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Aggiornamento 06/11/2015

Questo articolo è vecchiotto, scritto più di 18 mesi fa, ma è tornato a girare molto per via della scomparsa del protagonista della faccenda. Per quanto non sia aggiornato, il contenuto rimane tutto valido  e le sentenze emesse successivamente hanno sempre confermato la versione. Anzi, nella recentissima sentenza di appello la condanna aumenta e il risarcimento è salito a 135mila euro.

Noi non siamo in grado di determinare se il risarcimento sia congruo o meno – certamente è una cifra alta, molto alta – ma quello che abbiamo sempre sostenuto, e che in una società civile non dovrebbe essere argomento di discussione, è che la giustizia fai da te è sbagliata oltre che fuori legge. La legittima difesa è un diritto di ogni cittadino. L’omicidio volontario no.

Su Nextquotidiano trovate una buona ricostruzione di tutta la faccenda.

 

Parliamo un po’ di cronaca italiana. Non molto fresca come da copione, ma merita un piccolo chiarimento.

La storia è in soldoni vera, tecnicamente artefatta. I fatti risalgono al 2006: anziano rottamaio di Arsiero (VI), spara a due nomadi che erano entrati nella proprietà per rubare dei rottami. Chi lo sostiene dice essersi trattato di “legittima difesa” e vedendo questa immagine è la prima cosa che viene in mente a tutti. Il tribunale lo condanna a 1 anno di reclusione e al rimborso di 120mila euro. Non possiamo più nemmeno difenderci dai ladri?

Come già spiegato altre volte il problema non è quello che è scritto, anche se adesso farò un paio di appunti, ma quello che non viene detto, cioè la dinamica dei fatti, che hanno portato alla sentenza.

Dal Giornale di Vicenza:

“Mattielli parte da casa, dopo che l’allarme antifurto è scattato, percorre duecento metri per raggiungere il proprio deposito, individua i due sconosciuti con la pila accesa, e pistola in pugno sventa il furto. In quel momento, poiché i due nomadi come lui stesso spiega gli hanno soltanto detto “sta zitto” dopo avere lasciato la refurtiva, l’azione è conclusa. Egli poteva avvertire i carabinieri. Invece, che cosa fa? Li vuole linciare per il furto. Anziché delegare l’autorità, cioè i carabinieri a catturarli, spara, da distanza molto ravvicinata. È stato un miracolo se non li ha uccisi. Perché è questo che accadde. Ed è per questo che il giudice parla di una supposizione erronea non scusabile. Ben diverso, infatti, sarebbe stato se i miei clienti avessero reagito, ma non l’hanno fatto, avendo solo cercato di fuggire. Se anziché essere due nomadi fossero stati due ragazzi di buona famiglia che facevano una bravata ragioneremmo allo stesso modo?”

Queste sono parole dell’avvocato difensore dei due nomadi, tutte circostanze poi confermate dal Procuratore e dal Giudice nella sentenza di primo grado. Mattielli non spara in aria per spaventarli o difendersi da un rischio concreto, cioè non lo stavano aggredendo, ma scarica tutto il caricatore (14 colpi) sui due ladri disarmati colpendoli mentre stavano scappando.

Le circostanze quindi non sono proprio come le si vuole far passare: i due ladri che “se la sono cavata con solo 4 mesi di reclusione” hanno subito dei danni permanenti, ed è chiaro che Mattielli volesse sfogarsi uccidendoli. Aveva già subito altri furti precedentemente e questo in tribunale è stato considerato a suo favore, da qui la sentenza meno grave di quello che poteva essere: “lesioni volontarie” e non tentato omicidio. Vi sembra così ingiusta ora la sentenza?

Vogliamo difendere i ladri? Demonizzare l’italiano? No.

L’etnia dei ladri non ha nessun peso, qua è il principio che conta. La legittima difesa è una cosa, tentare di linciare due persone per una cosa da poco è tutta un’altra storia! È chiaro che sia un argomento difficile perché la sicurezza e la propria tutela sono argomenti scottanti, ma viviamo in un paese civile, non nel Far West. Alcune di dichiarazioni poi di Mattielli mi lasciano perplesso:

«Il capannone è rimasto sotto sequestro per nove mesi, io ho perso il lavoro. Oggi sono disoccupato e per un po’ sono andato a vivere con mia madre ».

Si sente vittima di una terribile ingiustizia.

«Se abitassi negli Stati Uniti mi avrebbero nominato sceriffo. Invece vivo in Italia, dove mi hanno trattato come un criminale solo per aver difeso me stesso e la mia proprietà».

Come scritto poco fa, non siamo tra cowboys nel deserto del  New Mexico 200 anni fa, ma in una nazione che ha delle leggi precise e che bisogna far rispettare. Senza dubbio più sicurezza per i cittadini, maggior tutela dei bisognosi e sentenze sempre giuste sono auspicabili, anzi bisogna esigerli, ma non si migliora nulla giustiziando i rei con la pistola. Non sono riuscito a trovare informazioni sul processo di appello, ma erano le informazioni vitali mancanti la cosa più importante da far conoscere a chi vuole vederci chiaro.

Ah, ho visto dei commenti molto civili e raffinati nel post disinformativo che circola su Facebook:

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Questa è la civiltà per cui dovremmo combattere?

neilperri at butac.it