Ieri sera le Iene hanno parlato di parlamentari, pensioni e vitalizi, come sempre tanta carne al fuoco, ma un bello schemino che spieghi come siano le cose al momento non l’ho visto fare, tanta gente ha fatto proposte politiche, altri si sono defilati dal rispondere alle domande, ma per il telespettatore finale per me l’unico messaggio che è arrivato è stato che i parlamentari godono di grandi privilegi, tra cui pensioni bazza* dopo 4 anni di contributi.

Ma stanno esattamente così le cose? Non credo siano necessarie molte parole per spiegare i fatti in maniera che siano chiari per tutti.

Il vitalizio non esiste più, chiunque sentiate parlare di proposte di legge per eliminare il vitalizio sta cercando di manipolarvi, o è a sua volta caduto nel tranello. I vitalizi esistevano ma sono stati aboliti (non in maniera retroattiva, quindi chi già lo percepiva continuerà a percepirlo).

Cos’è la pensione del parlamentare?

Ce lo spiegava bene il Sole 24 Ore nel 2011:

Dal 2012 sistema contributivo per i vitalizi dei parlamentari

Stop ai vitalizi per deputati e senatori: dalla prossima legislatura, chi entra per la prima volta in Parlamento non avrà più diritto a quello che da molti è considerato un privilegio, ma percepirà una pensione analoga a quella dei “comuni” lavoratori. Non si toccano invece i vitalizi già acquisiti. Per gli altri gli assegni verranno calcolati con il metodo contributivo a partire dal primo gennaio 2012.
Quindi è una pensione basata su quanto è stato versato, se versano molto renderà bene, ma calcolata così bene o male lo stato non ci perde. Prima era calcolata sul sistema retributivo, e la cifra a cui avevano diritto era davvero un vitalizio. Quello che può essere considerato un privilegio è che basta un solo mandato per potervi accedere una volta raggiunta l’età pensionabile. In realtà una pensione contributiva simile esiste anche per il comune cittadino, che a 70 anni e 7 mesi può richiedere la pensione di vecchiaia contributiva, a partire di un minimo di 5 anni di contributi versati. Studio Cataldi ci racconta che:
Requisiti più leggeri rispetto a quelli previsti dalla Legge Fornero, sono possibili grazie alla Legge Amato (D.lgs. 503/1992), ancora valida, che consente si raggiungere la pensione di vecchiaia a chi sia in possesso di 15 anni di contributi collocati prima del 31 dicembre 1992; oppure di 15 anni di contribuzione versati in qualsiasi periodo congiuntamente al possesso di 25 anni di anzianità contributiva; oppure, infine, se vi è stata autorizzazione ai contributi volontari richiesta precedentemente al 31 dicembre 1992.
Probabilmente il comune cittadino 70enne che ha versato solo 5 anni di contributi difficilmente avrà versato tanto quanto il parlamentare. Ma non è disparità di servizio (se si eccettua la differenza d’età a cui potervi accedere) bensì solo differenza di contributi versati.
Il Fatto Quotidiano ce l’aveva spiegata abbastanza bene:
Un deputato eletto nel 2013, quando aveva 27 anni, che cesserà il suo mandato nel 2018 senza essere riconfermato per il secondo, percepirà nel 2051 (a 65 anni) una pensione compresa tra i 900 e i 970 euro al mese […]. Se, invece, l’onorevole eletto sempre nel 2013 a 39 anni, sarà riconfermato fino al 2023, con due legislature alle spalle potrà andare in pensione nel 2034 (a 60 anni) incassando circa 1.500 euro al mese. Entrambe le simulazioni, ipotizzano che i contributi accantonati nell’arco della carriera parlamentare dai due ipotetici deputati siano gli unici versamenti effettuati nell’intera vita lavorativa.
In chiusura solo una minuscola aggiunta, chi non molla, difatti, sono quelli che il vitalizio l’hanno raggiunto, e che si battono a denti stretti perché non vengano approvati decreti retroattivi. Ce lo raccontava per bene Linkiesta.
Non credo sia necessario aggiungere altro.
maicolengel at butac punto it
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*BAZZA:

bàẓ·ẓa/

sostantivo femminile

  1. La carta o le carte che in alcuni giochi si pigliano all’avversario; estens., caso fortunato, colpo di fortuna.