere se di colpo l’hotel abbandonato dietro l’angolo si trasforma in residenza temporanea per profughi. Posso capirlo: non sapere chi siano, cosa facciano, che lingue parlino. Anche un po’ di paura dello straniero, visto quanto, certe testate, amano fomentarla. Ma questa è una considerazione personale.

Avete letto bene l’elenco poco sopra? Stando agli accordi europei andrebbero offerti servizi per l’integrazione, in Germania e Francia fanno ovunque corsi di lingua. Imparare l’italiano per potersi cercare un’occupazione che lo renda indipendente dal Centro Accoglienza il prima possibile sarebbe buona cosa; in Italia i mediatori e i corsi spesso non vengono forniti.

Quanti sono gli  immigrati che abbiano diritto attualmente all’accoglienza in Italia? Il Giornale come vi dicevo stima circa 80mila. Nel 2013 su Repubblica si diceva ce ne fossero circa 60mila (mentre in Germania nello stesso anno si diceva ne fossero stati accolti oltre 500mila, con simili costi pro capite).

Quest’anno abbiamo 80mila profughi in Italia, di cui occuparci, calcoliamo pure il prezzo di 35 euro al giorno.

Quanto fa in totale? Circa 1 miliardo di euro. Mica bruscolini, sia chiaro.

Di quel miliardo, da quel che ho trovato, circa il 70% viene da fondi statali mentre il 30% da fondi europei. Quindi per semplicità diciamo 700 milioni italiani e 300 milioni europei. Se non venissero stanziati per i profughi i fondi europei verrebbero a mancare, quindi contiamo solo sui 700 milioni.

Disoccupati in Italia a marzo 2015: 3.220.000.

Se quei soldi venissero dati a loro, ognuno riceverebbe circa 220 euro all’anno in più. 18 euro e rotti al mese. Gli cambierebbero la vita? Non credo. Farebbero miracoli al suo stato di disoccupato? Neppure.

Invece per quegli 80mila quei soldi sono la differenza tra la strada e un futuro non roseo, che potrebbe portarne sempre più a percorrere strade sbagliate.

700 milioni di euro sono piccola cosa a fronte del bilancio di un paese; lo so che per il comune cittadino sembrano grandi numeri, ma in realtà come spiegato sopra si tratta di una cifra minuscola, che oltretutto genera lavoro a sua volta.

Esiste un bel post su Vice che parla delle tante bufale sull’immigrazione, citano anche noi, e ce ne fa piacere.

maicolengel at butac.it

Se sei interessato solo ai dati fermati qui, l’articolo di Butac è finito.


Quelle che seguono sono opinioni del tutto personali, ma questo resta il mio piccolo blog alla fine.

Sarebbe interessante analizzare anche quel fenomeno (tipicamente italiano) del business dell’immigrato.  I tempi di permanenza nei Centri d’accoglienza da noi si dilungano, spesso non per colpa dell’indolenza del profugo (sia chiaro, anche fra di loro ci saranno sfaticati e piantagrane, come in ogni rappresentanza di un popolo, l’imbecille c’è sempre). In Italia succede che il Centro Accoglienza sia mal collegato al resto del paese (a volte mi domando se non seguano il detto occhio non vede cuore non duole). E che per raggiungere zone sensate dove cercar lavoro ci vogliano ore a piedi o mezzi di trasporto. Ma come se lo paga un autobus il profugo che vede 2,50 al giorno di diaria? Viste le distanze da percorrere con quei soldi a fatica ci fa stare il viaggio d’andata (o di ritorno). E il resto della giornata deve arrangiarsi. Se vuole da mangiare a pranzo deve tornare al Centro Accoglienza. Ma il peggio è quando mancano del tutto i corsi di lingua, ovvio che sia difficile per qualcuno che non parla l’italiano per niente integrarsi o cercare un lavoro.

Qui da noi la maggioranza delle strutture sono gestite da privati (cooperative, enti caritatevoli) spesso MAL gestite. Strutture che pur d’accettare nuovi ospiti (quindi nuovi fondi) sovraffollano, non forniscono i servizi promessi in cambio della cifra, o ancor peggio si trovano in zone talmente disagiate e distanti dalle città da rendere agli ospiti quasi impossibile andare alla ricerca di un lavoro e di una nuova sistemazione. A chi gestisce questo fa comodo, più stanno, più ne arrivano, più soldi entrano. E questo non va bene. Non è una situazione facile, ma coi fondi che sono entrati di anno in anno i comuni avrebbero dovuto pensare alla creazione di strutture serie, da gestire in proprio, bypassando i privati, ed incassare così direttamente i contributi statali ed europei.

Ma non saremmo in Italia.

maicolengel at butac.it

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