Gli zoo umani

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Una mail senza un link ma solo una foto allegata mi ha fatto tornare la voglia di fare un articolo che non sia di cronaca attuale, ma una demistificazione vecchio stampo di un classico caso di notizia passata male.

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Premessa, gli zoo umani sono esistiti, non sono una bufala, ma quanto le cronache spesso riportano è condito da una marea d’imprecisioni da fare impallidire.

La BBC nel 2011 ci racconta di una bella ed interessante esposizione che raccontava la storia (quella vera) degli Human Zoo, che tra il 1800 e i primi del 900 hanno imperversato nelle esposizioni fieristiche delle varie capitali europee.

Nel 2012 la stessa mostra era a Parigi e una rivista  dedicata alla cultura africana la raccontava così:

Human zoos, a largely repressed symbol of European colonialism, ranged from freak displays and ethnographic shows to museum and colonial exhibitions in which entire native villages were recreated to allow Europeans a glimpse of “primitive” life.

Il percorso dell’esibizione sugli Human Zoo è davvero completo, come spiega African Magazine:

In Italy, the Medici family, one of the wealthiest in Europe, developed a large menagerie in the Vatican. In the 16th century, Cardinal Hippolito de’ Medici not only had a collection of exotic animals but also an assortment of ‘barbarians’ including Moors, Tartars, Indians, Turks and Africans.

Quindi nulla di nuovo. Già nel XVI secolo esistevano esibizioni che includevano oltre agli animali esotici anche selvaggi da terre lontane.

Ma allora la foto con la bambina a cui viene data una banana è vera? Sì lo è, ma le cose vanno raccontate un po’ meglio.

Nel 1958 a Bruxelles era in corso l’esposizione universale, l’EXPO per intenderci, dal 17 aprile al 19 ottobre. I paesi presenti erano molti meno di quelli attuali, ma era comunque una vera esposizione internazionale. Tra i vari padiglioni si era deciso anche di avere una zona dell’esposizione dedicata alla cultura dell’Africa, e si era rappresentato un villaggio del Congo, popolato di abitanti in carne ed ossa.

Oggi ci vengono i brividi al raccontarlo, ma quello che tante cronache evitano di spiegarci è che nel 1958 i congolesi che popolavano il villaggio non erano esattamente come le tigri dello zoo. Si trattava di soggetti pagati, che mettevano in scena momenti di vita quotidiana, ma che quando l’EXPO chiudeva erano liberi di circolare per la città.

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Posso concordare che non si trattasse di uno spettacolo edificante, ma non così diverso da esibizioni come queste:

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O meglio una differenza c’è, grossa, nel caso della bimba congolese della foto in alto il fatto che una signora le allunghi una banana può esser visto come gesto razzista, e sicuramente il politically correct di oggi punta il dito accusatorio sul fatto che mettevamo in mostra popoli di colore dati “in pasto” ai cattivi che li hanno resi schiavi. Ma in realtà sono differenze non così importanti, si trattava di un’esposizione universale, si metteva in scena qualcosa che difficilmente i visitatori avrebbero potuto vedere dal vivo coi propri occhi (nel 1958 si viaggiava di meno, e sicuramente tra le mete preferite dai turisti non ‘cera il Congo).

Su Reddit un commentatore aveva riportato le stesse cose in termini che condivido:

This is not a zoo, it is part of the exhibits for the 1958 Brussels world fair where in one of the pavilions dedicated to the Belgian colonies they had a “typical” African village. That might still be offensive as to today’s standards but this was before television and people were curious about our colonies.

The people that “lived” in the village were paid entertainers who, when they closed for the evening would go off-site to the CAPA where they stayed. When they were not in the village doing shows (traditional singing, dancing) they were free to move around Brussels and Belgium.

There was, unfortunately, a racist incident when some visitors started to throw bananas. The people in the village were replaced by puppets after that.

Is it still racist and a tad unsavoury? Yes. Is it a human zoo? Not by a long shot.

Purtroppo sul villaggio del Congo all’esposizione del 58 si parla pochissimo in rete, bisognerebbe avere accesso agli archivi storici di alcune testate per poter dire con certezza quanto ci sia di corretto nelle parole dell’utente di Reddit e quanto magari no. Il poco che si trova online è una paginetta archivio che viene da Le Soir. Non mi è chiaro di quando sia, ma è testimonianza della polemica insorta nel 58 proprio sul villaggio congolose in una situazione simile che vedeva coinvolti dei camerunensi. Da un lato un gruppo che si mostra indignato, dall’altro la risposta dei camerunensi che dichiarano:

Les représentants de l’association pour la promotion des actions humanitaires du Cameroun qui accompagnent les Pygmées tiennent le même discours : Ils sont là pour représenter la culture ignorée des Pygmées. S’il y a une loi qui interdit cela en Belgique, alors nous ferons nos valises.

Pour leur part, les Pygmées nous ont fait comprendre qu’ils n’étaient pas maltraités à Yvoir et qu’ils avaient bien choisi d’être là. Ils remarquent seulement, cette fois par l’intermédiaire de leur interprète, que ceux qui veulent les aider en manifestant savent bien qu’ils ont des difficultés en Afrique.

Quindi gli stessi  che erano nel villaggio si dichiarano pronti a levare le tende nel caso il Belgio emetta una legge che ne vieta l’esibizione, ma dichiarano che non sono stati maltrattati e avevano scelto liberamente di partecipare alla cosa.

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C’è stato davvero un “incidente della banane” che ha costretto gli organizzatori a cambiare l’esibizione e mettere dei pupazzi al posto dei veri congolesi? Non posso dirlo con certezza. Ma quella bimba nella foto non è schiava in uno zoo umano, ma parte di una ricostruzione, un reenactment come diremmo oggi.

maicolengel at butac.it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.