EURO


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Ha ricominciato a girare da poco l’immaginetta che vedete qui sopra, per chi ha difficoltà con la visualizzazioni delle immagini vi riporto il testo:

DIECI ANNI DI EURO

COSTO ACQUA +79.5%
COSTO RIFIUTI +70.8%
COSTO ELETTRICITÀ +48.2%
COSTO TRENI  +46.3%

…e la lista è lunga amico mio, ma tu non te ne sei accorto perché eri impegnato al calcio, all’isola dei famosi, e altre stronzate giornaliere trasmesse dai MEDIA di regime in TV

Come facciamo sempre analizziamo dalla prima riga in poi il testo che ci viene passato. Il fatto che incominci con Dieci anni di euro mi fa pensare sia un’immagine messa in circolazione nel 2012, allo scadere dei primi dieci anni della moneta unica; la storia che tutto costa di più la conosciamo bene, abbiamo cercato di parlarne in un lungo articolo qualche tempo fa, se avete voglia di ripescarlo. Ma qui si fanno affermazioni ben precise, con addirittura degli aumenti espressi in percentuali, alla faccia dell’esattezza.

La cosa mi ha incuriosito, davvero a causa dell’euro le nostre bollette sono impazzite? Per prima cosa, sono andato a cercare qualche dato sull’acqua. Innanzitutto il costo della stessa varia da regione a regione, quindi una percentuale così precisa sull’aumento subìto non è possibile. Quello che però mi ha incuriosito di più è stato trovare questo grafico:

costoacqua

State vedendo un grafico pubblicato all’interno di uno studio di MedioBanca, dedicato proprio all’acqua, se siete curiosi trovate tutto il testo qui. Il grafico è chiaro, l’acqua dal 1970 al 1995 è sempre aumentata, si passa dalla base 100 ad un costo di quasi 4 volte tanto nel 1984, per arrivare a 10 volte la base nel 1993, quindi l’acqua in 23 anni è decuplicata, altro che +79.5% . Nel cercare costi medi ho trovato uno studio sull’andamento del costo dell’acqua per i clienti di Hera tra il 2005 e il 2010, e loro stessi spiegano l’aumento del 31% che c’è stato in 5 anni. Quindi, non dico sia bufala l’aumento del 79,5%, lo è sicuramente se lo intendiamo come valore assoluto, viste le variazioni da regione a regione, come spiegato nello stesso studio di Mediobanca. Ma se davvero in 10 anni ci fosse stato un aumento del 79,5% sarebbe un netto miglioramento rispetto al decennio 70/80 o a quello 80/90. Non mi sembra si possa attribuirne colpa o merito all’euro.

Il costo dei rifiuti varia anch’esso da Comune a Comune, ma la percezione che sia aumentata molto è reale. La stessa CGIA di Mestre ha pubblicato i risultati di uno studio tra il 2010 e il 2015 dove verifica un aumento medio per famiglia del 25%. Le attività lavorative in compenso hanno subìto un aumento, sempre secondo la CGIA, di circa il 47% negli stessi 5 anni. La Confesercenti sostiene che per le attività l’aumento tra il 2008 e il 2015 sia arrivato in alcune zone ad oltre il 100%. Non trovo dati che mi permettano una sufficiente precisione, ma ritengo che la stima di un +70,8% possa anche starci, se consideriamo una media tra attività lavorative e abitazioni private. Non vedo però cosa debba avere a che fare con l’entrata nell’euro, come spiegano tutti gli studi presentati il problema è dell’amministrazione che gestisce lo smaltimento in maniera sbagliata (o gestisce in maniera errata i soldi che gli arrivano), la moneta con cui paghiamo non ha nulla a che fare col problema.

Ohhh, e finalmente cercando una delle percentuali trovo da dove l’autore del meme iniziale avesse (forse) preso spunto, questo articolo del Sole 24 Ore, pubblicato ad agosto 2012.

Boom delle tariffe negli ultimi dieci anni: elettricità +38,2%, gas +56,7%, biglietti treni +49,8%

I numeri non sono gli stessi citati, ma il tono (e il sensazionalismo) sono simili.

Negli ultimi 10 anni le tariffe pubbliche hanno subito degli aumenti vertiginosi. A fronte di un incremento del costo della vita pari al 24%, le bollette dell’acqua sono cresciute del 69,8%, quelle del gas del 56,7%, quelle della raccolta rifiuti del 54,5%, i biglietti ferroviari del 49,8%, i pedaggi autostradali del 47,5%, l’energia elettrica del 38,2% e i servizi postali del 28,7%.

Non si incolpa l’euro, anche se il lettore pigro tra titolo e prime tre righe potrebbe convincersene. Il Sole cita la CGIA di Mestre, come noi poco sopra, ma lo fa relativamente ai dati del 2012, e ci racconta:

Secondo il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi, «l’introduzione dell’euro c’entra relativamente poco» nell’impennata dei prezzi che «va ricondotta al costo sempre più crescente registrato dalle materie prime, in particolar modo dal gas e dal petrolio, dall’incidenza delle tasse e dei cosiddetti oneri impropri, che gonfiano enormemente le nostre bollette, e ai modestissimi risultati ottenuti con le liberalizzazioni. Per le bollette
dell’acqua potabile – conclude Bortolussi – è vero che la variazione percentuale è stata la più consistente, ma va anche sottolineato che gli importi medi pagati da ciascuna famiglia italiana sono ancora adesso tra i più bassi d’Europa».

Dal 2000 (anno di liberalizzazione del settore) al 2011, i biglietti dei trasporti ferroviari sono aumentati del 53,2%, contro un aumento del costo della vita pari al 27,1%. Dal 2003 – anno di apertura del mercato del gas – al 2011, il prezzo medio delle bollette è aumentato del 33,5%, mentre l’inflazione è cresciuta del 17,5%. Se tra il 1999 (anno di apertura del mercato) ed il 2011, il costo delle tariffe dei servizi postali è aumentato del 30,6%, pressochè pari all’incremento dell’inflazione avvenuto sempre nello stesso periodo (+30,3%), per l’energia elettrica la variazione delle tariffe, avvenuta tra il 2007 ed il 2011, è stata sempre positiva (+1,8%), anche se più contenuta rispetto alla crescita dell’inflazione (+8,4%).

Quindi la CGIA esclude che gli aumenti siano dovuti all’arrivo dell’euro, ma imputa il tutto a concorrenza e liberalizzazioni varie, o a normale crescita dovuta all’inflazione. Nulla di così misterioso, nulla per cui prendersela con la moneta unica o con l’Unione Europea. Nulla per cui scandalizzarsi, eccetto il caso di rifiuti e treni, ma quelli con cui prendersela in questo caso non sono i signori di Bruxelles, ma chi governa e amministra la cosa pubblica, nel caso in esame non si tratta SOLO del governo statale, ma anche delle piccole realtà regionali e comunali, che in parte amministrano e gestiscono erogazioni servizi e costi degli stessi.

Prendersela con la moneta unica non risolve nulla, anzi.

maicolengel at butac punto it

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