La vaccinazione dei bovini in Sardegna

maicolengel butac 11 Giu 2026
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Ci è stato segnalato un video che sta circolando online, un video che ci ricorda molto quelli dei primi tempi della Xylella, quando in Puglia alcuni contadini si incatenavano agli ulivi malati. Siamo in una situazione assolutamente simile.

Non serve che vi mostriamo il video noi, perché quanto avvenuto è riportato dalle testate locali come L’Unione Sarda che pubblica video e racconto di quanto successo:

Muro no vax a Masainas per impedire la vaccinazione di una mandria di bovini contro la dermatite nodulare contagiosa.

«Vergogna», «servi del sistema»: sono solo alcune delle espressioni rivolte contro i veterinari della Asl che, accompagnati dai barracelli visto il clima di tensione, si erano presentati nell’azienda di proprietà di Antonello Caboni.
A diffondere le immagini che documentano il lungo scambio tra professionisti e attivisti sono gli stessi oppositori.

Cosa sta succedendo?

In Sardegna dal 6 maggio è iniziata una campagna vaccinale obbligatoria, campagna vaccinale che serve a tutelare i bovini dalla dermatite nodulare bovina, in inglese lumpy skin disease. Sul sito della Regione Sardegna leggiamo:

L’obiettivo è mantenere alta la copertura immunitaria raggiunta e prevenire nuove recrudescenze della malattia. La collaborazione degli allevatori è decisiva per proteggere gli allevamenti e l’intero comparto zootecnico sardo.

Ma come per la Xylella ecco che arrivano i complottisti, convinti che sia una mossa per sperimentare sulla pelle dei bovini senza assumersi la responsabilità della sperimentazione. La narrazione che viene portata avanti è che i bovini sono sani e quindi la vaccinazione – oltretutto sperimentale, a detta loro – sarebbe inutile.

Ma la vaccinazione è medicina preventiva, si fa per tutelare l’animale dalla possibilità che incontri la malattia. Tutte cose che chiunque sia stato vaccinato da bambino dovrebbe avere ben chiare in mente. Ma tant’è…

Ma è una sperimentazione?

No, non lo è: sono anni che i bovini vengono vaccinati contro la lumpy skin disease, senza che si siano mai avuti particolari effetti avversi di qualsivoglia genere. Già undici anni fa, come riportato da EFSA, venivano vaccinati d’urgenza gli allevamenti in Grecia e in Bulgaria.

EFSA che sulle sue pagine spiega perché si tratta di una malattia pericolosa:

Viene trasmessa da insetti ematofagi, come alcune specie di mosche e zanzare, o zecche.

Provoca febbre, noduli sulla pelle e può anche portare alla morte, soprattutto negli animali che non sono stati precedentemente esposti al virus. Le opzioni di controllo includono la vaccinazione e l’abbattimento degli animali infetti.

Le malattie cutanee nodulari possono causare perdite economiche significative.

La malattia è presente in molti paesi africani. Nel 2012 si è diffusa dal Medio Oriente all’Europa sud-orientale, colpendo gli Stati membri dell’UE (Grecia e Bulgaria) e diversi altri paesi dei Balcani. Da allora un programma di vaccinazione ha fermato l’epidemia nell’Europa sud-orientale.

A febbraio 2020 erano già stati vaccinati oltre 1,8 milioni di bovini nell’Europa Sud Orientale.

Il pericolo della disinformazione

Ricordiamo che le narrazioni complottiste che convinsero i coltivatori a non estirpare le piante di ulivo colpite da Xylella fastidiosa causarono un danno di proporzioni enormi rispetto a quanto si sarebbe potuto fare bloccando il contagio per tempo. Ed ecco che vediamo certi politicanti rifare esattamente lo stesso percorso, come Francesca Donato, che pubblica video dove sostiene che la dermatite sia solo un pretesto per attaccare il settore zootecnico.

Ma anche a Francesca Donato sarebbe bastato leggere il sito di EFSA per scoprire che la lumpy skin disease è classificata come malattia di categoria A, ovvero quelle del massimo livello di attenzione, per cui è richiesta l’eradicazione secondo la Animal Health Law dell’Unione Europea.

La risposta di FNOVI

Su Quotidiano Sanità l’8 giugno è stata riportata la lettera di Daniela Mulas, consigliera della Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani, che, tra le altre cose, scrive:

…preoccupa non solo il fatto che un’attività sanitaria sia stata impedita, ma anche il clima di sfiducia che sembra alimentare tali comportamenti. Un clima che rischia di trasformare gli operatori sanitari in bersagli anziché riconoscerli come presidio di tutela per le comunità.

La medicina veterinaria rappresenta uno dei pilastri meno visibili del nostro sistema sanitario. Interviene nella prevenzione delle malattie infettive, nella sicurezza degli alimenti, nel benessere animale e nella gestione delle emergenze. Molto spesso il suo lavoro diventa evidente solo quando qualcosa non funziona.

Difendere il diritto dei professionisti a svolgere il proprio lavoro in condizioni di sicurezza e serenità significa difendere la capacità delle istituzioni di proteggere la salute collettiva. Significa anche riaffermare un principio fondamentale: il confronto è sempre legittimo, ma non può tradursi nell’impedimento di attività sanitarie previste dalla legge e finalizzate alla tutela di un bene comune.

Quanto accaduto a Masainas deve quindi rappresentare un’occasione per rafforzare il dialogo con i cittadini e con gli allevatori, ma anche per ribadire con fermezza che la salute pubblica non può essere ostaggio della disinformazione, della sfiducia o della contrapposizione ideologica.

Aggiungiamo noi: in un Paese normale i politici che cavalcano le narrazioni antivacciniste, alimentando il complottismo e mettendo a rischio la salute di animali (e non solo) sul territorio, andrebbero prima indagati e poi allontanati dai pubblici uffici.

redazione at butac punto it

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