In questi giorni ci capita di leggere sui giornali articoli che raccontano la “grande truffa” dei diamanti da investimento nelle banche.

Nel 2012 BUTAC ancora non esisteva, ma io facevo già il gioielliere e mi dilettavo di scrivere su Lega Nerd. Quando cominciarono (per l’ennesima volta, perché sono anni che banche e giornali spingono questo mercato falsato sui diamanti) a pubblicizzare quasi ovunque questi “diamanti” da comperare in banca mi mossi subito, con un articolo e con segnalazioni a testate che avrebbero potuto fare chiarezza. Scrissi persino al Gabibbo e a Report nel 2012, spiegando abbastanza attentamente perché quello che vedevamo proporre da banche e aziende fosse l’ennesima truffa ai danni del consumatore. Pensate che mi abbia ascoltato qualcuno?

Nessuna delle testate da me contattate all’epoca dedicò una singola riga alle mie lamentele.  Anzi, qualcuno mi rispose piccato minacciando querele se non avessi eliminato il nome della loro testata dalle mie denunce.

La mia segnalazione al Gabibbo (ma è la stessa mail mandata alla redazione di Report e delle testate che all’epoca dei fatti erano coinvolte nel caso) diceva:

Un “giornale” nazionale negli ultimi tre mesi ha pubblicato per ben due volte nelle pagine
di economia un intera pagina dedicata ai diamanti, una pagina rivolta ai consumatori dove si farebbe presente come “investire” in diamanti. Nulla nella pagina fa pensare ad una pubblicità, ma in entrambi le occasioni come esperto viene intervistato il Sig.X della ditta XXX! L’articolo centrale spiega come i diamanti siano un buon investimento (da fare in banca) e l’intervista a X sembra dar ragione alla giornalista. Peccato che al tempo stesso sia lo stesso X che vende le pietre alle banche. È chiaramente una pubblicità ingannevole, ed è  chiaramente una truffa (come già successe negli anni 70 con le stesse procedure)! I diamanti sono un bene rifugio OVUNQUE LI SI COMPRI, basta stare attenti ai certificati di garanzia e comperarne uno che venga da una società come GIA o IGI riconosciuta internazionalmente! Io faccio di famiglia il gioielliere, sono 180 anni che la mia famiglia opera nel campo e vedrei volentieri sputtanati il Sig.X e la ditta XXX (insieme al giornale)!

Come è andata a finire credo lo sappiate, visto che i titoli di questi giorni riportano:

Risparmio tradito, ecco come le banche vendevano i diamanti allo sportello

Scandalo diamanti venduti dalle banche, già oltre 150 casi a Modena

Diamanti Idb e Dpi: il modulo di reclamo da inviare anche alle banche

Sono passati circa sei anni dall’articolo che avevo scritto su Lega Nerd, ma quanto cercavo di spiegare è ancora valido e per vostra comodità ve lo riporto anche se in originale lo trovate qui.


I diamanti (come l’oro) non sono investimenti

Una premessa: nella mia famiglia (gioiellieri da circa 180 anni) si è sempre evitata la parola investimento relazionata ad acquisti in materiali preziosi, soprattutto perché troviamo che gli investimenti li si faccia in banca, in borsa (con rischi) o con acquisti su prodotti che diano rendite, tipo case e negozi. Le pietre preziose invece stanno lì ferme, non rendono nulla se lasciate in un cassetto, ma si può sperare che non perdano valore (come invece succede al denaro) e questo è vero: negli ultimi trent’anni i diamanti hanno visto aumentare il loro valore in maniera esponenziale, ma questo valore ha senso se abbiamo qualcuno a cui rivenderli, qualcuno interessato, e se con l’oro – come abbiamo già visto qui – è abbastanza facile, se fatta con coscienza, con i diamanti diventa più dura!

