CAMBIOSESSO

Avevo già trattato quest’argomento quasi due anni fa. Ma un articolo dell’epoca ha ricominciato a circolare, come se fosse una news.

La ragione è ovvia, l’armata che sta tentando di seminare terrorismo psicologico per lo stivale sulle supposte lezioni di Teoria del Gender nelle scuole italiane ha deciso di ritirare fuori uno spauracchio datato:

Arriva in Italia il trattamento ormonale per cambiare sesso ai bambini. «Delirio di onnipotenza»

L’articolo è di Ottobre 2013, giusto il giorno prima di quello pubblicato qui su Butac, dove, in parole povere, cercavo di spiegarvi che:

La notizia (come spesso accade) parte da fatti reali e confermabili: il primario del reparto di Medicina della sessualità dell’ospedale Careggi di Firenze, Mario Maggi, avrebbe (anzi HA) proposto di usare terapie ormonali su bimbi che presentino disforia di genere in fase per adolescenziale, le terapie servirebbero per ritardare l’arrivo dell’adolescenza e capire se la disforia di genere sia una fase o uno stato definitivo, nel qual caso usando gli ormoni si potrebbero risparmiare a questi giovani gravi disturbi successivi. Nessuno parla di operare bambini, e si sta comunque parlando di un numero di eventuali casi ridicolo, pochi, pochissimi, anche perché per arrivare ad una diagnosi così grossa prima si passa per moltissimi altri passaggi, e nessuno parla d’interventi chirurgici per cambiare sesso, ma solo di terapie ormonali (da cui si può sempre tornare indietro) che potrebbero in qualche raro caso aiutare sia fisicamente che psicologicamente questi bambini.

(La disforia di genere o disturbo dell’identità di genere è una condizione in cui il paziente presenta una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologico).

A supporto di quanto riportavamo però oggi ci sono altre fonti. La più recente, e davvero completa è un articolo del 25 febbraio 2015, su La 27Ora, vi consiglio di leggerlo tutto, ma ve ne riporto le parti più rilevanti:

«Il nostro protocollo ha fatto scuola a livello internazionale: è stato adottato in Canada, negli Stati Uniti, in Australia, in Giappone e in molti paesi del Nord Europa, come Germania e Gran Bretagna» dice la psichiatra Annelou de Vries, coordinatrice del Center of Expertise on Gender Dysphoria, che assiste il 98% dei pazienti transgender in Olanda. La sola richiesta dell’ospedale Careggi di Firenze di introdurla anche in Italia, due anni fa, ha sollevato un pandemonio e accuse ai medici di voler sottoporre i «bambini» a «manipolazioni biologiche». Fa paura soprattutto l’idea che si possa prendere una decisione così radicale, cambiare sesso, così presto.

«La sospensione della pubertà serve esattamente al contrario: prendere tempo per arrivare a una diagnosi accurata e a un’età in cui si può fare una scelta consapevole, migliorando nel frattempo il benessere psicologico degli adolescenti» dice De Vries…

…«I bambini che arrivano da noi non solo hanno comportamenti, interessi e preferenze che la società etichetta come tipiche del sesso opposto, ma non si identificano nel proprio sesso  – spiega Thomas Steensma, psicologo che lavora nella clinica di Amsterdam con De Vries  –.  Di solito qui in Olanda i genitori li portano non perché vogliano cambiarli, ma perché i figli esprimono un disagio e loro vogliono sapere di più sul loro sviluppo, essere sicuri di prendersene cura nel modo giusto. Spesso sono bambini “femminili” a cui piace giocare con le bambole e mettersi vestiti da bambina, o bimbe che dicono: da quando ho sei anni guardo i ragazzi e penso che voglio essere come loro».

…«Si parla di disforia quando i bambini non solo hanno comportamenti di genere atipici, ma si identificano con l’altro sesso e non si sentono bene a causa della mancata corrispondenza tra il loro corpo e come si sentono», chiarisce Steensma…

…«Noi la consideriamo un’estensione del periodo diagnostico, non l’inizio della fase di riassegnazione del genere. Anche perché questo tipo di terapia è del tutto reversibile», dice de Vries. «Sono farmaci sicuri, che vengono già usati da oltre 30 anni per i bambini che soffrono di pubertà precoce e altrimenti si svilupperebbero a 4-6 anni.

Quindi, i farmaci sono sicuri e si usano da anni, il processo è totalmente reversibile, prima d’iniziare il trattamento i pazienti vengono esaminati e tenuti sotto osservazione ed un team di medici deve approvare e seguire tutto l’iter.

Non facile come ordinare una cedrata al bar. C’è un percorso a tutela d’errore. Per concludere, vi riporto le parole del prof.Paolo Valerio, professore di professore di psicologia clinica all’Universita’ degli Studi di Napoli “Federico II” e presidente dell’Onig (l’Osservatorio nazionale sull’identita’ di genere) che ci spiegava la situazione italiana a fine 2014:

“In Italia – dice Valerio – e’ possibile per il minore accedere ad alcuni trattamenti endocrini, ma soltanto con il consenso dei genitori e dopo un attento e accurato studio del singolo caso. Questi interventi vanno, infatti, realizzati con molta cautela, avendo esaminato con particolare attenzione ogni singolo caso. E’ comprensibile che, vista la delicatezza della materia, sia in corso un acceso dibattito etico, scientifico e sociale“…

…”Tale intervento puo’ essere portato avanti fino al momento in cui l’adolescente puo’ decidere o di sospendere la terapia ormonale e di proseguire il proprio sviluppo secondo il genere concorde con il proprio sesso biologico o di transitare verso terapie ormonali femminilizzanti o mascolinizzanti a seconda dei casi”.

Quindi è comprensibile il dibattito, ma quando poi si scopre che il processo è reversibile, che si tratta solo di ritardare di qualche tempo la fisiologica pubertà del paziente, perché scandalizzarsi? L’unica è che siamo ancora convinti che la disforia di genere sia un disturbo mentale, come un pazzo, che va curato. Ma se fate parte di quelli che non hanno capito che dalla notte dei tempi esiste una minuscola parte di popolazione che nasce così, che non è un disturbo da curare, ma da aiutare, beh, davvero non so cosa facciate su un sito di razionali…

maicolengel at butac.it