Una storia diverse versioni

maicolengel butac 25 Lug 2016
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Quale sarà quella corretta?

VELO-AUSTRIA-MUSULMANA

In Italia la notizia gira da pochi giorni, la stanno diffondendo perlopiù siti e testate politiche, ma andarla a verificare è stato davvero curioso. Partiamo dalla notizia che circola in Italia:

Austria, una donna musulmana è stata licenziata per aver rifiutato di togliersi il velo integrale. Non è stata vittima di una discriminazione, lo ha stabilito la Corte Suprema.

La donna dipendente di un ufficio legale, convertita all’Islam, ha iniziato ad indossare il velo integrale il quale le copriva integralmente il viso, per questo motivo è stata licenziata. Dopo il suo licenziamento ha citato in giudizio il suo datore di lavoro.

La notizia è vera, o meglio una delle sue versioni è vera, ma credo che sia davvero interessante vedere come la stessa può venire data in modi differenti, anche per rendervi conto del tipo di manipolazione dell’informazione (anche sottile) che si può fare se nessuno fa verifica dei fatti.

La notizia, sulla testata italiana da cui ho preso il testo riportato qui sopra, è del 21 luglio 2016. Il Sun, tabloid britannico, il 22 luglio la riportava così:

Gertraud M decided to wear the full face veil after being diagnosed with terminal cancer but was fired after she refused to take it off at work

Cancro? Ma nell’articolo italiano non si fa cenno al cancro, fosse come riporta il Sun la storia è abbastanza tragica:

She told the court in Vienna: “I was diagnosed with cancer and was told I had three months, maybe a year to live. I started to wear the veil to already be closer to Allah.
“I had considered not doing it because some problems would be predictable of course but my heart cried afterwards so I started covering my face.”

Cioè la povera donna avrebbe scelto di indossare il velo per sentirsi più vicina al suo dio. La cosa m’incuriosisce, devo trovare più fonti, capire meglio la situazione, il Sun non è sicuramente una testata di cui sento di potermi fidare, contende al daily Mail la palma di testata britannica più fuffara. Vediamo di trovare qualcuno che ci dia qualche fonte di riferimento. Ad esempio l’Indipendent, sempre britannico, che l’11 luglio 2016 riportava:

Muslim face veil ban for workers is not discriminatory, Austrian court rules

La storia che viene raccontata non fa alcun cenno al cancro, ma ci spiega solo che la donna prima usava una Abaya,

Definita headscarf sui giornali britannici questa è la versione moderna dell'Abaya (grazie ad Elettra per la correzione)

Definita headscarf sui giornali britannici questa è la versione moderna dell’Abaya (grazie ad Elettra per la correzione)

che è un indumento tipico islamico, ma che aveva deciso di vestire il velo completo. Il suo capo ha liquidato la cosa in mala maniera dicendo che si tratta solamente di un “esperimento in abbigliamento etnico”, l’ha definito un “travestimento”. Questo alla corte austriaca invece non è andato bene, e difatti secondo l’Indipendent sono stati accordati 1.200 euro di danni (invece dei 7.000 richiesti dalla stessa), perché in Austria si può venire licenziati per non seguire il dress code imposto, ma il titolare dell’azienda non può offenderci o prenderci in giro per come abbiamo scelto di essere vestiti.

Quello che m’incuriosisce è che nei commenti in Italia a quest’articolo leggo gente che inneggia all’Austria, come se in Italia non ci fosse una legislazione abbastanza chiara in merito. Già a luglio del 2000 il Ministero dell’Interno ha ricordato con una circolare che lo chador, il turbante e il velo imposti da motivi religiosi, “sono parte integrante degli indumenti abituali e concorrono, nel loro insieme, ad identificare chi li indossa, naturalmente purché mantenga il volto scoperto”, come spiega bene Altalex.

Quindi da noi il problema nemmeno si porrebbe, nascondere il volto e i tratti del viso è vietato, un titolare non fa discriminazione se licenzia chi sceglie di indossare elementi che nascondano i suoi lineamenti, perché in Italia non è consentito. Quindi che notizia sarebbe quella che viene dall’Austria? Una classica non-notizia che viene usata in paesi diversi per scopi diversi. Da un lato in UK, dove invece il velo è permesso, ci s’inventa la tragica storia del tumore per far vedere che nemmeno di fronte alla malattia la corte austriaca ha fatto marcia indietro. In Italia invece non so perché la si pubblichi, essendo una non-notizia. L’unica possibilità è che si voglia dare ad intendere che da noi quello avvenuto in Austria non sarebbe potuto succedere, perché siamo troppo aperti. Ma non è così.

Giusto per non lasciare nulla di scoperto sono andato a verificare anche la fonte austriaca dell’Indipendent, che è un articolo del 5 luglio 2016, su una testata bilingue con dominio austriaco, The Local. E basta andare a verificare sui siti ufficiali della Corte suprema austriaca che esiste una documentazione in merito alla discriminazione per motivi di religione sul luogo del lavoro.

maicolengel at butac punto it
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