I diamanti “blisterati”

Gli articoli di economia che trattano l’argomento vorrebbero darvi a intendere che i diamanti da investimento non sono quelli che si comperano in gioielleria, ma solo quelli che trovate in banca (e guarda caso ogni articolo di questo genere è accompagnato da un’intervista a un personaggio – sempre lo stesso – che si occupa di vendere le pietre ”blisterate” alle banche, come al solito niente nomi che si rischia la denuncia). Ma cos’è una pietra blisterata? Beh, è una pietra che viene chiusa sigillata come un medicinale.

Ecco, quando la compro appare più o meno come qui sopra, qual è il problema? È che la pietra ha una garanzia/certificato che vale finché non viene aperto il blister (a meno che non abbia un’incisione al laser che la identifica).

Se apro il blister e la pietra non è come descritta, chi me l’ha venduta può sempre accusarmi d’averla sostituita e rifiutarsi di far valere la garanzia, solo che per scoprire che la pietra è diversa l’unica via è aprire il blister, quindi che fare? Il mio consiglio è: se dovete/volete comprare merce preziosa per investimento fatelo con l’oro, o ancor meglio fatelo con le sterline. Se volete fare un bellissimo regalo fatelo coi diamanti, ma non fatevi fregare da questi farabutti che vogliono solo i vostri soldini per comprarsi l’ennesima barca a Miami!

Dopo un’intera giornata di telefonate con Federpietre e l’Autorità garante per la Concorrenza e il Mercato ho potuto appurare che Federpietre lotta da sei mesi contro questo genere di pubblicità occulta e che nessuno, ripeto NESSUNO ha fatto nulla in merito. L’imprenditore di cui non faccio il nome gira bello tranquillo e nessuno ha multato le testate che gli hanno fatto grossa pubblicità senza spiegare ai lettori che era prezzolata, in tre mesi una testata è riuscita a fare un epic fail con due articoli a firme diverse ma con passaggi pressoché identici, e un’intervista al suddetto imprenditore dove si spinge addirittura a dire che le pietre vendute dalle banche rispetto a quelle dei gioiellieri siano diverse perché di provenienza diversa; quelle delle banche a detta sua sono MOLTO più belle. Ci terrei a precisare che esiste un listino (detto RAPAPORT) che è uguale in tutto il mondo, e le caratteristiche per valutare le pietre sono dettate da enti gemmologici super partes (non collegati ai vari DeBeers ecc. ecc.) che ne certificano la qualità; sia in banca che in gioielleria si possono comprare le stesse pietre con le stesse identiche caratteristiche, in gioielleria si può sperare che scontino qualche cosa in quanto il loro mestiere non è vendere pietre ma gioielli, in banca il listino è fisso e inamovibile. Il gioielliere (se di fiducia) spesso sarà ancora lì tra svariati anni per aiutarci nell’eventuale vendita/permuta della pietra, l’impiegato di banca che ci ha “truffato” no.


A quanto scritto all’epoca non credo vada aggiunto nulla, ma spero che vi rendiate conto di quanti investitori si sarebbero potuti aiutare se all’epoca avessero dato ascolto alle critiche (non solo le mie, visto che come avete letto anche Federpreziosi e Federpietre avevano provato a muoversi senza successo). La ragione dell’averci ignorato? Il fatto che come spiegavo qui sopra ogni redazionale sui “diamanti da investimento” aveva generato guadagni pubblicitari per la testata che ne aveva parlato. Ammettere la svista avrebbe significato ammettere di avere scritto marchette pubblicitarie.

Ma per un garante non dovrebbe essere così difficile accorgersi di chi l’ha fatto all’epoca, e magari intervenire punendoli. Anche a distanza di anni.

Là fuori è ancora pieno di ciarlatani che propongono diamanti da investimento, non fidatevi mai, sono tutte fregature. Tra le due meglio comperare delle sterline d’oro (contro il mio interesse, dato che io non ne vendo), come spiegavo su Lega Nerd sempre all’epoca.

maicolengel at butac punto it

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