Ci sarebbe da stare qui ore a parlare del caso Cambridge Analytica e della profilazione online. Ma oggi voglio limitarmi ad un piccolo attacco a quella categoria di persone che di mestiere dovrebbe informare il pubblico che sta a casa.

Cambridge Analytica, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine

Questo il titolo che ho visto girare su The Post International, testata di solito abbastanza attenta a fare corretta informazione, specie nell’ultimo periodo. La notizia in realtà non è proprio quella del titolo, la procura di Roma al massimo ha ricevuto un esposto da parte di un associazione in difesa dei consumatori e forse un giorno se ne occuperà (anche se non vedo cosa potrebbe realmente fare).

Quello che vorrei però fosse chiaro a tutti è che quella riportata da The Post International non è una notizia, ma una pubblicità ingannevole, l’associazione in difesa dei consumatori è nota per cavalcare qualsiasi storia buchi le prime pagine dei giornali. Il motivo dovrebbe essere lampante, questa gente campa sulle iscrizioni di chi ritiene facciano un lavoro utile. Più finiscono sui giornali come difensori contro il sistema cattivo più soci possono sperare di raggranellare.

Io capisco che prima della lotta contro i vaccini magari tutto questo non fosse chiaro a tutti. Ma oggi? Dopo mesi di campagne lanciate da questi biechi soggetti come è possibile che non voi giornalisti non vi rendiate ancora conto del danno che fate nel passare i loro comunicati stampa?

Queste associazioni (sono tante eh) stanno sfruttando un trucchetto vecchio come il cucco, far parlare di loro, poco importa che sia bene o male. Basta che se ne parli. Alla gente alla fine rimangono in mente i marchi, gli acronimi, il contesto spesso sfugge.

In questa maniera risparmio soldini per la pubblicità e magari raggranello 5 o 6 nuovi iscritti.

C’è un altro aspetto che vorrei evidenziare, riporto dall’articolo di TPI:

L’esposto è stato inviato dall’associazione a 104 Procure di tutta Italia e al Garante della Privacy. L’obiettivo, fa sapere [omissis per evitare ulteriore pubblicità], è verificare eventuali illeciti sul fronte della privacy degli utenti commessi sul territorio italiano.

Lo capite che è anche con giochetti come questi che le nostre procure s’intasano? Basta un funzionario che prenda la cosa sul serio e smuova persone per fare indagini. Persone pagate dalle casse dello Stato, persone che costano soldi delle nostre tasse, quando invece l’associazione in difesa dei consumatori di soldini per fare indagini non ne spende nemmeno uno! Anzi, rischia di guadagnarne.

Oltretutto l’esposto stesso dimostra la pochissima conoscenza del web, e la poca voglia di approfondire i fatti da soli. Cambridge Analytica ha sfruttato canali che erano autorizzati da Facebook per raccogliere i dati, li ha usati in maniera al limite del lecito, ma tutti gli utenti di cui è stata fatta profilazione hanno autorizzato le app a raccogliere e usare quei dati.

L’analfabetismo digitale non è una scusa valida…

Spero di non avervi annoiato, ma a volte sento la necessità di uno sfogo.

maicolengel at butac punto it

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