La svolta sul tumore, Otto Heinrich Warburg e Il ventiquattro

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Un nostro lettore mi segnala un articolo che sui social si presenta nella classica maniera del clickbaiting, anzi, la prima impressione è di trovarci davanti a un articolo su uno dei mille blog fuffa che siamo abituati a trattare.

L’articolo sui social si presenta così:

SVOLTA TUMORE, il Nobel per la medicina: ” Ho scoperto di cosa si nutre. Non mangiate mai…

Chiunque legga il titolo pensa a delle novità in campo medico. Ma una volta aperto il link scopriamo che:

Nel 1931 lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ha ricevuto il Premio Nobel per la scoperta sulla causa primaria di cancro.

Proprio così. Ha trovato la causa primaria del cancro e ha vinto il Premio Nobel.

Avete letto con attenzione? Otto Heinrich Warburg nel 1931… Novità? No. Scoperta del 1931 che persino qui su BUTAC è già stata trattata. Ma a volte le bufale ritornano (anzi diciamo che tornano spesso e volentieri), la ragione per cui scrivo queste poche righe però è che la testata che ha pubblicato la notizia in questa maniera sensazionalistica, fatta apposta per attrarre click da soggetti magari malati, non è il solito blog del piffero, magari anonimo, ma una testata registrata (al Tribunale di Napoli, n.19 del 2017).

L’articolo è lunghetto, e non cita solo Warburg: nel calderone ci buttano dentro di tutto, si passa da Feydoon Batmanghelidj (laureato in medicina ma praticante naturopata iraniano, già ampiamente criticato dalla comunità scientifica, ma i cui libri in Italia vengono stampati e venduti dalla più importante casa editrice antivaccinista) a Theodore A. Baroody, da Robert O. Young a Ippocrate. Credo che a Ippocrate l’idea di essere citato insieme a cotanti venditori di olio di serpente farebbe venire i brividi.

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Non è mia intenzione verificare quanto viene riportato nell’articolo de Ilventiquattro, primo perché in buona parte l’abbiamo già fatto sia su Young che su Warburg, così come abbiamo provato a spiegarvi perché tutte le teorie sull’alcalinizzazione sono basate sulla fuffa. Ma anche perché l’articolo de Il ventiquattro è materialmente un copia e incolla, di quelli tristini, che siamo abituati a vedere comparire su blog anonimi, e guarda caso è proprio da lì che è partito l’articolo, un blog anonimo che s’intitolava pmbeutyline, pubblicato gratuitamente su wordpress. Blog che oggi è stato chiuso per aver violato le condizioni di servizio di WordPress.

Adesso però voglio raccontarvi una cosa, il24.it è un sito in vendita:

1200 dollari per un dominio che per rimanere interessante deve rimanere attivo. Quindi abbiamo un sottodominio ilventiquattro.il24 .it che pubblica roba come quella che avete appena visto, non linkata in home page ma condivisa dalle pagine social collegate a ilventiquattro.il24 .it. Così facendo il sito mantiene più alte le visite per conservare quello che spera essere il valore di mercato della pagina. Un giochino abbastanza elementare, che posso anche accettare se venissero copiate e incollate bufale di Lercio, ma condividere fuffa medica non va bene. Perché i click che si attraggono spesso sono quelli di chi è spaventato, magari perché ha avuto una diagnosi che lo preoccupa, magari perché è successo a un parente o a un amico. Onestamente spero che le loro pagine Facebook perdano visualizzazioni, questo non è giornalismo, questo non è buon marketing, ma pericolosa disinformazione.

Se avete bisogno di un oncologo, di qualcuno che vi supporti e vi aiuti a saperne di più non esitate a contattare i servizi sanitari della vostra zona, fidatevi del parere condiviso magari da più specializzati, non fidatevi mai di blog pressoché anonimi che non linkano fonte alcuna. Io fossi nella direzione del CRO di Aviano scriverei due righe perché perlomeno rimuovano quella foto dal loro articolo.

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maicolengel at butac punto it

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45 anni bolognese, blogger. Nel 2013 ho fondato Bufale un tanto al chilo, per amore della corretta informazione. All’attivo oltre duemila e trecento articoli come autore, oltre a qualche collaborazione esterna. La “missione” del sito è di dedicarsi alla lotta contro le bufale e la disinformazione online. Butac in due anni e mezzo è passato da poche decine a svariate migliaia di utenti al giorno. Tre milioni di utenti singoli all’anno, confermando così la voglia e necessità di informazioni meno faziose. Come descrivermi? Permaloso, scettico, avvocato del diavolo, razionalista. Che dire non mi manca nulla per farmi "amare" da tutti, no? Scrivo su Bufale un tanto al chilo dalla sua nascita, ma prima c'era Lega Nerd.