Su moltissime pagine e bacheche social viene condivisa questa foto da qualche giorno:

Appare abbastanza ovvio, anche al più pigro navigatore della rete, che siamo di fronte alla risposta dei sostenitori del governo alla sentenza che chiede alla Lega di restituire i 49 milioni di euro svaniti. La narrativa è di quelle per menti semplici: la Lega avrà anche fatto svanire 49 milioni di euro, ma il PD ha fatto di peggio. Nell’immagine ci vengono riportati quattro casi in cui il PD avrebbe fatto svanire soldi pubblici.

Vediamoli insieme.

419 milioni spariti stanziati per la ricerca

Davvero ci sono così tanti soldi spariti? La storia nasce da una denuncia della senatrice Elena Cattaneo, che come riportava Repubblica nel 2017:

Ha infatti riferito che “ambienti della maggioranza hanno detto, lasciandomi sconcertata, che quei fondi non ci sono più perché lo Stato li ha già usati”.

La storia era complessa (e lo è tutt’ora). La senatrice, insieme ad altri, lamentava il fatto che l’IIT (Istituto italiano di Tecnologia) ricevesse troppi fondi, quei 415 milioni di euro che si trovavano su un conto intestato appunto all’IIT si sarebbero potuti spalmare su altre realtà che fanno ricerca in Italia e che ne avrebbero avuto bisogno. La denuncia della senatrice sulle pagine di Repubblica trovava però pronte risposte da parte del Ministero, che confermava che quei soldi erano ancora presenti sul conto della Banca d’Italia su cui erano stati depositati. Purtroppo per la senatrice però la manovra che avrebbe permesso di spostarli non è andata a buon fine. E probabilmente quei soldi sono (magari spesi in parte) ancora nelle disponibilità dell’IIT. Non spariti, non svaniti, ma destinati a un ente di ricerca che non li aveva ancora utilizzati. Non è compito di BUTAC decidere se sia o meno giusto che vadano così tanti fondi a un singolo istituto. Compito del governo attuale sarebbe fare chiarezza su come siano usati e sul perché tanti a loro e pochi agli altri.

Lo faranno? Staremo a vedere.

FONTI: Repubblica, Il Post, Camera dei Deputati

30 milioni spariti di aiuti ai terremotati

Questa l’abbiamo trattata in maniera completa in un articolo ad hoc, nessuno dei soldini per i terremotati è sparito. Chi ci crede sono i pigri che hanno letto titoloni di giornali, ma senza mai addentrarsi negli articoli. Quei soldi sono stati stanziati a realtà colpite dal terremoto meno note di quelle che hanno tenuto banco per mesi sulle prime pagine dei giornali. Tutto è avvenuto in maniera totalmente trasparente, non fosse per la stampa faziosa che ha tentato di cavalcare la cosa in tutti i modi possibili. Ma nessun euro per i terremotati è svanito. Insistere che lo siano è da avvelenatori di pozzi.

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FONTI: Butac (con link e approfondimenti)

49 milioni spariti, 11 indagati

Qui si parla di Monte dei Paschi, ma non è molto chiaro cosa c’entri il PD. Nulla è stato insabbiato in questo caso, c’è un processo in corso, con relative indagini. I soldi spariti potrebbero essere molti di più. Ma non sono soldi pubblici, non sono fondi statali, bensì movimenti interni alla banca stessa per cui 11 persone sono finite sotto inchiesta. Nessuno lo nega, ma non è molto chiaro quali responsabilità possa avere un partito che non ha fatto nulla per nascondere i fatti. Collegare questi soldi al PD continua a essere un sistema per disinformare. Persino il Giornale che se ne era occupato non ha fatto collegamenti tra MpS e PD, e posso dire serenamente che avessero avuto la possibilità di farlo state tranquilli che l’avrebbero fatto. State certi anche tra dieci anni qualcuno dirà che i soldi MpS sono responsabilità di un partito. Perché basta poco per convincere menti ricche di pregiudizi di una falsa verità, basta poco per diventare avvelenatori di pozzi.

FONTI: Il fatto quotidiano, Il Giornale

600 milioni di euro spariti in una sola notte

E  arriviamo alla ciliegina sulla torta, i soldi di Banca Etruria. Perché se bisogna avvelenare il pozzo bisogna farlo per bene. I soldi a cui si fa riferimento non sono soldi che il PD ha regalato a Banca Etruria, ma soldi che furono ritirati da Banca Etruria prima della data del bail in che avrebbe colpito quei conti. Il dubbio, lecito, è che i clienti che alleggerirono Banca Etruria ritirando i loro denari prima della manovra fatta dal governo per il salvataggio della banca – manovra dovuta, altrimenti i soldi persi dai correntisti sarebbero stati molti di più, ma questo pochi hanno interesse a spiegarlo – avessero avuto una qualche soffiata. Anche qui però non siamo di fronte a una storia insabbiata. Tutto è alla luce del sole, l’indagine giudiziaria è in corso da tempo. Come veniva spiegato su Il Giornale nel 2016:

Non sono i soldi da risarcire ai clienti truffati, bensì quelli che alcuni clienti privilegiati avrebbero ritirato dai depositi di Etruria tra l’inizio di ottobre e e il 18 novembre. Guarda caso la data che precede il bail in, quel decreto del governo Renzi che ha salvato CariFerrara, Banca Marche, Popolare di Etruria e CariChieti. La Procura di Arezzo ora vuole vederci chiaro.

Si cerca di identificare i clienti che con i loro prelievi a sei zeri hanno impoverito ancor di più la banca. Si vuole capire se questi abbiano ricevuto una soffiata “privilegiata” sul destino dell’istituto bancario. Come riportano Il Messaggero e Il Corriere della Sera, la circostanza appare limpida agli occhi di Santoni che – nel ricorso presentato il 28 dicembre – scrive: “La situazione di liquidità si presenta assai critica, atteso che, secondo quanto emerge dalle informazioni dei commisari straordinari, le riserve liquide sono inadeguate, per effetto dei deflussi dei fondi che hanno interressato la banca.”

L’unico aggancio col PD, fosse confermato, potrebbe essere quella “soffiata privilegiata” che alcuni clienti potrebbero avere avuto. Ma per poterlo confermare ci vuole un tribunale che l’accerti, cosa che per ora non è avvenuta.

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Concludendo

A chi avvelena il pozzo interessa poco, l’unica cosa importante forse era distogliere l’attenzione da alcune sentenze, magari quelle in cui è coinvolta un determinato partito. La cosa è riuscita al meglio. Chi segue pagine che hanno diffuso l’immagine da cui partivamo state tranquilli che ogni volta che nominerete i 49 milioni di soldi pubblici intascati dalla Lega e usati in maniera non corretta farà riferimento a quelle che crede ruberie del PD. La narrativa è tutto in un Paese che la corretta informazione e la verifica dei fatti non sa dove stiano di casa.

Gli avvelenatori di pozzi hanno gioco facile, e ne vanno probabilmente fieri.

Quando ho finito di scrivere quest’articolo, iniziato domenica notte, mi sono accorto che l’amico David Puente aveva già trattato il tutto, con la sua solita precisione maniacale. Per ulteriori considerazioni vi rimando pertanto al suo pezzo.

maicolengel at butac punto it

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