Il suicidio assistito e “la deriva canadese”

Il cherry picking di casi estremi, utillizzati per generalizzare, è un potente strumento disinformativo

maicolengel butac 9 Gen 2026
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Su molte testate italiane contrarie a qualsiasi modifica delle leggi sul suicidio assistito, nelle ultime ore sono comparsi titoli come questo de La Verità:

Eutanasia se hai l’anca rotta. La deriva canadese dimostra i rischi della legalizzazione

Nella preview dell’articolo viene mostrata una tabella con i dati sull’eutanasia in Canada, tabella che è possibile recuperare anche su Wikipedia e che riporta numeri sostanzialmente corretti, così come sono corretti i numeri citati da La Verità.

Ed è grazie a questo che possiamo capire che siamo di fronte a un caso di malinformazione.
I dati sono veri. Le informazioni prese singolarmente sono vere. Quello che manca completamente è il contesto e un raffronto con le regole in vigore. È così che funziona la malinformazione: non racconti bugie, ma ometti dettagli fondamentali, costruisci una narrazione parziale in modo che nessuno possa accusarti formalmente di aver detto il falso. Ed è importante imparare a riconoscerla, perché chi fa ricorso regolarmente alla malinformazione è spesso il peggiore dei disinformatori: agisce in modo deliberato e in malafede.

Sostenere che “il 5% dei decessi canadesi è causato dalla morte assistita” senza spiegare chi sono le persone che vi hanno fatto ricorso è un po’ come dire che “il 100% delle persone che muoiono muore”. Non è informazione, è parlare alle pance. Fin da subito, però, è chiaro dove l’articolo vuole andare a parare. La fonte, unica, è un noto attivista pro-vita canadese, Alex Schadenberg, autore di un libro contro l’eutanasia distribuito negli ultimi anni in tutto il mondo da reti di attivisti pro-vita. Schadenberg è laureato in Storia e non ha alcuna competenza medica che gli permetta di sentenziare su una legge in cui il giudizio delle équipe sanitarie è centrale. Parla della materia esclusivamente in quanto contrario per convinzioni ideologiche e religiose.

E infatti nell’articolo vediamo perfettamente il modus operandi di chi non ha interesse a spiegare, ma solo a convincere: cherry picking puro. Si isolano alcuni casi shock (tipo l’anca rotta del titolo) e li si usa per insinuare che quella sia la normalità del sistema MAiD (Medical Assistance in Dying – assistenza medica nel morire). Peccato che la norma canadese dica una cosa molto meno cinematografica e molto più precisa: per essere idonei a MAiD devi soddisfare tutti i criteri, che vi traduciamo di seguito:

Requisiti di idoneità

Per essere idonei all’assistenza medica alla morte, devi soddisfare tutti i criteri seguenti. Devi:

    • essere idoneo ai servizi sanitari finanziati da una provincia o territorio, oppure dal governo federale. Puoi essere idoneo anche se soddisfi il periodo minimo di residenza o di attesa previsto dalla tua provincia o territorio.

    • avere almeno 18 anni ed essere mentalmente competente. Questo significa essere in grado di prendere autonomamente decisioni in ambito sanitario.

    • avere una condizione medica grave e irreversibile.

    • presentare una richiesta volontaria di assistenza medica alla morte.
      La richiesta non deve essere il risultato di pressioni o influenze esterne.

    • fornire un consenso informato per ricevere l’assistenza medica alla morte.

In generale, i visitatori in Canada non sono idonei all’assistenza medica alla morte.


Condizione medica grave e irreversibile

Per essere considerato affetto da una condizione medica grave e irreversibile, devi soddisfare tutti i criteri seguenti. Devi:

    • avere una malattia, patologia o disabilità grave

    • trovarti in uno stato avanzato di declino che non può essere invertito

    • sperimentare sofferenze fisiche o mentali insopportabili causate dalla tua malattia, patologia, disabilità o stato di declino, che non possono essere alleviate in condizioni che tu consideri accettabili

Non è necessario avere una condizione fatale o terminale per essere idonei all’assistenza medica alla morte.

Se la tua unica condizione medica è una malattia mentale, non sei idoneo all’assistenza medica alla morte fino al 17 marzo 2027.

Se hai una malattia mentale insieme ad altre condizioni mediche, potresti essere idoneo all’assistenza medica alla morte.

L’idoneità viene sempre valutata caso per caso e tiene conto di tutte le circostanze rilevanti. Tuttavia, è necessario soddisfare tutti i criteri per essere considerati idonei.

Basta leggere il testo ufficiale per capire perché testate come La Verità e soggetti come Schadenberg preferiscano non citarlo, affidandosi invece a versioni piene di omissioni.

Vale inoltre la pena ricordare un dettaglio che spesso sparisce nei resoconti dei pro-vita: la maggior parte delle persone che ricevono MAiD ha diagnosi gravi, spesso oncologiche, e l’età mediana è alta (78 anni). Se in un report compare anche una frattura dell’anca tra le condizioni cliniche, questo non significa che l’accesso al MAiD venga concesso per l’anca rotta, ma che quel caso presentava un quadro clinico complesso, quadro che chi malinforma omette sistematicamente.

Cosa omette La Verità?

La prima omissione evidente è che il MAiD non è un blocco unico. Esistono due percorsi distinti, e la cui distinzione è fondamentale:

  • il primo riguarda persone la cui morte naturale è ragionevolmente prevedibile dai medici;
  • il secondo riguarda persone con condizioni gravi e irreversibili, ma senza una morte prevedibile a breve termine.

Eppure a La Verità fa piacere raccontarvi solo quel 5% di morti che fanno ricorso al MAiD sul totale dei morti canadesi, omettendo che, di quel 5%, il 95,6% rientra nel primo percorso, cioè persone con prognosi di morte a breve termine e senza possibilità di miglioramento. Persone che hanno scelto come e quando concludere un percorso già segnato. Solo il 4,4% ricade nel secondo percorso.

Su oltre 16mila persone che hanno fatto ricorso al MAiD solo circa 726 l’hanno fatto per condizioni non terminali. Una minoranza, specie se comparata al numero di morti totali in Canada nel 2024: 344,590. Circa lo 0,21% dei morti canadesi.

L’altra cosa che non viene spiegata dai giornalisti contrari al MAiD è che non tutte le richieste vengono accolte; esiste per ora solo il rapporto relativo al 2023, lo potete consultare qui. Ci viene spiegato che su 19660 richieste registrate, 15343 (come da tabella che vedete sopra) sono state accolte, ma ben 2906 persone sono morte prima di ricevere il MAiD (quindi è evidente che erano malati terminali), 915 non sono risultati idonei e 496 hanno ritirato la richiesta dopo aver fatto i primi colloqui con i consulenti MAiD.

Concludendo

In chiusura voglio lasciarvi con un video di Laura Santi, una persona che ho avuto la fortuna di conoscere, seppur solo online, e con cui mi sono scritto molte volte nel corso degli anni.

Laura non c’è più. Ha potuto scegliere quando e come concludere la sua vita e, nel farlo, ci ha lasciato un messaggio potente. Dura undici minuti, ma sono undici minuti che vale la pena spendere.

Non posso davvero aggiungere altro, se non che di Canada ed eutanasia avevamo già parlato altre volte in passato:

maicolengel at butac punto it

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