Università gratis a Napoli per i profughi

maicolengel butac 27 Set 2015
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È da qualche giorno che me la segnalate. Pensavo non necessitasse commento alcuno. Ma partita da blog politici ben noti qui su Butac è arrivata a fare il giro anche dei loro fratelloni maggiori.
profughistudiare

Nella città in cui un bambino su quattro non sa leggere o se ci riesce non ne comprende appieno il senso, l’Università Orientale di Napoli offre ai migranti la possibilità di laurearsi gratis. Senza – insomma – tirar fuori un euro per l’iscrizione, senza farsi carico delle tasse regionali e senza sostenere nemmeno la spesa per i libri che vengono gentilmente offerti da una onlus. Addirittura l’alloggio – in alcuni casi – è garantito da residenze convenzionate che scelgono i più meritevoli sulla base di una apposita graduatoria di reddito.

Sia chiaro la notizia è vera, ma io rimpiango le auto ad acqua e le bufale di Ermes Maiolica. Qui ormai ogni giorno tocca parlare d’immigrati o gender.
La notizia è vera, ma come sempre ci mette lo zampino l’ideologia politica, e qualcosa che andrebbe raccontato per bene diventa un sistema per indignare, a partire dal titolone:

I profughi vogliono studiare? Per loro l’università è gratis

All’Orientale di Napoli una laurea a costo zero per immigrati: niente spese per libri e iscrizione. Invece la retta minima per gli italiani in difficoltà resta di 471 euro

Lamentarsi che un bambino su quattro a Napoli non sappia leggere o non comprenda il senso di quanto legge è di per sé una boiata. L’istruzione in Italia è gratuita fino al termine del liceo, se un bambino su 4 non è in grado di mettere in pratica gli insegnamenti la colpa non è sicuramente dei profughi (pochi) che frequentano corsi di lingue di un’università umanistica.
La stessa notizia per fortuna viene riportata meglio sul Mattino di Napoli, dove si legge:

Una proposta è puntare sulla figura di mediatore culturale, valorizzando la lingua d’origine con esami di diritto internazionale ed economia a Scienze Politiche. Un’altra opportunità consiste nell’ottenere il riconoscimento di abilità e titoli conseguiti in patria per completare la carriera accademica spesso bruscamente interrotta.

I profughi che hanno avuto accesso ai corsi dell’Orientale sono novanta, seguono quasi esclusivamente corsi di lingua, principalmente italiano, tedesco e inglese. Corsi che dovrebbero venire offerti gratuitamente nelle strutture dove sono ospitati, strutture che ricevono soldi per fornire quei corsi, ma che spesso non lo fanno, per mancanza d’insegnanti o per altre ragioni che non andremo ad ipotizzare. Che una struttura statale offra ai profughi corsi fatti meglio di quanto sia possibile fare in altro modo, gratuitamente, non mi sembra sia nulla di così tragico. Se poi gli studenti vogliono continuare gli studi fino alla laurea possono farlo, ma su novanta quanti potranno mai essere? Fossero anche tutti i novanta, è comunque falso dire che gli italiani invece devono pagare in ogni caso. Gli italiani, come spiegato sul sito stesso dell’Orientale, se hanno particolari condizioni economiche o sono studenti meritori possono usufruire delle borse di studio, che comprendono tasse, alloggio e costo dei libri, come in tutte le Università statali:

L’Azienda per il Diritto allo Studio Universitario – A.Di.S.U. “L’Orientale” bandisce ogni anno un concorso pubblico per il conferimento di borse di studio universitarie a studenti in particolari condizioni economiche e di merito. Il bando viene abitualmente pubblicato nei mesi giugno/luglio.
Per maggiori informazioni visitare il sito A.Di.S.U.

Nel caso che vi siano dei costi d’iscrizione e lo studente abbia vinto la borsa di studio per merito o per reddito, alcune Università prevedono il pagamento di una tassa iniziale che però viene rimborsata. Inoltre, in collaborazione con l’Università, si offrono finanziamenti per computer portatili, ma solo agli studenti che lo meritino.
Praticamente non vi è nessuna differenza tra il trattamento di uno studente italiano e un immigrato in attesa dello status di rifugiato a parità di reddito.
Questi richiedenti asilo che frequentano i corsi dovrebbero rimanere nel limbo del “senza permessi” solo per novanta giorni, se fossimo in un paese che funziona, e invece restano in media quasi 5 volte tanto. Ma la colpa non è loro, bensì della nostra macchina burocratica che funziona male, dalle aziende che gestiscono l’affare profughi, con profitti che alla fine finiscono in tasche italiane.
Se fossimo in un paese funzionale dopo quei novanta giorni il richiedente asilo sarebbe libero di andarsene dall’Italia, o volendo continuare a frequentare i corsi, diventando però a tutti gli effetti un rifugiato, con diritti e doveri uguali a quelli di un italiano.
Ricordiamocelo.
maicolengel at butac.it

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