“Tamponi” cinesi: un filmato che confonde
Un video mostra la produzione di "tamponi" COVID in condizioni igieniche precarie, ma è davvero così? Abbiamo cercato di verificare

Pochi secondi di video capaci di creare dubbi e alimentare complotti. L’ultima segnalazione di un lettore ci porta ad affrontare di nuovo un tema, quello del Covid, che dopo 5 anni sembra non aver ancora perso il potere di generare scompiglio nell’internet.
La clip in questione, pubblicata da un profilo Facebook, risulta apparentemente girata in una fabbrica cinese. La struttura sembrerebbe – o così ci viene suggerito – produrre tamponi molecolari in un ambiente tutt’altro che sterile, in cui lavoratori privi di mascherine e guanti toccano i dispositivi medici senza nessuna forma di attenzione alle norme sanitarie. Una scena poco conciliante, commentata dal profilo in toni sarcastici e allusivi:
RICORDATE I TAMPONI STERILI PER IL COVID19 ? ECCO COME ERANO MANIPOLATI E IMBUSTATI PER S-FOTTERE L’UMANITA.
Partiamo da un presupposto fondamentale: quando si tratta di produzione di tamponi e strumenti medicali, un aspetto cruciale è, chiaramente, la sterilizzazione. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare però il processo di confezionamento non garantisce di per sé la sterilità. Nella maggior parte dei casi, i produttori utilizzano macchinari automatici per imbustare gli articoli in confezioni industriali e successivamente, una volta sigillati, questi vengono sterilizzati tramite l’utilizzo di un’autoclave o di gas come l’ossido di etilene. È questo secondo passaggio che assicura la piena igienizzazione del prodotto finale.
Non è detto però che realtà industriali della Cina rurale non si avvalgano di personale umano per questo compito. Come abbiamo visto questo non rappresenterebbe un problema, perché la priorità durante l’imbustamento non è la totale assenza di contaminanti, ma l’efficienza del processo, mentre la fase critica di sterilizzazione avviene solo in un momento successivo. Quindi sì, potrebbero essere tamponi per diagnosticare COVID-19 ma, anche utilizzando immagini d’impatto come quelle di questo tipo, l’onere della prova è sempre di chi afferma una tesi, e in questo caso il video da solo non ci dice niente. Da chi è stato girato il video? Quando? Dove? Come possiamo essere sicuri che quelli che vediamo nel video siano davvero tamponi utilizzati in ambito medico, e chi ci dice che non siano stati poi sterilizzati successivamente?
Verificare la provenienza di un video del genere non è sempre facile. Estrapolando un frame e caricandolo su Google Lens riusciamo però a scoprire alcune informazioni. Il video compare per la prima volta su X (ex Twitter) tre anni fa. A postarlo sono stati diversi profili asiatici, soprattutto cinesi. L’intento sembra quello di generare sfiducia nei confronti delle istituzioni e anche qui i toni dei commenti risultano allarmisti:
Una fabbrica che produce tamponi per test PCR. L’ambiente di massima qualità in Cina. Contaminazione? Mi chiedo.
E ancora:
Ecco come vengono prodotti i tamponi di cotone per il test dell’acido nucleico. Perché Pechino non li incolpa della causa dell’epidemia?
Il logo nell’angolo in alto a destra della clip suggerisce che il video sia stato originariamente caricato su Sina Weibo, una popolare piattaforma di social media cinese. Le persone che vi sono ritratte sembrano effettivamente impegnate nella produzione manuale di un prodotto, che però – osservandolo attentamente – appare più simile a un cotton fioc multiuso che a un tampone medico sterile.

La distinzione principale tra i due prodotti sta nelle condizioni di produzione, che per i tamponi medici sono molto più stringenti, e nel design specifico degli strumenti. Se questa attribuzione fosse corretta, la confusione sarebbe stata creata associando intenzionalmente il video a un oggetto di uso quotidiano, per suscitare indignazione e farlo diventare virale. Se fosse un tampone per la diagnosi di COVID-19, invece, niente in questo video ci dice che i prodotti confezionati non siano stati sterilizzati successivamente, com’è normale nel processo di produzione di questi dispositivi medici. In conclusione, questo video è un chiaro esempio di come la disinformazione sfrutti contenuti reali, ma decontestualizzati, per creare una narrazione falsa, arrivando a estrapolare parti dal loro contesto originale, trasformandoli in strumenti per ingannare e manipolare.
Beatrice D’Ascenzi
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