DEMONIMONSANTO

TgCom riporta una strana notizia:

80suicidiindiani

A Badi sono certi: c’è una “presenza demoniaca” che spinge le persone a togliersi la vita. Questo villaggio di 2.500 abitanti del Madhya Pradesh, in India, è balzato all’onore delle cronache per l’insolita quantità di suicidi: solo nei primi tre mesi del 2016 si sono uccise 80 persone. A riportarlo è il Times of India. “Ci sono 320 famiglie nel nostro villaggio e almeno una persona da ognuna di queste si è uccisa”, ha spiegato un funzionario locale.

Rajendra Sisodiya, il “sarpanch” (“capovillaggio”), si dice certo che sia una “presenza demoniaca” a produrre questi suicidi. Lui stesso è dovuto subentrare nell’incarico al cugino, Jeevan, che si impiccato a un albero di fronte alla casa. Anche la madre e il fratello del “sarpanch” si sono tolti la vita.

Psichiatra: “Colpa dei pesticidi” – Alla pista demoniaca non credono tuttavia le autorità mediche. Srikanth Reddy, uno psichiatra, spiega che questi suicidi potrebbero essere dovuti a episodi depressivi e schizofrenici legati, probabilmente, all’alto tasso di pesticidi usati nei campi e a stress finanziario. In particolare, il medico ha segnalato uno studio in Cina, che aveva individuato la causa della depressione in diversi contadini suicidi in alcuni insetticidi contenenti organofosfati, che sono anche alla base di alcuni gas nervini.

A parte la perla “alla pista demoniaca non credono tuttavia le autorità mediche”, e meno male! Abbiamo cercato di capirne qualcosa di più.

Dei suicidi di Badi (un villaggio che si trova in uno dei distretti più poveri e arretrati dell’India) il primo a parlarne è stato il Daily Mail, seguito a ruota da parecchie testate online e soprattutto da siti complottisti e nazivegan. A sua volta il Daily Mail ha riportato un articolo del Times of India, che si conclude con una frase interessante:

Jitendra Kushwaha, a police chowki in-charge, said, “Even when these villagers get hurt, they go to quacks instead of hospitals. Many suicides were psychologically ill.They were not taken to doctors for fear of social stigma.”

Jitendra Kushwaha, un ufficiale di polizia (?) ha detto “Anche quando questi contadini stanno male, vanno dai ciarlatani invece che all’ospedale. Molti suicidi erano malati psicologicamente. Non sono stati portati dal medico per paura di essere stigmatizzati (dai compaesani)”

Monsanto (ancora tu, ma non dovevamo non vederci più?)

Già nel 2008, in occasione del terribile suicidio di un contadino indiano, il Daily Mail proclamò che dietro l’estremo gesto ci fossero i debiti contratti per procurarsi semi di cotone geneticamente modificati dall’onnipresente Monsanto. Questi semi contengono il Bacillus thuringiensis, un batterio dalle proprietà insetticide che protegge le piante dagli attacchi di varie larve che potrebbero distruggerle, aumentando sensibilmente il raccolto del cotone nel Paese.

Inoltre, contenendo tale batterio, l’uso di pesticidi nella coltivazione del cotone può essere diminuito considerevolmente.

L’oppositrice più feroce della Monsanto è l’attivista indiana Vandana Shiva. Leader del movimento antiglobalista negli anni ‘90, Shiva dipinge spesso lo stile di vita dei contadini indiani come una “gestione sacra” della madre terra, e vede le sementi geneticamente modificate e brevettate come parte di un complotto delle multinazionali per dominare l’agricoltura e schiavizzare i contadini. E’ autrice di numerosi libri; la sua veduta idilliaca dell’agricoltura tradizionale è un argomento popolare nel mondo antiglobalista ed è condivisa da moltissime persone.

Con questo non intendiamo certo sostenere che la Monsanto sia un’opera pia che pensa solamente al benessere universale, ma forse vederla come la fonte di tutte le nefandezze è un po’ esagerato.

E’ vero che, dal 1995, è in corso una vera e propria ondata di suicidi tra i contadini indiani, ma la Monsanto ha iniziato a vendere i suoi semi geneticamente modificati soltanto nel 2002, inoltre la percentuale dei suicidi tra i contadini è piuttosto bassa: secondo un rapporto emesso nel 2008 dall’International Food Policy Research Institute, si aggira attorno a 1,5 ogni 100.000 persone, contro una media nazionale  di 10 su 100.000.

Quali possono essere allora le cause?

Secondo quanto fanno notare diversi siti online, uno dei grandi problemi della coltivazione del cotone in India è che più del 65% di questo prodotto viene da piccole fattorie che non dispongtono di sistemi di irrigazione e si basano semplicemente sul monsone; è chiaro che, se la pioggia non arriva o è insufficiente, lo scarso raccolto non permetterà loro di acquistare altre sementi e dovranno ricorrere a prestiti, che nelle zone più rurali non sono erogati dalle banche ma da usurai che impongono altissimi tassi d’interesse.

Quindi, la bancarotta e la miseria portano facilmente i coltivatori alla disperazione e al suicidio.

L’effetto Werther

Le ragioni di questa tragica epidemia di suicidi sono come si vede molto più complesse di quanto suppone il dottor Reddy; si deve inoltre considerare quello che si chiama Effetto Werther e cioè il fenomeno per cui la notizia di un suicidio può provocare una catena di altri suicidi in una comunità.

Come dice un articolo su Issues.org, “E’ chiara la necessità di attuare riforme che diano ai contadini indiani risorse finanziarie e sociali migliori di oggi. E quando la siccità o le inondazioni li perseguitano, la mancanza di una rete di sicurezza statale può portarli al suicidio. Dare la colpa di questi suicidi al cotone geneticamente modificato sembra non solo scorretto ma anche qualcosa che distrae dalle vere cause di un tragico problema. Ci si chiede quale problema gli attivisti come Vandana Shiva siano interessati a risolvere: sicuramente non è quello della sopravvivenza dei contadini indiani”.

Fonti: