Waveless e marketing online

maicolengel butac 23 Mag 2019
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Come alcuni di voi sanno sono membro di alcune pagine social dedicate alle mamme (o più in generale ai genitori). Durante il weekend scorso su una di queste pagine è apparso il post che segue:

Buon pomeriggio mamme! Ho trovato questo sito online… non pensavo che l’elettrosmog fosse così dannoso per salute dei nostri bambini. Qualcuna di voi ha acquistato dei prodotti da questo sito?

Il post era tra quelli pubblicati da nuovi membri della pagina a cui sono iscritto. E necessitava di approvazione per la pubblicazione. Prima che potessi dire la mia, il profilo che l’aveva postato si era già rimosso da Facebook. Era un profilo nuovo, creato da pochi giorni. Chi l’ha creato l’ha evidentemente fatto per diffondere solo quel post, magari in più pagine. Post che – anche se scritto come se fosse un’innocente domanda – è chiaramente una pubblicità per un brand specifico.

Sono andato a visitare il sito Waveless.it, non ho la più pallida idea se l’autrice del post sia una dipendente del sito, o magari di un’agenzia a cui i titolari del marchio hanno dato mandato per far crescere le visite alla home page. Ma non è così importante sapere se fosse o meno collegata direttamente al brand. Si trattava di pubblicità, il post è stato cancellato prima dell’approvazione. Ma questo succede perché le pagine in cui sono membro hanno una stretta policy sulla fuffa. Quante pagine di genitori (per non parlare dei gruppi di messaggistica varia) non seguono policy così restrittive?

Non voglio fare le pulci a Waveless, spero che magari un giorno bussino alla loro porta gli amici di “Chiedi le prove” per capire che basi scientifiche ci siano dietro a questi cappellini per bambini che proteggerebbero dall’elettrosmog. Leggendo il sito vedo allarmismo contro il 5G, allarmismo contro il Wi-Fi, un po’ di sano terrorismo mediatico senza prove linkate. Ma non ho intenzione di mettermi a smontare claim senza aver visto documentazione sufficiente in merito.

Sia chiaro, non metto in dubbio che quei cappellini possano schermare da qualcosa, ma ce ne è davvero bisogno?

Quello però che m’interessava principalmente era mostrarvi due cose. La prima è che anche dietro a chi sostiene complotti di vario genere ci sono i soldini, che magari non sono tanti come quando si parla delle grandi case farmaceutiche, ma ci sono comunque. Soldi che si vogliono incassare vendendo un prodotto fatto ad hoc per un problema che onestamente, secondo la comunità scientifica internazionale, non è un problema.

Ma il gioco è chiaro, prima si fanno girare mille mila articoli dove si fa allarmismo sull’elettrosmog, poi a seguire si mettono in giro pubblicità per un prodotto di cui, senza l’allarmismo, non avresti sentito il bisogno. Ovvio che dopo che hai passato mesi a leggere dei possibili pericoli del 5G anche un cappellino per difendere i tuoi bimbi può attirare la tua attenzione.

Non credo sia necessario aggiungere altro.
maicolengel at butac punto it
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